Il battito tricolore: ottant’anni di passi leggeri sulla via della pace

di Antonio Pistillo
Il mattino del 2 Giugno ha un profumo diverso. Non è solo l’aria pulita di inizio estate, è il profumo della memoria che si risveglia. Si avverte un brivido storico nel pensare a questo traguardo: 1946-2026. Ottant’anni di Repubblica. Un numero tondo, solenne, che porta con sé il peso e la bellezza di una scelta che ha cambiato per sempre il destino di una nazione.
Ottant’anni fa, gli italiani – e per la prima volta, finalmente, anche le italiane – si misero in coda davanti ai seggi. Avevano negli occhi le macerie della guerra, nelle orecchie ancora l’eco dei bombardamenti, ma tra le mani stringevano una matita. Una matita che pesava più di un fucile. Con un segno su una scheda, l’Italia scelse la Repubblica, la democrazia e, sopra ogni cosa, la pace.
Oltre l’acciaio: il vero volto della sfilata
Oggi, mentre le strade si riempiono di bandiere e i motori dei velivoli solcano il cielo lasciando scie verdi, bianche e rosse, è facile cadere nel malinteso. C’è chi guarda ai battaglioni che marciano all’unisono e ai mezzi schierati vedendovi solo una dimostrazione di potenza militare. Ma chi sa guardare oltre la superficie, chi sa leggere la storia con gli occhi del cuore e della ragione, scorge qualcosa di completamente diverso.
La sfilata del 2 Giugno non è, e non sarà mai, un’ostentazione di forza. Non c’è spazio per la superbia o per la minaccia nei passi cadenzati che attraversano i nostri monumenti. Quella parata è, al contrario, un immenso e corale ausilio alla Pace.
Custodi di un bene fragile
Le donne e gli uomini delle nostre Forze Armate che marciano oggi rappresentano lo scudo e non la spada. Sono i volti di chi, ogni giorno, in Italia e nei quadranti più complessi del mondo, interviene non per distruggere, ma per ricostruire. Sono le mani che distribuiscono aiuti umanitari, i medici che allestiscono ospedali da campo nelle zone devastate dai conflitti, i professionisti che garantiscono la sicurezza affinché la democrazia possa germogliare anche dove sembrava impossibile.
Apprezzare le Forze Armate in questa giornata significa riconoscere il loro ruolo di custodi della Costituzione. Quell’Articolo 11, che ripudia la guerra, non è solo una riga scritta su carta ingiallita, ma un mandato vivo. E chi indossa la divisa lo sa: si addestra per difendere la libertà, sperando con tutto se stesso di non dover mai usare la forza, ma lavorando instancabilmente perché la pace rimanga un diritto di tutti.
Un compleanno che guarda al futuro
Questo anniversario così importante ci interroga su dove stiamo andando. La pace non è una conquista definitiva, non è un monumento di marmo intoccabile; è un giardino fragile che va annaffiato ogni giorno con il dialogo, il rispetto e il ricordo.
Oggi, guardando sfilare i nostri reparti, non vediamo un esercito che si prepara alla battaglia. Vediamo l’Italia che si stringe attorno ai suoi valori più nobili. Vediamo una nazione che ringrazia chi la difende e che, forte della sua storia, ribadisce al mondo intero la sua promessa più grande: l’impegno incrollabile per un futuro di pace.
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