IL FENOMENO STRANGER THINGS
di Laura De Vita
Quando Stranger Things approdò su Netflix, ben dieci anni fa, nessuno poteva immaginare quanto rapidamente sarebbe diventato un fenomeno planetario che avrebbe conquistato milioni di spettatori.
Un successo mondiale paragonabile solo ad altri capolavori come A Game of Thrones, Harry Potter, The lord of the rings (tutti grandissimi franchise di successo, che comprendono libri, film, serie TV, videogiochi, merchandising e spin-off), ma che, per certi versi, ha avuto un impatto ancora più dirompente, accendendo veri e propri fenomeni di isteria collettiva e diventando un simbolo culturale della nostra epoca.
Ideata dagli statunitensi fratelli Duffer (ormai conosciutissimi come Duffer Brothers), questa saga ha saputo intrecciare storia, horror, fantascienza, cultura pop e memoria collettiva, generando un racconto narrativamente potente e visivamente accattivante che parla tanto agli adulti che ai giovani di oggi.
Ma andiamo per gradi. Per chi non conoscesse la serie tv e non ha intenzione di guardarla (ma magari è curioso di conoscere il fenomeno globale), ma anche per chi ha intenzione di vederla (e non teme gli spoiler…), essa è articolata in 5 stagioni, andate in onda dall’estate del 2016 al 1° gennaio 2026.

Trama
La storia inizia con la scomparsa del piccolo Will, il 6 novembre 1983, nella immaginaria cittadina di Hawkins in Indiana.
I suoi tre amici (Mike, Lucas e Dustin, con i quali Will era solito giocare a Dungeons & Dragons nello scantinato), nonché l’apprensiva mamma Joyce (interpretata da una straordinaria Winona Ryder), il fratello più grande Jonathan e il capo della polizia Jim Hopper, cominciano a indagare.
Faranno la conoscenza di Undici, una strana bambina, scappata da un laboratorio segreto dove si svolgono esperimenti psichici e dimensionali. Il laboratorio, ubicato nella centrale elettrica della cittadina, è capeggiato dal dott. Brenner.
Grazie a Undici, che è dotata di potenti poteri mentali, scopriranno che Will è stato rapito da un mostro, il demogorgone, dalla inconsueta (e ormai famosissima) testa a forma di fiore, e che è rimasto intrappolato in una dimensione parallela chiamata Sottosopra, una copia spettrale della stessa Hawkins.
Alla fine, il gruppo riuscirà a riportarlo a casa: sarà Undici ad affrontare il demogorgone, rimanendo però lei stessa intrappolata nel sottosopra.

La seconda stagione è ambientata a distanza di un anno: siamo nell’ottobre 1984.
Will, pur essendo tornato alla vita normale, continua a essere psichicamente connesso alla oscura dimensione parallela e ha frequenti e inquietanti visioni di una gigantesca entità. È il Mind Flayer, una sorta di mostro-ombra simile ad un enorme ragno, costituito da una moltitudine di particelle scure e dotato di “intelligenza a sciame” (mente ad alveare): con i suoi enormi poteri psichici controlla i suoi sottoposti (demogorgoni e democani) ma anche gli esseri umani più deboli.
Il Mind Flayer tenta di invadere la nostra realtà, facendo costruire ad un inconsapevole Will una rete di tunnel e radici sotto la città.
Nel frattempo, il laboratorio di Hawkins è tornato operativo sotto la guida del dottor Owens il quale, contrariamente al suo predecessore Brenner, cerca di contenere l’espansione del Sottosopra nel mondo reale.
I protagonisti fanno poi la conoscenza di Max, una ragazza appena trasferitasi dalla California, mentre Undici, che è riuscita a fuggire dal Sottosopra, vive nascosta con Hopper, il quale si è affezionato a lei come una figlia.
Veniamo a sapere che un’altra bambina (la numero Otto) scappata molto tempo prima dal laboratorio, è viva e vegeta e si fa chiamare Kali; il suo potere è quello di provocare allucinazioni, ossia di far vedere alle persone ciò che non è reale.
