IL GENERALE PAUL LUDWIG EWALD VON KLEIST
di Eliano Bellanova pagine di storia
Nel 1866 la Prussia batte a Sadowa le Armate dell’Impero Austriaco e nel 1870 a Sédan (non lontano da Waterloo) prevale sulla Francia del Secondo Impero napoleonico.
Mentre l’Imperatore Francesco Giuseppe d’Absburgo salva il trono cedendo ai rigurgiti nazionalisti ungheresi inaugurando la duplice Monarchia danubiana, la Francia si sfalda. Napoleone III fugge in Olanda e nasce la nuova Repubblica Francese, sotto l’impeto della Comune di Parigi.
La Prussia unisce sotto la sua direzione i vari potentati in cui si era frammentata la Germania e sulle ceneri dell’Impero Francese inaugura l’Impero Germanico nella Sala degli Specchi.
Il Cancelliere Otto Von Bismarck, nuovo Lorenzo il Magnifico e neo-Metternich, attraverso un’abile e autorevole politica diplomatica, diviene l’ago della bilancia della Vecchia Europa e nel 1878, con il Congresso di Berlino, la Germania assurge al ruolo di prima potenza continentale, relegando in secondo piano la Francia, la Russia e l’Impero Austroungarico.
Il sogno della Germania imperiale über alles tramonta nella Prima Guerra Mondiale, in cui le potenti Armate tedesche sono battute dagli Alleati della Triplice Intesa.
Se Napoleone III era stato costretto riparare nel 1870 nel Castello di Wilhelmshœ, non migliore sorte tocca a Guglielmo II, che, esiliato in Olanda, vive fino al 1941, giusto in tempo per assistere ai primi passi di un’altra immane tragedia, la Seconda Guerra Mondiale, che evocherà i fantasmi della superiorità della razza germanica e lo spettro di una dittatura spietata, feroce e crudele.
Sulle macerie della Germania umiliata nel Trattato di Versailles del 1919, dalla Repubblica di Weimar si genera lo spirito di rivincita che avrebbe insanguinato non solo l’Europa, ma il mondo intero.
Nel 1938 le ambizioni tedesche si rivolgono verso l’Austria e la Cecoslovacchia e nel 1939 verso la Polonia. Mentre nei primi due casi aveva prevalso lo spirito di pace, nel settembre 1939 con l’attacco alla Polonia, Francia e Gran Bretagna abbandonano il pacifismo di Blum e Chamberlain e optano per la guerra.
Uno scenario di morte e distruzione si apre per l’ennesima volta sul Vecchio Continente.
I Generali tedeschi, sia quelli di vecchia scuola prussiana, sia i nuovi formatisi nel primo dopoguerra, rappresentano il meglio della formazione militare e, infarciti di propaganda e nostalgia del passato recente, uniscono non di rado alla capacità bellica un fanatismo senza paragoni.
Altre volte, però, essi rappresentano “semplicemente” l’espressione della formazione militare di conio prussiano per cui non necessariamente sono nazionalsocialisti. Il loro imperativo categorico è “disziplin”, come nel caso di Heinz Guderian, che trasforma il “Fall Weiss” (il Piano Bianco) di attacco alla martoriata Polonia nel primo “caso” di Blitz-krieg, ossia di guerra-lampo.
La replica avverrà in territorio fiammingo e francese, nel maggio 1940, allorquando il “Fall Gelb” (Caso Giallo) si esplicita nel più clamoroso crollo della Seconda Guerra Mondiale.
L’artefice dell’avanzata rapida e inarrestabile è Guderian, che rompendo il fronte delle Ardenne e di Sédan, passando per Belgio e Lussemburgo, spinge inglesi e francesi verso Dunkerque, sulla Manica, dove ai britannici sarà posto il dilemma di imbarcarsi per la Gran Bretagna o essere distrutti. Si opterà per l’evacuazione che permetterà a 112 mila francesi di costituire il nerbo della “France Libre”, capeggiata dal Generale Charles De Gaulle, lo stesso che aveva patrocinato la teoria dei carri armati a ranghi compatti, su cui i tedeschi costruirono i grandi successi della prima parte della guerra.
Guderian, l’eroe dell’avvolgente manovra che ridicolizza la Linea Maginot, è, in effetti, il comandante della Prima e Decima Armata, agli ordini di Paul Ludwig Von Kleist, che ha saputo usare saggiamente gli Stukas in picchiata, in sostituzione dell’antica Cavalleria.
Ma chi è questo grande Generale, che a volte sembra vivere nell’ombra e che, invece, è presente su tanti fronti bellici?
È un Ufficiale di classica scuola prussiana, inflessibile, disciplinato e capace, dotato di acume strategico e di rimarchevoli risorse.
