I Messapi a tò Kalòn con lo storico e scrittore Fernando Sammarco per una serata dedicata alle radici del Salento

di Anna Stomeo
Venerdì 10 Luglio 2026 alle ore 19.00, a Martano (Lecce) in via Marconi 28, proseguono gli incontri estivi al Centro Culturale tò Kalòn di Itaca Min Fars Hus condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa. Ospite della serata lo storico e scrittore Fernando Sammarco, studioso raffinato del mondo dei Messapi, con il suo ultimo libro “Le Bisbee. La grande festa della Bisbaia. Significativo evento enoico-culturale della Messapia di Re Arthas” (2024).
Un lungo titolo esplicativo per un’opera di grande impegno analitico, narrativo e divulgativo, che si propone, e ci propone, un viaggio affascinante nell’antica Messapia, fino al V secolo a.C.
Una ricostruzione precisa e coinvolgente di un mondo, di una società e di una civiltà, come quella messapica, che, spesso erroneamente, diamo per scontata e perduta e che, invece, ritorna viva tra noi con la forza delle immagini narrative e la precisione delle indagini storiche e antropologiche, che l’Autore, Fernando Sammarco, conduce da anni con grande competenza e capacità espositivo-divulgativa.
Con il tratto leggero dello scrittore e lo scrupolo dello storico Sammarco ci regala otto capitoli di autentica e trascinante narrazione, condotta con lo spirito e il metodo dell’antropologo culturale, che sa andare oltre la mera descrizione, per proporsi come indagatore partecipe ed empatico di una civiltà contadina carica di simboli ancora operanti nel linguaggio popolare e nella memoria collettiva.
La narrazione di Sammarco sa coniugare bene la storia delle tradizioni popolari con le sollecitazioni antropologiche, che le attraversano e le spiegano. La sua indagine, sempre attenta a privilegiare la dimensione esistenziale dei personaggi e delle situazioni, si alimenta di “storie nella storia”, quasi un approccio microstorico, che gli consente di tenere desta l’attenzione del lettore su più piani e a più livelli di competenza. Che è poi il segreto della buona divulgazione storica.
Così le parole e le immagini, i personaggi storici e quelli leggendari, le deduzioni, le induzioni e le abduzioni, i paesaggi di ieri e quelli di oggi, lungi dal contrapporsi, convergono, per completarsi a vicenda, in un discorso unitario, ma non omologante, anzi rispettoso delle diverse curiosità ricettive, dallo studioso, allo studente, al comune cittadino desideroso di conoscere la propria storia.
L’intento positivamente divulgativo dell’opera risulta evidente ed efficace anche nel corredo iconico e colorato della narrazione, tratto sapientemente dal web e dall’immaginario collettivo, il cui impatto emotivo-descrittivo non indifferente testimonia di altri possibili livelli di lettura di eventi e vicende che, come quelle dell’antico popolo messapico, coinvolgono la storia identitaria di ciascuno, fino a convergere, sul piano dei valori e delle convinzioni, con la consapevolezza civica e civile dell’oggi, a cui Sammarco non nasconde l’appartenenza.
L’intera ricerca storica di Fernando Sammarco, iniziata circa trent’anni fa con la pubblicazione di un romanzo, “I Leoni di Messapia” (1999), che ormai appartiene alla storia dell’identità salentina e che ha conosciuto diverse riedizioni ampliate, fino al 2021, e poi proseguita con un numero incredibile di dense pubblicazioni, nasce dall’incontro, metodologico e teorico, tra narrazione dell’ethnos salentino e messapico e ricerca delle motivazioni etiche e politiche che lo hanno determinato e definito. In altri termini, le vicende narrate appartengono, per l’Autore, non solo alla dimensione diacronica degli eventi, ma anche a quella sincronica dei significati, che, in definitiva, racchiudono e rivelano il senso stesso del lavoro dello storico e dell’antropologo.
Di qui l’attenzione ai particolari e il ruolo assegnato al linguaggio e alla ricostruzione filologica delle parole, testimonianze di storia e di pensiero “altro”, che include anche una preziosa dimensione filologica e teoretico-filosofica, come nel “Post scriptum oinos vinum merum” e nel “Supplemento filosofico teoretico. Discorso sulla Philia Messapica”, affascinante divagazione sulle molteplici interpretazioni possibili del termine Philia, occasione di esaltazione politica della concordia e della collaborazione etica nelle parole dei saggi che affiancano il sovrano nel governo del popolo.
Il termine “Bisbee” indica, nell’antico lessico contadino, i rami secchi potati dalla vite perché riprenda vigore, mentre «la grande festa della Bisbàia» è, come recita il sottotitolo dell’opera, il «significativo evento enoico-culturale” che accompagnava questa operazione stagionale «nella Messapia di Re Arthas», il giovane e mitico re dei Messapi che sconfisse gli Spartani di Taranto e coltivò con Atene proficui e profondi legami culturali. Le “bisbe”, invece, sono, più prosaicamente, i falcetti, riposti per tutto l’anno nei magazzini degli attrezzi, che, nella stagione secca, venivano ripresi e adoperati per la grande potatura da tutti gli antichi abitanti di Manduria, su invito e bando del Re Arthas.
Una festa collettiva dietro un rituale religioso ben definito, che richiedeva impegno e partecipazione e nel quale il libero sfogo del desiderio, espresso dalle danze vorticose, individuali e collettive, sullo stimolo delle grandi libagioni, prendeva forma sociale nelle sfide di abilità dei giochi del Kottabos e della competizione virtuosa e creativa.
Giochi, sfide, parole: un mondo denso di voci e relazioni che raccontano storie di guerre, ma anche di civili collaborazioni, di civiltà mai definitivamente sepolte, in un Mediterraneo attraversato da popoli consapevoli del proprio presente, i quali, come i Messapi, hanno lasciato un segno determinante nel futuro. Una storia raccontata sull’onda dell’emozione identitaria e della riflessione realistica, che si lascia a tratti sfiorare dalla poesia e dalla commozione.
L’incontro con il Prof. Fernando Sammarco, che verrà direttamente da Manduria per conoscere gli amici di tò Kalòn e raccontare loro la storia affascinante e misteriosa della propria terra, costituirà un passaggio importante nell’estate di tò Kalòn, quasi un’oasi di immaginazione e di visione, di storia e di letteratura, di sogno e di “freschi” pensieri di civiltà, nel caldo afoso dei giorni che stiamo vivendo. Non mancate.
Anna Stomeo