Alla fine della stagione, Undici riesce a chiudere il varco tra i mondi e a confinare il Mind Flayer nel sottosopra.
Durante la terza stagione (la più splatter di tutte) ambientata nel 1985, tutto sembra tornato alla normalità. Will non è più tormentato dall’oscura entità, Max e Lukas sono fidanzati, così come lo sono Undici e Mike, Nancy (sorella di Mike) e Jonathan.
Ben presto però il gruppo viene a sapere che una base sovietica ubicata sotto il centro commerciale di Hawkins sta cercando di riaprire il varco dimensionale (utilizzando un macchinario che sprigiona energia), con l’intento di farne uscire le creature mostruose e distruggere gli Americani.
Scopriamo anche che alcune particelle del Mind Flayer (quelle fatte uscire dal corpo di Will nella seconda stagione) sono rimaste nella dimensione reale e si sono impossessate di molti corpi di vittime innocenti. Il vero obiettivo del Mind Flayer è quello di costituirsi in un unico grande corpo fisico che possa dominare sul mondo reale e, a tale scopo, si fa aiutare da Billy (il fratello di Max) uccidendo quanto più possibile per poi fondere insieme le sue vittime in una sorta di disgustosa “biomassa”.
Alla fine, dopo rocambolesche vicissitudini che vedono i protagonisti infiltrarsi nella base russa, Billy sacrificarsi e Undici perdere i propri poteri a causa del morso del Mind Flayer, sarà Joyce a fare fuori la forma fisica della creatura, usando il misterioso macchinario energetico. Nella manovra, però, Hopper scompare e tutti lo credono morto.
Ambientata nella primavera del 1986, la quarta stagione rappresenta senza dubbio il capitolo più oscuro e horror dell’intera serie. Le sequenze in cui le vittime di una nuova entità maligna vengono brutalmente sollevate da terra, contorte e letteralmente spezzate dall’interno, lasciano un segno indelebile nello spettatore, generando un senso di inquietudine profonda e viscerale. È in queste scene che Stranger Things abbandona definitivamente i toni del teen drama per abbracciare l’horror psicologico più disturbante.
Appare per la prima volta il grande villain di Stranger Things: un mostro umanoide con grandi poteri psichici e di manipolazione mentale, che i nostri protagonisti soprannominano Vecna. Egli sceglie accuratamente le sue vittime fra gli adolescenti traumatizzati di Hawkins e anche Max, profondamente colpita dalla morte del fratello (morte per la quale si sente in parte responsabile) sarà uno dei suoi bersagli preferiti. Vecna cattura le sue vittime in una dimensione psicologica, manipola i loro ricordi e traumi per soggiogarle mentalmente, sfruttando le loro debolezze. Le vittime cadono in uno stato di trance che non è altro che un mondo interiore che riflette le loro più profonde paure, e che culmina nella loro brutale uccisione.
Nel frattempo, Joyce si reca in Unione Sovietica, a Kamčatka, perché ha scoperto che Hopper è sopravvissuto all’esplosione ma è stato catturato dai Russi. Riuscirà a salvarlo dopo avventure al limite dell’inverosimile, avvalendosi dell’aiuto di vari e controversi personaggi.
Undici viene prelevata contro la sua volontà da un redivivo dottor Brenner, che la avvia ad un percorso di recupero dei propri poteri.
I protagonisti conoscono Eddie, uno studente metallaro dal cuore d’oro, appassionato anche lui del gioco Dungeons and Dragons e che incarna, nell’opinione pubblica, lo stereotipo del drogato dedito al culto di Satana e che, per questo motivo, diviene il responsabile ideale delle morti atroci avvenute nella cittadina. Eddie fa amicizia in particolare con Dustin poiché entrambi sono due grandi esclusi della società. Dustin è infatti un Nerd a tutti gli effetti, oltre ad essere affetto da Disostosi Cleidocranica, una rara malattia genetica che colpisce lo sviluppo delle ossa (così come nella realtà Gaten Matarazzo, l’attore che lo interpreta).