Von Kleist nasce a Braunfels an der Lahn l’8 agosto 1881. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale ha 33 anni. Proviene dall’antica casta nobiliare prussiana: suo padre è Cristoph Hugo Von Kleist.
Il 13 marzo 1900 intraprende la carriera militare, in qualità di “Alfiere”, ovvero in tedesco “Fahnenjunker. È inquadrato nel Terzo Reggimento di artiglieria da campagna.
Nel 1901 è promosso Leutnant, ovvero Sottotenente.
Nel 1904 diviene Aiutante di Battaglione. Nel 1907, di Reggimento. Nel 1908 accede alla Scuola di Cavalleria dell’Hannover .
Il 27 gennaio 1910 è promosso al grado superiore di Tenente (Oberleutnant) e completa il corso presso l’Accademia di Guerra Imperiale (Kriegsakademie).
Nel 1911 è Ufficiale dello Stato Maggiore nel 14° Reggimento Cavalleria.
Mentre tetre nuvole si addensano sull’Europa, Von Kleist è promosso Capitano, ovvero Hauptmann: è il 22 marzo 1914 e mancano circa tre mesi all’attentato di Serajevo ai danni di Francesco Ferdinando e della consorte Sofia Choteck. Il 19 dicembre, a guerra iniziata, è destinato al Primo Reggimento Ussari.
Il 17 ottobre 1915 è inquadrato nell’Ottantacinquesima Divisione Fanteria, mentre a partire dal 1° giugno 1916, l’anno delle grandi battaglie, è nominato Aiutante di Brigata e quindi dal 29 ottobre Ufficiale agli Armamenti del XVII Corpo d’Armata.
Dal giugno 1917 frequenta la Scuola di Artiglieria di Wahn.
Poco dopo è promosso Capo di Stato maggiore della Divisione di Cavalleria delle Guardie, e, quindi, Capo di Stato Maggiore Generale della 225a Divisione di Fanteria.
Quando la Germania, nel novembre 1918, si arrende alle preponderanti Armate nemiche Von Kleist è ancora in godimento di questo incarico.
Nel 1919 la Germania accetta le condizioni di pace poste dagli Occidentali. L’Impero Tedesco non è più e segue la sorte degli altri Imperi, sebbene, al contrario di quello Austroungarico non soggiaccia allo smembramento, ma “solo” a rettifiche territoriali e alla rinuncia alle colonie.
Von Kleist è uno degli Ufficiali delusi per l’esito della guerra. Tuttavia resta nella Reichswehr, il complesso militare ridotto a soli 100 mila uomini.
Dal Tredicesimo Reggimento di Cavalleria, in cui continua a prestare servizio dal 1919 al 1923, passa alla Scuola Cavalleria di Hannover, in qualità di istruttore tecnico-tattico.
Nel 1926 egli è promosso Oberstleutnant, ossia Tenente-Colonnello, nella cui veste è trasferito alla Seconda Divisione di Cavalleria, che dirigerà a partire dal I° aprile 1928.
Promosso Colonnello, ovvero Oberst, è destinato alla Terza Divisione (primo giorno di febbraio 1929). Dai comandi del 9° Reggimento di Fanteria e della Seconda Divisione di Cavalleria, perviene al grado di Generalmajor (Generale di Brigata) il I° ottobre 1932. Esattamente un anno dopo (1933) è promosso Generalleutnant (Tenente Generale).
Nell’agosto 1936 Von Kleist ottiene la prestigiosa nomina a General der Kavallerie (Generale di Cavalleria).
Von Kleist, il Generale di antica nobiltà prussiana, che fa delle origini un punto di signorilità, orgoglio e superiorità, manifesta avversione verso il regime nazista, per cui i comandi superiori decidono per il congedo (28 febbraio 1938).
Tuttavia, al contrario di Stalin che, con le epurazioni aveva decapitato i vertici dell’Armata Rossa accusati di fedeltà a Lev Trotzkij, Hitler non smonta la nomenclatura militare, sicché all’inizio della Seconda Guerra Mondiale richiama in servizio il cinquantottenne Von Kleist e lo incarica di dirigere il XXXII Corpo d’Armata impegnato nella “questione polacca”.
Nel febbraio 1940 Von Kleist è Comandante del Panzergruppe che reca il suo nome. Esso comprende le 5 Divisioni corazzate sotto il comando di Heinz Guderian e le tre motocorazzate agli ordini di Georg-Hans Reinhardt. Con queste forze sfonda sul fronte delle Ardenne. È promosso per meriti Generale d’Armata, ovvero Generaloberst.
