II 2° Premio Letterario “Paesaggio Interiore” è andato in scena a Genga a cura di Lorenzo Spurio

II 2° Premio Letterario “Paesaggio Interiore”

Nel pomeriggio didomenica 4 settembresi è tenuta presso laSala del Territorio del Museo “Arte, Storia e Territorio” di Genga (AN)– dove è conservata la celebre Venere preistorica, una delle poche nel nostro Paese – la cerimonia di premiazione del2° Premio Letterario “Paesaggio interiore”ideato, fondato e presieduto dalla poetessa e saggistaFrancesca Innocenzi. Patrocinato dalla regione Marche e dal Comune di Genga – rappresentato in Sala dall’Assessore alla Cultura David Bruffa – l’evento ha accolto i premiati giunti da ogni parte d’Italia che hanno pure potuto godere degli intermezzi musicali alla chitarra del bravoMaestro Massimo Agostinelli.
Cinque le sezioni di partecipazione: la poesia in italiano a tema libero (di cui ho avuto l’onore di presiedere la Giuria), il racconto a tema libero, il saggio letterario e il saggio sul mondo classico e una sezione dedicata ai giovani della scuola secondaria.
L’iniziativa ha visto l’adesione, in termini di patrocinio morale e collaborazione esterna di una serie di realtà culturali: Euterpe APS di Jesi; Un Passo Avanti APS di Ascoli Piceno; Edizioni Progetto Cultura di Roma, che ha curato la stampa della relativa antologia; l’Associazione Voci del Nera di Sant’Anatolia di Marco (PG); l’Associazione “Il battito che unisce” Onlus di Moie di Maiolati Spontini (AN), impegnata in attività di sostegno in progetti per il mondo dell’infanzia in Tanzania, e Wiki-Poesia – Enciclopedia Poetica.
Nel corso della cerimonia sono stati, inoltre, assegnati due premi alla Carriera rispettivamente alla poetessaAnnamaria Ferramosca(Tricase, LE, 1946; residente nella Capitale da molti anni) – per la poesia – e al prof.Paolo Fedeli(Falconara Marittima, AN, 1939), docente emerito dell’Università di Bari – per la sezione di saggistica sul mondo classico. Quest’ultimo, assente per motivi personali, è stato rappresentato dalla poetessa Gabriella Cinti di Jesi (membro di Giuria) che ha ritirato per lui il premio.

A seguire il testo del mio intervento d’apertura, in considerazione della particolare titolazione del premio,“Paesaggio interiore”, con alcune riflessioni su questa esperienza nel ruolo di giurato ma anche nell’affascinante immersione nel contesto naturalistico di Genga, comune caratteristico delle Marche noto in tutto il mondo per le affascinanti Grotte di Frasassi ma anche per il Tempio del Veladier.
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Nel percorso di lettura, analisi e approfondimento della letteratura, vi sono senz’altro alcune immagini ricorrenti al punto tale da divenire come si usa dire in gergo deitopos, vale a dire degli ambiti distintivi e contestualizzati che servono e vengono richiamati in quantoambientedove collocare vicende e narrazioni e quale ambientazione in senso esteso che abbraccia ragioni di carattere scenico-estetiche (si pensi al mondo del teatro) o di motivata e voluta significazione allegorica, con l’intento di alludere e permettere un’identificazione, pur difficile e irreale con una dimensione altra. In parte è la stessaletteratura– e ancor più la poesia – che ci consente quella sospensione da terra e un’evasione spesso felice dal trantran del quotidiano per proiettarci in uno spazio altro, appunto, che ha a che vedere con un’idea di ambiente, di contesto, di situazione spazio-temporale in sé connotata.

Riflettendo su questo aspetto vengono a mente delle parole che, a loro volta, richiamano molto altro. Penso ai concetti di“ambiente”, di“natura”e di“paesaggio”. Proprio quest’ultima parola è stata scelta e voluta da Francesca Innocenzi nella titolazione di questo concorso letterario che oggi celebriamo con la cerimonia di premiazione. Francesca ha voluto assegnare all’accezione di“paesaggio”– sostantivo la cui sussistenza implica la compresenza di una capacità visivo-sensoriale – la dimensione precipuadell’individualità e dell’introspezione dell’essere umanoconnotandolo come un“paesaggio interiore”. Si tratta, dunque, di un’espressione ricca e splendente con la quale viene a richiamare tutto quell’universo privato del singolo, dell’interiorità, della sua psicologia e anima, del suo temperamento con le sue predisposizioni al sociale, le ossessioni e altro ancora che riguardano l’individuo nella sua interiorità appunto.
Tutti, intellettuali o meno, hanno dato nel corso del tempo una loro definizione di poesia, ciascuno mettendo in luce dei tratti distintivi e condivisibili ma mai (e mai lo sarà) è stata data una definizione completa ed esaustiva unica e totalizzante, unanimamente condivisibile e accettata perché appunto ci troviamo dinanzi a una materia che sfugge, che si dipana in mode e forme da noi non pronosticate, che si libera continuamente ad ogni tentativo di reclusione o d’inclusione settaria e meccanica in qualcos’altro.
