Il “Giulio Cesare” a Palazzo Chigi

di Enrico Conte
“La fine è nota”, dirà Bruto nel Giulio Cesare di Shakespeare, con parole che sembrano entrare in risonanza con quelle degli estensori del Piano Nazionale per la strategia sulle Aree interne a rischio di spopolamento, nella parte in cui, con linguaggio assai crudo, si scrive che “nel quadro di un processo di spopolamento irreversibile, queste aree non possano darsi obiettivi di inversione di tendenza, ma non devono essere abbandonate a se stesse, avendo bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”. Paragrafo 2, obiettivo 4, del recente Piano del Governo nazionale dedicato alla strategia per le aree interne, Linee Guida 2021-2027.
Mettendo in disparte l’uso delle parole, da leggere nel contesto e nella completezza di un documento che classifica quattro gradi di spopolamento e declino nei quali collocarsi per gestire azioni di contenimento, riveste una certa importanza quel capitolo del Piano (Allegato 4, Evoluzione del requisito associativo), dedicato alle condizioni per accedere ai finanziamenti, per affrontare le criticità demografiche e le esigenze specifiche.
In questa cornice è previsto che i Comuni di ogni area interna debbano realizzare forme di gestione associata di funzioni fondamentali e servizi, secondo quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali: la “Convenzione”, come unità elementare delle forme associative che consente, mediante la delega all’Ente capofila o la costituzione di un ufficio comune, lo svolgimento congiunto dell’attività amministrativa lasciando agli enti aderenti la propria autonomia e identità, il “Consorzio”, solo per la gestione dei servizi sociali e a condizione che siano assicurati risparmi di spesa, “l’Unione”, costituita da due o più Comuni, “l’Accordo di programma”, volto ad assicurare l’azione integrata e coordinata tra diversi livelli di governo territoriale, per la definizione e l’attuazione di opere, interventi o programmi.
Iniziative da collegare al coordinament di una “Cabina di regia”, allo scopo di “massimizzare l’azione di questi territori e considerando che l’inversione del processo di marginalizzazione delle aree interne non può avvenire esclusivamente mobilitando risorse finanziarie, ma facendo convergere piani, programmi e progetti sui servizi, nelle azioni di sviluppo locale, nelle infrastrutture e nel capitale umano”.
Alla legislazione regionale, prosegue l’Allegato 4, spetta poi l’onere di predisporre il piano di riordino territoriale per la gestione delle funzioni e dei servizi locali, di fissare dimensioni demografiche che tengano conto della realtà territoriale a livello regionale e di individuare le forme di incentivazione e supporto per le diverse forme associative.
I Comuni associati dovranno inoltre prevedere l’individuazione di un “Ente Capofila”con responsabilità e poteri, la costituzione di un “Tavolo di coordinamento politico permanente”, che coinvolga tutti i Comuni per l’elaborazione del percorso di costruzione della strategia, di un “Tavolo di coordinamento tecnico”, che garantisca il presidio tecnico,amministrativo e gestionale delle fasi di elaborazione della strategia e di quelle attuative.
Ultimo, ma non per ultimo, occorrerà l’individuazione della Centrale Unica di Committenza della gestione associata, in quanto ciascuna area interna dovrà comunicare, certificandone l’adeguatezza, la Centrale Unica di cui si avvarrà per la gestione di tutte le procedure di evidenza pubblica concernenti appalti, forniture e servizi.
Con questo Piano la Gestione in forma associata di funzioni e servizi, già assunta quale requisito essenziale della strategia di sviluppo delle aree interne nel periodo 2014/2020, assume i connotati di unassetto continuativo per l’erogazione dei servizi, con la creazione e il rafforzamento di un sistema intercomunale permanente, che costituisce un fattore rilevante, sia per affrontare e risolvere i gap di capacità e competenza che ostacolano la fase di attuazione delle strategie, sia per interloquire su basi collettive con politiche e iniziative sovra locali.
Gestione associata che non assume la forma di aggregazione temporanea costruita su e per progetti/programmi di sviluppo, ma diventa segno di gestione ordinaria di funzioni e di servizi locali, nonchè prova di maturità delle comunità regionali e locali chiamate a prendere atto di una realtà che richiede di uscire dal particolarismo nonchè un cambio di paradigmi culturali nell’approccio ai problemi e nella scelta dei mezzi per governarli.
Il paradosso offerto dal Piano per le aree interne a rischio di spopolamento sembra quello di essere utilizzabile anche in altri contesti che, pur non rientrando nel perimetro delle aree interne in crisi di natalità e demografica, richiederebbero comunque una gestione associata, sia sotto il profilo della individuazione di bacini di utenza più ampi per realizzare servizi di livello itercomunale con tariffe più sostenibili (nidi,mense,doposcuola,palestre,piscine,biblioteche, mobilità integrata,servizi sanitari), sia una maggiore razionalizzazione dei centri di progettazione e di spesa. La qualificazione delle Stazioni Appaltanti e una governance adeguata alla complessità delle nuove sfide legate al cambiamento climatico, e da ultimo alla digitalizzazione e all’uso di IA nelle procedure e nei servizi della PA, richiedono risorse personali giovani, con nuove attitudini e competenze, e centri e strutture tecniche che possano attirare/trattenere professionisti.Quanto meno per provare a contenere quel fenomeno che, in una Comunicazione della Commissione UE del 2023, viene definito “Trappola dei talenti”.
Il Piano del Governo (meglio, del Dipartimento per la Coesione e per il Sud), se letto al netto di quel passaggio forse infelice per le parole usate quando si parla di irreversibilità da accompagnare, contiene anche un importate e sorprendente richiamo: “nei prossimi anni e decenni – pag 41 paragrafo 22 – il declino della popolazione e gli squilibri nel rapporto tra generazioni dipenderanno da quanto bassa continuerà a rimanere la natalità, ma anche dalla capacità di gestione e integrazione dei flussi migratori”.