Nel 1941 è protagonista nell’Operazione Marita, in Jugoslavia. Al comando di tre Armate mette in ginocchio la Jugoslavia, aprendo la via alla soluzione della campagna di Grecia nella quale l’alleata Italia aveva incontrato insormontabili difficoltà. Sarà il primo Ufficiale che entrerà nella capitale jugoslava Belgrado, in una specie di trionfo da epoca romana.
Nella campagna di Russia è posto alle dipendenze del Feldmaresciallo Von Rundstedt, che dirige il Gruppo di Armate del Sud.
Al comando di cinque Divisioni Corazzate (Panzer-Divisionen), munite di 820 carri armati, riesce dopo la cruenta battaglia di Dubno a piegare le Armate Sovietiche, che avevano opposto accanita resistenza.
Dopo l’accerchiamento di Kiev e Uman partecipa alla Battaglia del Mar d’Azov, sfonda a Rostov, a Stalino e al bacino del Donetz. Quindi è di scena a Stalingrado, dove si svolgerà la più cruenta battaglia della Seconda Guerra Mondiale.
Nell’estate 1942 avanza nel Kuban e nel Caucaso (Operazione Blu). Raggiunge Terek, dove però la resistenza avversaria si fa accanita e insuperabile.
Dal 21 novembre 1942 (dopo l’Operazione Urano) Adolf Hitler gli conferisce il comando del Gruppo Armate A, operanti nel Caucaso, per cui diviene responsabile di tutte le unità germaniche di scena nel settore.
Il 1943 si apre all’insegna del ripiegamento. Von Paulus a Stalingrado ha i giorni contati e a poco gli vale il conferimento del titolo di Feldmaresciallo. Al medesimo titolo accedono anche anche Von Kleist, Maximilian Von Weichs e Ernst Busch.
Essi rappresentano l’idra dalle sette teste, che non si riproducono più e che intonano il canto del cigno.
E mentre la sconfitta si profila all’orizzonte la Panzerarmee di Von Kleist esibisce ancora la celebre lettera K di colore bianco artisticamente “scolpita” nelle torrette dei panzer.
Il 30 marzo 1944 i dissidi con Hitler (sempre latenti a partire dal 1937) divengono insanabili.
È messo in congedo, insieme con l’altro “signore della guerra”: Erich Von Lewinski Von Manstein.
Nel maggio 1945 la Germania firma la resa e Von Kleist è preso prigioniero dall’Armata Rossa. In Jugoslavia è sottoposto a processo per “crimini di guerra”. Condotto in Unione Sovietica, è “graziato” per ordine di Stalin, mentre monta la velata protesta degli Alleati occidentali che non ritengono esserci prove a suo carico.
Von Kleist non è comunque liberato. È tradotto nel carcere di Vladimirovka, dove muore nel novembre 1954, in un piccolo mistero (il 13 o il 16 del mese, in un ambiguità tutta sovietica di stampo staliniano, sebbene Stalin il 5 marzo 1953 lo avesse preceduto nel regno dei morti). Ha compiuto 73 anni…
Von Kleist, il grande militare, inflessibile e soggetto alla regola prussiana della disciplina, in una lettera a Hitler aveva consigliato di aprire trattative di pace. Aveva manifestato il dissenso, al pari di Von Manstein, Von Rundstedt, Erwin Witzleben, Von Kluge, Rommel, Raeder, Ludwig Beck (considerato da molti l’artefice morale dell’attentato del 20 luglio 1944 di Von Stauffenberg alla Tana del Lupo e che aveva pagato con l’imposizione del suicidio da parte del “fido” Fromm, su commissione di Hitler) e, con il beneficio del dubbio, Kesselring, nonché tanti altri “epurati” dopo il fallito golpe.
In Unione Sovietica si era esaurita la forza combattente di uno dei più grandi Eserciti che la storia ricordi. Von Boch, Von Rundstedt, Von Leeb, avevano trovato in Mosca, Stalingrado e Leningrado la loro “tomba” militare, replicando quanto era accaduto a Napoleone Bonaparte circa 130 anni prima.
Onorificenze tedesche conferite a Von Kleist:
- Croce di Ferro di Prima Classe
- Croce di Ferro di Seconda Classe
- Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade
- Croce d’onore della Grande Guerra
- Medaglia del fronte orientale (1941-1942)
- Croce di IV Classe con spade dell’Ordine al Merito Militare di Baviera
- Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo
- Fibbia della Croce di Ferro di I Classe
- Fibbia della Croce di Ferro di II Classe
- Medaglia per lungo servizio militare (25 anni)
Onorificenze straniere
- Gran Croce dell’Ordine di Merito della Repubblica Ungherese (classe militare)
- Membro di I Classe dell’Ordine di Michele il Coraggioso
- Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia
- Croce al merito militare di III Classe con decorazioni di guerra
Eliano Bellanova