Il gruppo riuscirà infine a trovare la dimora fisica di Vecna nel Sottosopra e, mentre il mostro è mentalmente occupato a soggiogare Max nel tentativo di ucciderla, riusciranno ad attaccarlo mentre invece Undici lo combatte mentalmente nella dimensione psichica. Il gruppo subisce perdite importanti: Eddie si sacrifica per la buona riuscita del piano e Max esce dallo stato di trance ma, non riuscendo a liberarsi completamente dal controllo mentale di Vecna, entra in coma.
La stagione si chiude con il Sottosopra che inizia a invadere il mondo reale. Pur essendo il mostro momentaneamente sconfitto, ad Hawkins ormai si sono aperti diversi portali che causano un violento terremoto.

La Stagione 5 è quella conclusiva e anche quella che ha ricevuto più critiche dal fandom.
C’è chi si ritiene soddisfatto in tutto e per tutto delle scelte narrative (pochi, a dir la verità), chi ha gridato allo scandalo ed è profondamente scontento e chi, invece, come me, si ritiene soddisfatto dell’epilogo della storia e dell’evoluzione dei personaggi (perfettamente in linea con l’anima profonda di tutta la storia), ma avrebbe voluto una narrazione più avvincente, con scelte più coraggiose da parte degli showrunner, specie durante la battaglia finale ridotta a pochissimi minuti e apparsa decisamente troppo semplice. Questo è certamente il filone più nutrito e consistente, da quanto appare dalle discussioni portate avanti sui social dai fan di tutto il mondo.
In questa stagione conclusiva, ambientata nel 1987, l’esercito statunitense ha messo sotto quarantena Hawkins e ha creato una base militare nel Sottosopra, dove la dottoressa Kay tiene prigioniera Otto e continua a condurre esperimenti con il suo sangue prodigioso, iniettandolo ad alcune donne incinte, senza però risultati apprezzabili. La dottoressa continua spasmodicamente a cercare Undici, al fine di condurre esperimenti anche su di lei e di sfruttare i suoi enormi poteri.
Nel frattempo, Holly, sorella minore di Mike e Nancy, è stata rapita da un demogorgone e il gruppo di protagonisti si divide: alcuni continuano a cercare di stanare Vecna e altri cercano di salvare la piccola Holly. Un primo attacco di Vecna è però respinto da Will, che scopre di essere talmente in connessione col mostro da averne acquisito alcuni poteri (colpo di scena!).
Attraverso una delle ricognizioni nel Sottosopra, il gruppo di amici scopre che questa dimensione ha un limite fisico: è circondata da un enorme muro di materia viva impossibile da sfondare. Veniamo così a sapere, con enorme stupore e un brivido di paura (perché potrebbe esistere davvero…) che il Sottosopra non è un altro mondo, ma un wormhole, cioè un ponte interdimensionale, che collegherebbe il mondo reale ad una dimensione più profonda e aliena chiamata Abisso.
È da lì che provengono i demogorgoni e le altre creature mostruose.
È quella la patria originaria del Mind Flayer.
È lì che Vecna si trova fisicamente, assieme ai dodici bambini rapiti, dai quali l’enorme Mind Flayer (di cui Vecna è solo uno strumento o, meglio, il generale) attinge forza ed energia.

Ovviamente tutti i bambini intrappolati nell’Abisso sono in stato di trance: Vecna li tiene soggiogati mentalmente in un bellissimo sogno, allo scopo di tenerli tranquilli. Ma Holly conosce la verità perché in questo sogno incontra Max (ancora in coma) che è ormai un elemento fuori controllo e che le spiega come potrebbe fare a risvegliarsi e le svela anche un particolare importantissimo, ossia che nella mente di Vecna c’è un luogo di cui egli ha molta paura, una grotta dove sembra essere accaduto qualcosa di tragico.
