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Il libro che si moltiplica all’infinito. Raymond Queneau, Cent mille milliards de poèmes e la nascita della letteratura combinatoria

Il libro che si moltiplica all’infinito. Raymond Queneau, Cent mille milliards de poèmes e la nascita della letteratura combinatoria

Di Simona Mazza

Un libro piccolo, in apparenza, eppure così vasto da rendere insufficiente un’intera vita di lettura. In Cent mille milliards de poèmes Raymond Queneau affida a poche pagine un congegno poetico capace di generare un numero sterminato di testi

Un oggetto editoriale fuori misura

A uno sguardo distratto, l’opera pubblicata da Raymond Queneau nel 1961 potrebbe apparire come un volume di esigue dimensioni, quasi una curiosità tipografica. In realtà, proprio in quella compattezza materiale si annida uno dei più audaci esperimenti letterari del Novecento.Cent mille milliards de poèmessi compone di dieci sonetti, ciascuno formato da quattordici versi, stampati su pagine suddivise in bande orizzontali indipendenti. Ogni verso può così essere sostituito con il verso corrispondente di uno degli altri sonetti, purché ne occupi la medesima posizione. Piuttosto singolare, si direbbe.

In realtà, tuttavia, la costruzione del libro obbedisce a una disciplina ferrea. Tutti i sonetti rispettano lo stesso impianto metrico e il medesimo schema di rime, così da rendere possibile la permutazione preservando coesione ritmica e tenuta sintattica. Da questa architettura deriva il celebre numero delle combinazioni possibili, ben dieci elevato alla quattordicesima potenza, vale a dire centomila miliardi di testi. A tal riguardo, Queneau stesso osservò che, per leggerli tutti, occorrerebbero quasi duecento milioni di anni. Ma c’è di più.

La logica dell’esperimento

La singolarità dell’opera risiede anche nel modo in cui il libro ridefinisce l’idea stessa di testo. Il sonetto, forma emblematica della tradizione lirica, diventa qui una matrice produttiva. La poesia si sposta così dal risultato al procedimento, dalla fissità dell’esito all’apertura di una serie.

Il lettore, di conseguenza, assume una funzione nuova, più attiva. Interviene infatti nella configurazione materiale del testo, sceglie l’ordine dei versi e attiva, a ogni sequenza, un diverso assetto del componimento. In questo senso il libro occupa una soglia decisiva della modernità, perché mostra con chiarezza che la forma letteraria può essere insieme rigorosa e mobile, regolata e moltiplicabile.

Raymond Queneau tra letteratura, filosofia e matematica

Per comprendere la portata di questo gesto conviene tornare alla figura dell’autore. Raymond Queneau nacque a Le Havre nel 1903 e occupa un posto del tutto peculiare nella cultura francese del Novecento. Alla formazione filosofica unì interessi costanti per la matematica, la linguistica, la logica delle strutture e i registri del parlato. Frequentò in gioventù il surrealismo, dal quale tuttavia si distaccò, preferendo una ricerca più personale, più attenta alle possibilità costruttive della lingua.

Fu narratore, poeta, saggista, uomo d’editoria. Il successo diZazie dans le métro(1959) contribuì ad allargare la sua notorietà, ma la sua originalità si misura soprattutto nella capacità di tenere insieme ambiti che spesso la tradizione culturale separa. Nella sua opera convivono ironia, precisione tecnica, gusto dell’invenzione e una costante attenzione per i meccanismi interni del linguaggio. Ma torniamo al testo che stiamo esaminando in questa sede.

Il clima culturale degli anni Sessanta

L’uscita diCent mille milliards de poèmessi colloca in un passaggio cruciale. Gli anni Sessanta vedono intensificarsi il dialogo tra scienze esatte e discipline umanistiche, mentre il pensiero strutturale acquista un ruolo sempre più influente. In questo quadro, l’opera di Queneau assume un valore esemplare. La letteratura viene infatti pensata come sistema, come costruzione, come campo di possibilità governato da regole precise.

Ilan definitiva, il libro esprime una concezione della scrittura secondo cui il vincolo formale accresce l’invenzione e la regola diventa principio di fecondità. Proprio da qui prende forma il nucleo teorico che, di lì a poco, l’Oulipo avrebbe sviluppato con piena consapevolezza. 

L’Oulipo e l’idea combinatoria

Un anno prima della pubblicazione del volume, Queneau fondò con François Le Lionnais l’Ouvroir de Littérature Potentielle, il celebre Oulipo. Il nome del gruppo racchiude già un programma teorico di grande chiarezza. Al centro si collocano le possibilità della letteratura, le forme ancora latenti, i percorsi che la scrittura può aprire attraverso vincoli, strutture e procedure.

In questa prospettiva,Cent mille milliards de poèmesacquista un valore emblematico. L’opera mostra che un testo può contenere molto più di quanto presenti in atto, perché la sua vera estensione coincide anche con l’insieme delle forme che la struttura rende possibili. La combinazione, allora, cessa di apparire come un semplice artificio e si afferma come un principio poetico vero e proprio. Ogni verso entra in rapporto con altri versi secondo una legge di compatibilità, e da questa rete di relazioni nasce una pluralità di esiti virtuali. L’idea combinatoria riguarda precisamente questo passaggio: la forma si fa generativa, la regola diventa produttiva, la variazione acquista dignità di metodo.

Qui emerge anche l’aspetto più sottile del libro. La mobilità del testo poggia su un lavoro preliminare di estrema precisione. Ogni verso deve accordarsi agli altri preservando ritmo, sintassi e compattezza complessiva del sonetto. L’impressione di apertura illimitata nasce dunque da una costruzione rigorosa, mentre l’abbondanza dei risultati scaturisce da un’economia attentamente sorvegliata. In questo equilibrio fra controllo e moltiplicazione si riconosce la qualità più alta dell’invenzione di Queneau.

Un antecedente della testualità contemporanea

A distanza di decenni, l’opera continua a imporsi anche per la sua singolare attualità. Molto prima che la cultura digitale introducesse su larga scala nozioni come interattività, generazione automatica e testualità variabile, lo scrittore francese aveva già immaginato un libro fondato sulla pluralità delle configurazioni e sull’attivazione del lettore.

Il suo valore investe così una questione centrale della modernità letteraria. Quale rapporto intercorre tra forma e possibilità? In che misura la scrittura può essere pensata come procedura? Che cosa accade all’idea di autore quando l’opera si presenta come sistema aperto, pur nella sua rigorosa costruzione? Queneau affida a un piccolo libro questioni di portata teorica vastissima.

Una lezione ancora attuale

Cent mille milliards de poèmesresta una delle prove più persuasive del fatto che la modernità letteraria abbia saputo rinnovarsi attraverso una rifondazione della forma. Queneau assume la tradizione del sonetto e la conduce verso una nuova destinazione, conservandone la disciplina e modificandone radicalmente il destino.

È questa, forse, la sua intuizione più durevole. Un’opera può essere minima per estensione e smisurata per implicazioni. Può contenere, in poche pagine, una riflessione sulla forma, sulla lettura, sul tempo, sul rapporto fra ordine e possibilità. Per questa via il libro continua a parlare al presente come dimostrazione esatta di una verità che la letteratura conosce da sempre e che qui acquista una nitidezza esemplare: la grandezza di un’opera nasce talvolta da una struttura sorvegliatissima, capace di mettere in moto una densità di pensiero assai superiore a quella che la sua misura materiale lascerebbe presumere.

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