Il “paesaggio interiore” è unacondizione di autolettura, di riflessione e contemplazione dell’uomo, di osservazione attorno a sé(certo, non ci si può scollare dall’ambiente – vedi società – nella quale siamo inseriti) ma soprattutto deirecessi della sua interiorità. Questoascolto del profondo, questa auscultazione, porta spesso all’esigenza di un’estrazione di quel che si è conosciuto, a una volontà diesternalizzare il proprio vissuto. La poesia – ma diremmo qualsiasi genere letterario – può, tra i tanti, avere questa funzione che è al contempo lenitiva e taumaturgica, consentendo un’evasione ma anche una liberazione. Ed ecco che le opere giunte in questo Premio, lette secondo questa lente interpretativa che fa dello scandaglio dell’interiorità, delle radiografie dell’anima i motivi primi, viene oggi a compimento con la premiazione.
Parlando di contesti spaziali in senso geografico, identitario, connotati in senso definito viene alla mentel’idea di naturache oggi siamo tendenzialmente ad assumere come “contorno” all’urbano, come spazio limitato e ormai sempre più oltraggiato dall’azione antropica. La natura contrapposta all’edificazione massiccia delle città dominate dal sovrappopolamento e dall’accumulo (si pensi al grattacielo; il Realista Terminale Guido Oldani parla di “pandemia abitativa”), ovvero dal tessuto abitativo, sia campestre, urbano o attinente a un’area metropolitana. La natura nel suo ampio senso in ambito inglese (e ben ne parlò Ralph Emerson ma anche il poeta Walt Whitman) si caratterizza per una possibile duplice formazione: quella dellanatura, appunto, indistinta e generalizzata (che può essere quella di un piccolo borgo immerso in un’ampia valle, come pure quella di un giardino coltivato dietro la propria abitazione sebbene sia una “natura ricreata”, sulla scia dell’hortus conclususclaustrale di medievale memoria) e lawilderness(per la quale non esiste nella nostra lingua una traduzione precisa e letterale, ma che potremmo rendere come“natura selvaggia”).
C’è poi unanatura umanizzatache è quella in cui l’uomo, per esigenze, lavoro e altre ragioni, è andato sempre più intervenendo a partire dai grandi appezzamenti coltivati sino alla pratica diffusissima della lottizzazione di terreni, della cementificazione disperata per l’ottenimento di nuovi spazi ad uso abitativo o commerciale. Si è creata unanatura urbanizzata, una natura del cemento, una natura in qualche modo de-naturalizzata, privata degli elementi costitutivi e ancestrali di questo concetto.
Lanatura selvaggia, al contrario, è quella che non ha mai visto l’intervento dell’uomo, che si mantiene inalterata nel tempo, impermeabile al cambiamento e agli interventi dell’uomo, una sorta di isola felice dove nessuno può mettere piede. È la foresta amazzonica (negli ultimi anni tanto minacciata e ridotta), il deserto, la brughiera inglese, l’ecosistema di ambienti umidi e salini come quelli delle lagune) e altri ancora.
Più una superficie è abitata e la sua densità abitativa è alta e più è facile comprendere come l’intervento dell’uomo sia tendenzialmente alto, quando non addirittura massivo, causa della mancanza di spazi di natura selvaggia. Lo sono le oasi naturalistiche e le riserve, come pure i parchi nazionali e le altre aree protette secondo il nostro Codice Urbani che, inserendo i vincoli di tutela e una serie di prescrizioni da osservare (con relative sanzioni di tipo amministrativo, civile e anche penale per chi non si uniforma alle stesse e contravviene in maniera malevola contro l’ambiente, con dolo o colpa), cerca di preservare quei determinati ambienti nelle loro forme originali, prima di qualsiasi introduzione, passaggio o intervento dell’uomo.
L’Enciclopedia Treccani riferisce alla voce “paesaggio”, “l’aspetto con cui si presenta una parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un determinato punto […] si dice anche in riferimento a un luogo caratteristico per le sue bellezze naturali, o a una località di particolare interesse storico e artistico, e anche, più in generale, in riferimento all’insieme dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente e che vanno difesi e conservati […] si chiama paesaggio, inoltre, un quadro, un disegno o una fotografia che ha per soggetto un paesaggio […] in geografia […] il paesaggio è l’insieme degli elementi tipici di una parte della superficie terrestre.
Si evince come gli elementi costitutivi del “paesaggio” siano essenzialmente due: uno dimatrice oggettiva(il visibile, l’ambiente oggetto d’interesse) e l’altro dimatrice soggettivarappresentato dall’individuo dotato dicapacità visivache osserva, in qualche modo“legge”, interpreta, visualizza, decifra il paesaggio del quale, inoltre, fa parte. Il paesaggio, che è veduta e analisi, dato empirico che apre anche a quello ermeneutico, si realizza mediante il dato dell’osservazione, per mezzo dellosguardoverso un contesto che è dotato di per sé di prerogative e peculiarità determinate dal particolare gusto, dalla singolarità e da caratteri estetici non comuni.