E infatti è proprio così: negli anni Cinquanta, Vecna non esisteva… era solo un normalissimo bambino di nome Henry Creel che, mentre faceva lo scout s’imbattè, in una grotta nel deserto del Nevada, in un uomo che cercava strenuamente di difendere il contenuto di una valigetta. Dal prequel teatrale The first shadow dedicato interamente alle origini di Henry, apprendiamo che l’uomo era una spia russa che aveva sottratto un misterioso materiale dal laboratorio del dottor Brenner. Un oggetto (una sorta di pietra incandescente) proveniente direttamente dall’Abisso.
Aprendo la valigetta, Henry entrò per la prima volta in contatto con il Mind Flayer, ricevendo i suoi poteri soprannaturali e diventando malvagio. Trasferitosi con la sua famiglia a Hawkins, iniziò a tormentarla fino a uccidere la madre e la sorella; il dottor Brenner lo prese con sé trasformandolo nel paziente Uno e usando il suo sangue per modificare geneticamente altri bambini, tra cui Undici e Otto.
Fu proprio Undici, in totale buonafede, a rimuovere il dispositivo che Brenner, conoscendone l’estrema pericolosità, aveva impiantato nel corpo di Henry e che inibiva i suoi poteri. Libero dal dispositivo, Henry massacrò tutti i presenti nel laboratorio, tranne Undici, verso la quale nutriva una sorta di riconoscenza e magari, sperava di poterla plasmare a suo piacimento. Undici, che nonostante fosse ancora una bambina, era già in grado di riconoscere il bene e il male, riuscì ad affrontarlo e, aprendo un portale dimensionale, a spedirlo direttamente nell’Abisso, dove Henry verrà trasformerà definitivamente nel mostruoso Vecna.
Orbene, i nostri eroi riusciranno a sconfiggere Vecna e il Mind Flayer recandosi direttamnete nell’Abisso. I mondi infatti si sono ormai drasticamente avvicinati: il wormhole sta lentamente collassando, in quanto la materia esotica di cui è formato è stata disturbata dai colpi di fucile dei nostri stessi protagonisti.
Il Mind Flyer verrà ucciso col fuoco, Vecna verrà ancora una volta affrontato da Undici, anche se il colpo di grazia verrà inferto da mamma Joyce che, dopo tutte le peripezie passate si prenderà la soddisfazione di gridargli in faccia l’iconica frase: “Hai preso di mira la famiglia sbagliata!”
L’epilogo di Stranger Things è dolceamaro: siamo nel 1989, i militari e la dottoressa Kay sono andati via, la città è tornata alla normalità. I giovani protagonisti (Will, Mike, Dustin, Lucas e Max) sono tutti alla cerimonia del diploma, Joyce e Hopper hanno finalmente deciso di sposarsi, i più adulti del gruppo (Steve, Nancy, Jonathan e Robin), si promettono di ritrovarsi almeno una volta al mese per stare insieme, nonostante le strade diverse che hanno intrapreso. Manca Undici, che ha deciso di sacrificarsi mentre il sottosopra/wormhole collassava su sé stesso e il portale veniva definitivamente chiuso.
Perché? Chiederete. Perché Undici non avrebbe mai potuto avere una vita normale, una vita felice assieme a Mike. Sarebbe stata costretta a scappare fino alla fine dei suoi giorni, inseguita da chi voleva usare i suoi poteri come armi di distruzione di massa.
Nella scena finale, Mike immagina il futuro, dopo aver teorizzato con i suoi amici che Undici possa essere ancora viva. Stanno giocando la loro ultima partita a Dungeons and Dragons. Sono lì nello scantinato dove tutto è iniziato. Il loro posto sarà preso, poco dopo, dalla sorellina Holly e da alcuni dei bambini salvati. L’ultima immagine che vediamo prima che Mike chiuda la porta dello scantinato è proprio questa: i bambini che giocano a Dungeons and Dragons.
Con questa scena (potentissima!) ognuno di noi assiste al “passaggio di consegne” e si schiude definitivamente la serie più acclamata di sempre.
Perché ha avuto tanto successo?
