Il Natale di tò Kalòn, a Martano, con l’antropologo Eugenio Imbriani, tra narrazioni e tradizioni e anche con un pizzico di poesia, di arte e di autentica convivialità
di Anna Stomeo
Il Natale a tò Kalòn si festeggia quest’anno all’insegna della conoscenza delle tradizioni, della curiosità culturale e dell’antropologia, ma anche della comunità, con il Prof. Eugenio Imbriani, noto e stimato antropologo dell’Università del Salento, che giovedì 18 dicembre alle ore 18.00 sarà a Martano (Lecce), in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn di Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, per raccontare il Natale, ma non solo…
Il Prof. Imbriani ci porterà infatti due piccoli e preziosi libri, che ha scritto con competenza e con passione nel corso dell’ultimo anno: uno, dal titolo “La guerra dei pesci e altre storie” (Edizioni Progredit 2025), raccoglie sei affascinanti fiabe, ricucite e rielaborate partendo da elementi che sono stati oggetto della sua ricerca antropologica, e l’altro, freschissimo di stampa e alla sua prima presentazione, dal titolo “Breve storia dell’albero di Natale. Una strana pianta raccontata da un antropologo” (Edizioni Grifo 2025), ripercorre, con originalità di riferimenti e di racconti, la storia dell’albero di Natale «simbolo amatissimo dalle radici complesse», come lo definisce l’Autore.
Si tratta, in realtà, di due laboriose e articolate ricerche, che un antropologo esperto, come Imbriani, conduce su un piano insolito e divertito, ma anche, forse, più impegnativo: quello del gioco narrativo, che si fa gioco letterario e scrittura raffinata, nel primo libro, e quello della ricerca delle tradizioni, che si fa ricerca di simboli e suggestioni nell’universo semiotico dell’immaginario collettivo, nel secondo libro, intenso e affascinante per approccio metodologico e cura delle notazioni e delle descrizioni.
Due piccoli capolavori, è il caso di dirlo, che non mancheranno di suscitare, nei lettori e negli ascoltatori di tò Kalòn, un interesse rinnovato per i misteri delle fiabe e per la storia del Natale, in una simbiosi conoscitiva che li riveste di significati altri, di connotazioni antropologiche e simboliche impensate, di collegamenti culturali e implicazioni teoriche, di suggestioni individuali e collettive, di richiami storici e di riferimenti al presente.
“La guerra dei pesci” e le altre storie, raccontate nei canoni di un’antropologia della fiaba attenta agli archetipi, ai riti, ai personaggi, rispondono ad un’esigenza conoscitivo-immaginativa condotta sul filo dell’ironia, con la consapevolezza da parte dell’Autore di introdursi di soppiatto in un mondo solo apparentemente lineare e indipendente dalla sua professione, ma che, come egli stesso ammette, contiene «alcuni tra gli elementi e le figure che sono stati oggetto delle sue indagini» di antropologo.
La “Breve storia dell’albero di Natale” è, invece, la storia di un simbolo, «nato dall’incontro di pratiche e significati eterogenei», come dice l’Autore, che si delinea e si fa strada sempre più nella plurivocità delle tradizioni culturali, assumendole come molteplici radici, in senso letterale e metaforico. Storie di piante persistenti o effimere, comunque intrecciate con la storia delle comunità umane e attraverso le quali passano e sono passate le più significative esperienze storico antropologiche e culturali dell’umanità: dall’albero del mondo al ramo d’oro, dal dono all’albero di Natale
L’intento di raccontare il Natale, con i metodi dell’antropologia culturale e della storia delle tradizioni popolari, non è nuovo nella ricerca scientifica di Eugenio Imbriani che, già alcuni anni fa ha pubblicato uno studio specifico sul Natale, quest’anno riedito con successo, “Breve storia del Natale” (Edizioni Nuovo Quotidiano di Puglia, 2020 e 2025), nel quale le origini della festa, e i mille significati che la attraversano e la rivelano, sono affrontati con un approccio scientifico e insieme divulgativo, in grado di coinvolgere tutti i lettori e di lasciarli non solo stupiti, ma anche edotti e meravigliosamente responsabili di una tradizione conoscitiva intima e collettiva che ci rende “visibile” fino in fondo il territorio in cui viviamo e la sua cultura.
Eugenio Imbriani, nella sua intensa e lineare carriera accademica, con numerose pubblicazioni, studi, saggi monografici e articoli, ha indirizzato la sua ricerca etnografica allo studio del folklore e della cultura popolare, con particolare attenzione agli aspetti epistemologici, che consentono di individuare, nella produzione di un patrimonio culturale, il sottile gioco d’incastro tra memoria e oblio, e dove l’oblio, paradossalmente, svolge un ruolo non indifferente. Di qui la riflessione «Sull’ironia antropologica», come recita il titolo di un suo libro del 2014 (“Sull’ironia antropologica”).
Alla base una solida formazione, che ha saputo guardare alle tematiche di Gramsci e a quelle di Ernesto de Martino, cui ha dedicato saggi e convegni Una particolarità, questa dell’approccio di Imbriani alla ricerca, che arricchisce non poco la scrittura etnografica più attenta ed attuale. Eugenio Imbriani è anche direttore della rivista “Palaver” presso l’Università del Salento e dirige la Sezione etnografica del Museo Civico di Giuggianello (Le). La sua vigile presenza nel panorama degli studi etnografici salentini è una garanzia scientifica e culturale di non poco conto.
Già presente a tò Kalòn, dove lo scorso anno ha tenuto una seguitissima lectio su Ernesto de Martino e il folklore, il prof Eugenio Imbriani non mancherà di interessarci ancora con le sue escursioni teoriche e metodologiche e le sue ricerche nel campo immenso dell’Antropologia delle Tradizioni, la quale, lungi dal voler solo focalizzare riti ed eventi specifici, intende soprattutto raccontarci le Comunità che li tengono in vita, attraverso, le loro scelte, le loro invenzioni e re-invenzioni, la loro memoria conservativa, tra nostalgia e oblio.
Un modo di evocare il passato per delineare il futuro, con l’attenzione al presente, ai nostri simili, a ciò che drammaticamente ci coinvolge, come le guerre mai sopite, e che Eugenio Imbriani evoca nelle ultime righe della sua Introduzione alla “Breve storia dell’albero di Natale”: «Vorrei che queste pagine vengano lette come un atto d’accusa e un invito alla protezione delle persone fragili, e particolarmente dei bambini, perché sotto l’albero di Natale, di Pasqua, di Ferragosto, di ogni giorno trovino sicurezza e serenità».
Anche sulla scia di questa coinvolgente riflessione, la serata natalizia di tò Kalòn proseguirà in un momento comunitario e conviviale, cui ci auguriamo vorranno partecipare i Poeti e gli Artisti amici di tò Kalòn, con una lettura, l’anticipazione di un’opera, una considerazione personale, un invito, una sollecitazione, un sogno, una speranza….che il Web provvederà a rilanciare in una solidarietà più allargata.
Un incontro irripetibile da non mancare. Vi aspettiamo