IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Il PROFETA ISAIA E LA PACE NEL MONDO CONTEMPORANEO

Pace

di Lidia Caputo

La stella del mattino, offuscata dai densi fumi dei combattimenti in Oriente, Europa, Asia, per un attimo che sembra eterno, contempla il nostro mondo alla deriva, trascinato da correnti impetuose di odio e violenza, tanto che riecheggiano nella nostra mente le ammonizioni dei profeti di ogni tempo, tra cui la maledizione di Isaia:

Guai a te che devasti senza essere devastato,
che tradisci senza essere tradito:
quando avrai cessato di devastare, sarai devastato;
quando terminerai di tradire, ti tradiranno.

Pietà di noi, Yahweh! Noi speriamo in te.
Sii la nostra forza ogni mattina,
la nostra salvezza nel tempo dell’angoscia.

Al fragore del tuono fuggono i popoli,
quando alzi la voce si disperdono le genti.
Se ne ammassa il bottino come si ammassano le cavallette,
vi si accorre come vi accorrono le formiche.

Eccelso è Yahweh perché dimora in alto,
ma riempie Sion di equità e giustizia.

Anche il Salmo riecheggia l’aspra invettiva di Isaia, delineando la devastazione della terra e, al contempo, la potenza divina che pone fine alle guerre:

I popoli hanno rumoreggiato, i regni hanno vacillato;
egli ha fatto udire la sua voce e la terra si è squagliata.
Egli fa cessare le guerre fino ai confini della terra,
spezza l’arco, frantuma la lancia,
brucia nel fuoco i carri.

Desistete e riconoscete che io sono il Signore!
Io sarò esaltato tra i popoli,
io sarò esaltato sulla terra.

È sconvolgente osservare come oggi, se si eccettua una parte della popolazione che partecipa al dibattito culturale e politico e auspica una equa risoluzione dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, la stragrande maggioranza delle persone sia immersa nella routine quotidiana, tra shopping, divertimenti e viaggi nei paradisi esotici, senza manifestare reale interesse per le città rase al suolo, per il genocidio dei popoli, per il sangue versato di centinaia di migliaia di bambini innocenti che, a differenza dei nostri figli e nipoti, non vedranno sorgere il sole mai più.

Ancora una volta il profeta della luce, Isaia, lancia la sua invettiva contro gli indifferenti, veri e propri morti viventi:

“Ascoltate pure, ma senza capire,
guardate pure, ma senza sapere.

Ingrassa il cuore di questo popolo,
induriscigli le orecchie,
incollagli occhi,
affinché con i suoi occhi non veda,
con le sue orecchie non ascolti,
il suo cuore non capisca
e non si converta e non guarisca”.

Domandai: “Fino a quando, Yahweh?”
Rispose:

“Finché siano devastate
le città, senza abitanti,
le case senza gente,
e il suolo devastato e desolato.

Yahweh allontanerà gli uomini,
e nel paese grande sarà l’abbandono.
Se anche vi restasse ancora un decimo,
sarebbe nuovamente incendiato,
come la quercia o il terebinto
che, recisi, non hanno che il ceppo:
seme santo è il suo ceppo”.

Il conflitto tra il male e il bene, tra la vita e la morte, si pone come una scelta drammatica: o l’uomo accetterà di osservare le leggi divine, oppure sarà condannato a una caduta vertiginosa nell’abisso.

Tra gli autori contemporanei, una delle voci più significative è quella del premio Nobel T. S. Eliot che, nel suo capolavoro La terra desolata (1922), descrive in modo icastico, talvolta apocalittico, la devastazione del mondo moderno, segnato dalla volontà di potenza e da conflitti senza fine.

“La tenda del fiume è rotta:
le ultime dita delle foglie
s’aggrappano e affondano nell’umida riva.
Il vento attraversa la terra bruna, non udito.

Ardere, ardere, ardere, ardere.
Signore, Tu mi cogli,
Signore, Tu cogli
in ardore.”

Nel dipanarsi della storia umana, l’esperienza d’Israele assume un valore paradigmatico: i suoi fallimenti, le deportazioni, le guerre e le conversioni rappresentano una testimonianza di ciò che il divino può operare tra gli uomini.

Il rotolo del profeta Isaia è considerato uno dei capolavori dell’Antico Testamento, un’opera monumentale, stratificata nel tempo, di altissimo valore teologico e letterario.

L’annuncio di una fratellanza universale rivela il carattere messianico del testo:

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce.
Su coloro che abitavano in terra d’ombra
una luce è brillata.

Poiché un bambino ci è nato,
un figlio ci è stato donato.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:

Consigliere mirabile,
Dio potente,
Padre eterno,
Principe della pace.

Grande sarà il suo dominio
e la pace non avrà fine.

Anche nel tempo presente risuona l’appello alla pace, come nella voce del poeta palestinese Samih al-Qasim:

Cammino fiero,
cammino a testa alta.

Porto in mano un ramo d’ulivo
e il corpo sulle mie spalle
e cammino, cammino.

Il mio cuore è una luna rossa,
il mio cuore è un giardino
pieno di bacche e basilico.

Le mie labbra sono un cielo
che gronda a volte fuoco,
a volte amore.

Porto in mano un ramo d’ulivo
e il corpo sulle mie spalle
e cammino, cammino.

Lecce, 1 maggio 2026
Lidia Caputo


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