Beh, il successo di Stranger Things va ben oltre la trama, seppur accattivante: Stranger Things è una macchina del tempo emotiva che ha riacceso l’immaginario degli Anni Ottanta, facendolo risuonare con forza nelle generazioni attuali.
La mitologia di Stranger Things affonda le radici nel meglio del cinema di quel periodo: da E.T. a I Goonies, da Stand by Me a Nightmare, fino a Ghostbusters e Aliens. Ogni inquadratura, ogni costume e ogni colonna sonora è intrisa di riferimenti. La musica stessa (con brani iconici come Should I Stay or Should I Go dei Clash o Running Up That Hill di Kate Bush) non è semplice accompagnamento, ma parte integrante della narrazione, capace di salvare letteralmente i personaggi. E diciamola tutta: chi di noi non ha pianto alla fine dell’ultima puntata, mentre sui titoli di coda risuonava Heroes di David Bowie?
Accanto a questi omaggi, si intrecciano temi cari alla cultura e alla storia di quel periodo: la Guerra Fredda, le teorie del complotto governativo, i laboratori segreti e il terrore dell’ignoto. Hawkins diventa così lo specchio di un’America sospesa tra sogno suburbano e incubo nucleare. Tra i temi d’ispirazione vi è anche la (vera e documentata) storia del progetto MKUltra, un programma della CIA negli anni ’50 e ’60 in cui furono condotti esperimenti sul controllo mentale con droghe psicotrope.
Nella serie, il Laboratorio di Hawkins diventa un perfezionamento narrativo dei timori più inconsci dei protagonisti: gli studi sulla psicocinesi, le alterazioni della mente, gli esperimenti su bambini dotati di poteri richiamano gli incubi etici di una scienza incontrollata. Anche la presenza di una dimensione parallela, il “Sottosopra” (The Upside Down), è una metafora della nostra paura di ciò che è nascosto alla vista, una metafora dell’inconscio, del trauma, del dolore che ribolle sotto la superficie di ognuno di noi.
Demogorgoni, Mind Flayer e Vecna non sono solo mostri: sono l’incarnazione delle paure interiori, dei sensi di colpa, della perdita. Il confine tra realtà e incubo si sfuma, costringendo i protagonisti (e gli spettatori) a confrontarsi con sé stessi.
Aspetti su cui riflettere
La teoria del sottosopra come “wormhole” ha poi riscosso un enorme successo perché fondata su basi teoriche veritiere (e sinceramente, a me ha dato parecchio da pensare, anche sulla vita oltre la morte, perché sono fermamente convinta che la realtà non si fermi a ciò che vediamo e che conosciamo).
In fisica, il wormhole, o ponte di Einstein-Rosen (e qui userò direttamente la definizione data da Wikipedia) è un buco, “un passaggio ipotetico nello spaziotempo che collega due regioni distanti dell’universo o addirittura universi separati, consentendo un collegamento diretto”. Questa idea deriva dalla Relatività Generale di Einstein, anche se non esistono prove sperimentali dell’esistenza di un wormhole nel mondo reale. Perché non ne abbiamo prova? Perché i wormhole collasserebbero istantaneamente, impedendo il passaggio di qualsiasi cosa, luce inclusa. Per mantenerli aperti (e attraversabili) servirebbe “materia esotica” che non sappiamo se esista. In altre parole, un wormhole stabile richiederebbe materia con proprietà energetiche insolite, ossia con densità di energia negativa invece che positiva, generando una sorta di “antigravità”. Servirebbero enormi quantità di energia negativa, equivalenti alla massa di un pianeta, per mantenere aperto un wormhole anche piccolo. L’energia negativa accumulata è infatti difficile da mantenere a lungo termine, a causa delle leggi della meccanica quantistica, tendendo a dissiparsi rapidamente.
In definitiva… chi ci dice che non esistano? Non dobbiamo essere così presuntuosi, sol perché non riusciamo a riprodurli concretamente … Meditate, gente, meditate.