Ecco, allora, che il paesaggio è presente non solo quale dato in sé fisico, nella forma di un determinata porzione di un ambiente, ma in quanto alla presenza di un essere umano che è in grado di concepirlo tale, di indagarlo con interesse, di percepirne messaggi, di contemplarlo e addirittura di colloquiare con esso. Il paesaggio si staglia al di là di uno scorcio caratteristico di un centro urbano, da un belvedere rialzato quale punto privilegiato, ma è anche – come nel caso della titolazione di questo concorso – unpercorso investigativo personale, tra le pieghe dell’io, una radiografia dell’anima, un tragitto tra le vie più o meno tortuose dell’interiorità dell’uomo teso a ripercorrere talvolta con slancio, altre volte con mestizia vie lontane già calcate e impegnato ad affrontare i dilemmi quotidiani.
L’etimologia del termine “paesaggio” ha a che vedere con un contesto prevalentemente campestre, di vita semplice e contadina, che attiene alla vita del piccolo paese, del borgo, ma è chiaro che è possibile adoperare tale termine in maniera molto libera per volersi riferire a unaqualsiasi veduta– tanto reale, quanto ricreata nell’arte figurativa – di una scena. Si parla non a caso di paesaggio suburbano, paesaggio urbano, paesaggio metropolitano e, allargandosi ulteriormente, anche di paesaggio lunare e così via.
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Credo che vada detto in maniera semplice e chiara che il plauso per un’iniziativa tanto voluta e così ben espressa non debba essere rivolto – sarebbe cosa oltremodo ovvia – unicamente ai poeti e scrittori – ai partecipanti – che, mettendo “per iscritto l’anima”, hanno fatto un grande passo di coraggio, estraendo il distillato di emozioni positive e no di una vita che, con questo atto li ha in parte denudati dinanzi a un’alterità. I complimenti vanno anche verso i giurati di ogni sezione che, pur adoperandosi con grande obiettività e competenza, ciascuno mosso da propri canoni estetico-valutativi ha espresso le proprie valutazioni – che sono poi delle opinioni, dopo tutto – con grande difficoltà. La difficoltà che risiede neldover dare un giudizio(e qui parlo soprattutto della poesia) su opere frutto di vita, esperienza vissuta, dolori ed emozioni private, dovendo – nell’occasione che li ha voluti nella veste di “valutatori” – esprimersi non solo in maniera estetico-grammaticale-sintattico-discorsiva ma rendendo importante non far venire mai meno quelrispetto verso una materia d’altri.
Nessuno, infatti, dovrebbe valutare le emozioni degli altri perché nessuno sa cosa il singolo ha vissuto sulla sua pelle, con quale intensità, le ragioni, le complicazioni dell’esistenza. La Giuria, che non va vista come un piccolo esercito di maestrini all’occorrenza con la penna rossa in mano, ha dimostrato in questa circostanza di aver avuto particolarmente a cuore non solo la forma e i contenuti di queste opere che oggi premiamo ma anchela tensione emotiva, la predisposizione innata, l’ispirazione autentica, lo slancio umano e lo spirito di grande fratellanza comunicativa di chi vi ha preso parte.Questo non sempre accade e, quando avviene, vi sono tutti gli ingredienti per dire che la poesia è veramente “quel fuoco nelle mani” di cui parlava Federico García Lorca. Potentissimo e sovrumano, distruttivo e doloroso, ma anche fonte di calore ed energia di cui l’uomo è pervaso e sa essere dominato, linfa di nutrimento del suo vivere e di tanta fertile evasione.
Ricorrendo al discorso iniziale che si è fatto sulle tipizzazioni di natura in base all’intervento o meno dell’uomo, mi sento di dire che il “paesaggio interiore” esperito ed esternalizzato dal poeta nella stesura di un suo testo empatico, in cui anche il lettore può trovare coinvolgimento, riguarda quelmondo interiore e personale, intimo e protetto che si rivolge a unawildernesspersonale, familiare dell’individuo e che si proietta ed ha effetti anche sulla dimensione sociale. Vale a dire al mondoemotivo e sensoriale proprio nella sua forma pura, autentica, priva di alterazioni, influenze, contenimenti, mode, tentativi di ingabbiamento, forme edulcoranti o retoriche. La poesia esalta il paesaggio interiore condotto dal singolo, il suo percorso nelle pieghe emotive nel suo divenire in forma spontanea e non vagliata da categorie o da eventuali sistemi correttivi; è una sorta discrittura automatica, una lettura travolgente che inonda il poeta che la partorisce e che persuade e permea – questo non sempre – anche chi la “riceve”.Paesaggio interiore come ritorno a quell’istintività automatica, a quel magma interiore che non può (e non deve) essere domato, al ritorno all’autenticità e alla difesa della libera espressione dell’individuo.
LORENZO SPURIO








