Il femminismo di Oriana Fallaci e di Michela Murgia attraverso le loro opere letterarie. Idee a confronto

Conferimento del Premio a Giovanni Teresi
di Giovanni Teresi
Al III Premio Internazionale “DivinaMente Donna” del 12 Marzo 2026, il Saggio letterario diGiovanni Teresiè stato premiato con la seguente motivazione:
“Un confronto stimolante e ben strutturato, capace di cogliere differenze e convergenze tra due voci cruciali della contemporaneità.” La Premiazione si è tenuta nella prestigiosa Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica Italiana.
Le opere letterarie delle due illustre scrittrici, nel Saggio di Giovanni Teresi, sono state analizzate e messe a confronto facendo risaltare le varie problematiche delle donne in epoche diverse in campo del lavoro, della sessualità, della religione e negli approcci della nuova corrente del femminismo.
Nelle opere diOriana Fallaci(Firenze 29/06/2029):Il sesso inutile, viaggio intorno a una donna; Penelope alla guerra; Lettera a un bambino mai nato; Lettere da una vita straordinaria;la scrittrice, idealizzando a volte personaggi non reali, rimarca le tematiche attuali della condizione femminile nella società, e descrive anche situazioni puramente personali.

Le opere letterarie diMichela Murgia(Cabras 03/06/1972 – Roma 10/08/2023):L’inferno è una buona memoria; L’ho uccisa perché l’amavo …;Ave Mary; Godsave the Queer; Il corpo della madre; L’uomo ricco sono io; e Storie di ragazze che tua madre non approverebbe;raccontano le biografie di donne intrecciando le loro storie con riflessioni culturali, politiche e di stampo femminista. Tra le figure presenti in questi libri ci sono donne comeMoana Pozzi, Marina Abramovic, Margaret Atwood, Samantha Cristoforetti, ma anche donne non famose, che vengono presentate perché hanno scelto di intraprendere un percorso anticonvenzionale e autonomo.
In queste pagine sono messi in luce i loro conflitti interiori, le loro debolezze ma soprattutto la forza che ha permesso loro di non adeguarsi. I testi sono soprattutto un invito ai lettori a rivedere le proprie categorie mentali, a diffidare di ciò che viene comunemente ritenuto ‘‘normale’’ e a dare valore alla diversità.

Se Fallaci, cronista di guerra e narratrice dalla prosa incisiva e tagliente, ha fatto della sua vita e della sua carriera un esempio di affermazione personale e ha rappresentato le protagoniste dei suoi libri nella forma di individue autonome, determinate, capaci di resistere a imposizioni esterne e la cui forza si misura nella capacità di sopravvivere da sole in un mondo ostile e mordace; Murgia ha costruito un discorso più dichiaratamente politico che mira a diffondere un’idea di femminismo come pratica collettiva e in cui le protagoniste non possono che essere concepite se non in una rete di relazioni e di alleanze di cui fanno parte. Questa differenza di approccio tra le scrittrici non è solo letteraria, bensì rispecchia due veri e propri modelli di emancipazione: uno, quello di Fallaci, individualista e critico, l’altro, di Murgia, intersezionale e relazionale. Se Fallaci ha incarnato un modello di donna libera e determinata a imporsi nei contesti più ostili, Murgia ha portato avanti la convinzione che quella libertà non può essere davvero totale senza un cambiamento collettivo e sistematico. Il contesto storico in cui le due autrici si sono trovate a operare è determinante per comprendere tali differenze. Fallaci, infatti, inizia a scrivere in un’Italia non ancora attraversata dall’ondata femminista radicale degli anni Settanta, in anni in cui anche la semplice affermazione di indipendenza femminile risulta un’azione dirompente. Il suo linguaggio, seppur attraversato da critiche nei confronti del patriarcato, non assume mai la forma di un manifesto politico dichiarato. Murgia, al contrario, scrive e opera in un contesto solo formalmente più aperto all’uguaglianza ma in realtà ancora segnato da profonde disuguaglianze. Il discorso femminista ha acquisito solo apparentemente più autorevolezza e riconoscimento giuridico, ma dietro questa facciata di conquiste sociali, si nasconde in realtà la necessità di portare la riflessione femminista in ogni ambito e discorso, intrecciando scrittura narrativa, saggistica e militanza attiva per un obiettivo comune. Il percorso comparativo sdipana e indaga diversi campi d’interesse, quali l’impegno
politico e letterario, la moda, la religione, le questioni riproduttive, il linguaggio, il matriarcato e gli stereotipi di genere, permettendo così di osservare come entrambe le scrittrici affrontano,
consapevoli o meno, tematiche cruciali per il discorso femminista e come giungano talvolta a esiti simili, altre volte a soluzioni totalmente contrastanti.
Il confronto tra le due voci mostra come sia Fallaci che Murgia si siano interessate alla battaglia per il diritto di scelta sul proprio corpo, rifiutando l’idea per cui la maternità debba essere un destino naturale e imprescindibile per la donna. Le due scrittrici attingono alle loro esperienze personali (i ripetuti aborti nel caso della scrittrice toscana e la pratica delle famiglie non convenzionali per quanto riguarda l’attivista sarda) per argomentare e dare credibilità ai loro discorsi.
Il femminismo è un discorso plurale e pieno di sfaccettature che non procede in linea retta, ma che attraversa e si scontra con tensioni, adattamenti e contaminazioni reciproche. Il movimento femminista nel corso degli anni è stato in grado di evolvere e di assumere forme diverse a seconda dei tempi, dei bisogni e degli obiettivi. L’autonomia individuale di Fallaci e la solidarietà collettiva di Murgia non rappresentano, quindi, poli opposti del discorso, ma elementi complementari di una stessa battaglia. Se Fallaci insegna a sfidare apertamente il patriarcato e gli stereotipi sessisti e a mostrare che la competenza personale è in grado di abbattere le barriere anche dei contesti più
Ostili, Murgia invita a non fermarsi alla conquista individuale, ma a lavorare per cambiare le regole.