Il fandom e l’impatto globale
Stranger Things ha generato un fandom globale enorme e anche molto variegato: adolescenti che si identificano nei protagonisti; adulti che ritrovano l’infanzia perduta; nerd e geek che riconoscono ogni dettaglio nascosto. È una serie capace di parlare a tutti, con un linguaggio universale fatto di amicizia, paura, scoperta e crescita.
I fan non hanno solo guardato la serie: l’hanno abitata, imitata, trasformata in eventi, teorie, fan‑art, cosplay, merchandising, podcast dedicati, eventi live in tutto il mondo, meme, fan fiction e perfino discussioni accademiche. È diventata una vera e propria cultura condivisa e viva, fatta di modi di vestire, musica e gaming.
Tutto questo attaccamento quasi morboso ha dato vita a una recente teoria, definita “Conformity Gate”. Stranger Things sarebbe gradualmente passata da un prodotto originale e in bilico tra horror e dramma adolescenziale a un prodotto sempre più conforme alle aspettative mainstream, con meno rischio narrativo, più nostalgia rassicurante e finali prevedibili.
Ecco perché secondo alcuni fan, l’episodio finale potrebbe essere un’illusione creata da Vecna, che fa sembrare la fine della storia “normale” quando in realtà i personaggi sono intrappolati in una sorta di realtà falsificata. Quindi, secondo questa fetta di fandom, in questi giorni Netflix dovrebbe rilasciare la nona puntata, quella con il vero finale. Tuttavia, Netflix e i membri del cast hanno confermato che tutti gli episodi della quinta stagione sono stati pubblicati e che l’arco narrativo principale si è concluso con la stagione finale, chiudendo le storyline principali. Di ufficiale c’è solo un documentario che verrà rilasciato il 12 gennaio 2026.
Certo, se questa teoria si rivelasse fondata … ci pensate?
L’impatto sul fandom sarebbe straordinario.
Sarebbe una svolta nella storia della televisione senza precedenti, capace di inaugurare un nuovo archetipo narrativo. Una manovra di marketing a dir poco geniale.
I fratelli Duffer rimarrebbero per sempre nella memoria collettiva, come un tassello fondamentale della cultura del nostro tempo.
Tuttavia, è molto probabile che la teoria resti solo un’ipotesi. Per quanto talentuosi, i Duffer sembrano aver preferito soluzioni più semplici e lineari, senza osare fino in fondo.
Di certo, venuti a sapere di questa teoria, si saranno pentiti di non averci pensato prima … e si saranno chiesti se avrebbero potuto fare di più.
Il vero mostro nella serie
Stranger Things è molto più di una serie nostalgica.
Al cuore della narrazione si cela qualcosa di più intimo e universale: il passaggio lento, talvolta doloroso, dall’infanzia all’età adulta.
I ragazzi di Hawkins crescono, cambiano, si allontanano. Le biciclette e i giochi da tavolo lasciano spazio a scelte difficili, alle prime perdite, ai primi amori e ai primi lutti, ai legami che si complicano. Il mondo magico si spezza sotto il peso della realtà.
La serie, al di là dell’horror, degli esperimenti e dell’estetica anni ’80, ci racconta, episodio dopo episodio, che crescere non significa solo affrontare mostri esterni, ma riconoscere e superare quelli interiori: le paure, le insicurezze, le ferite invisibili.
Lo show ci mostra che crescere significa anche perdere, dire addio a un tempo in cui tutto sembrava possibile.
Il vero antagonista, in fondo, è il tempo.
Ed è proprio questo che conferisce a questa serie tv la sua risonanza universale: non si limita a evocare nostalgicamente il passato, ma ci mette di fronte a come ricordiamo noi stessi da bambini, con tutto il carico di speranze, delusioni e trasformazioni.
Stranger Things è un racconto sull’amicizia, sulla perdita e sul cambiamento.
Un’elegia malinconica dell’adolescenza, e al contempo, una dichiarazione d’amore per il potere immaginifico delle storie.
È il ricordo indelebile di un’estate che non tornerà più.