IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Ieri è scomparso Umberto Bossi. Chi era costui?

Umberto Bossi

Umberto Bossi

La scomparsa del leader fondatore della Lega Umberto Bossi ha provocato, come era prevedibile, una intensa pagina di commenti, ragionamenti, giudizi e pregiudizi, insomma il normale bailamme della battaglia delle idee. Tra i simpatizzanti dogmatici e acritici e i detrattori feroci e prevenuti manca un giusto equilibrio, diciamo, di utilità conoscitiva.
Ci chiediamo, per comodità discorsiva, come può una comunità nazionale, pur con tutta la sua anomía e complessità, esimersi dal raccontare una personalità e, insieme, un personaggio politico dello spessore di Bossi senza coglierne la rilevanza culturale?
Parlare, per esempio, di “rilettura compassionevole” – come fa una raffinata studiosa come Nadia Urbinati – ha davvero molto senso? Non già per la negatività e severità del giudizio, che, correttamente stigmatizza tanti aspetti del leader leghista, quanto per il ruolo pubblico che Bossi ha svolto per alcuni decenni nello scenario nazionale e, quindi, per gli effetti (a tratti determinanti) dei precipitati storici entro cui ha agito. Pensate – per avere idea del valore metodologico della conoscenza storica riguardo una tale figura – a protagonisti politici di ogni tempo e luogo, ancorché negativamente connotati. Nel mio esame di Storia romana di oltre mezzo secolo fa il professore stigmatizzò la mia aria di sufficienza per Nerone. E, pur assegnandomi il 30, mi consigliò di studiare bene la riforma monetaria dell’Auro e la politica economica di quell’orribile esponente della dinastia giulio-claudia. Figuriamoc se dovessimo interessarci di Hitler, Mussolini, Stalin ecc.

La conoscenza storica, pertanto, non è una processione di medaglioni edificanti. È, invece, quell’insieme di ragioni complicate, che, caso per caso, assegnano ad un personaggio un determinato ruolo; entro e accanto al quale il bene e il male (in sede di valutazione etica) si intrecciano con processi più ampi e di prospettiva sociale, ideologica e culturale di positività fattuale. Chiudere Bossi nel pur condivisibile spettro negativo, senza arricchirlo del come e del quanto la sua azione politica abbia inciso sulla trasformazione epocale della nostra storia significa mutilare la conoscenza storica. Che non è denuncia manichea, bensì scepsi critica assai più seria, larga e impegnativa. Ovviamente alternativa alla sua medesima e speculare ‘facies’ di un manicheismo altrettanto uguale, anche se contrario. Se, dunque, il dibattito sulla personalità di un protagonista politico può insegnare qualcosa, non è tanto il bene o il male che di lui si dice sul piano puramente eticistico, quanto, invece, l’indagine ‘sine ira et studio’ del contesto ideologico nel quale egli ha agito. E, soprattutto, se la sua azione pubblica e il suo acume strategico abbiano lasciato traccia durevole e che altri si periteranno di indirizzare verso il bene democratico collettivo.


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