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Il Punto della Settimana: Geopolitica ed Economia Globale (23–30 Agosto 2025)

Riflessioni dal mondo

di Pompeo Maritati

Settimana geopolitica 23–30 agosto 2025: il mondo ha vissuto sette giorni di tensioni crescenti, manovre strategiche e segnali economici contrastanti. In Asia, fervono i preparativi per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai previsto per il 31 agosto a Pechino, dove Cina, Russia, India, Iran e altri membri discuteranno di sicurezza regionale, cooperazione energetica e sistemi di pagamento alternativi al dollaro.

Il presidente russo ha anticipato la sua proposta di un nuovo meccanismo di compensazione commerciale basato su valute locali, mentre Teheran ha confermato l’intenzione di aderire. L’India ha rafforzato la propria posizione strategica con una visita ufficiale del primo ministro Modi in Giappone dal 29 al 31 agosto, firmando accordi su tecnologia, infrastrutture e difesa, consolidando l’asse indo-giapponese come contrappeso all’influenza cinese.

In Medio Oriente, Israele ha intensificato le operazioni militari su Gaza City, con il Gabinetto di sicurezza che ha approvato una strategia per il controllo totale dell’area, nonostante le perplessità dell’esercito. L’Egitto ha condannato le azioni israeliane, accusando Tel Aviv di crimini contro l’umanità e minacciando di sospendere la cooperazione diplomatica.

L’Iran ha riposizionato prigionieri politici nella struttura di Evin dopo un attacco missilistico israeliano, segnalando una nuova fase di confronto diretto. In Siria, Tartus è diventata epicentro di una competizione silenziosa tra Russia, Emirati Arabi e Turchia per il controllo logistico del Mediterraneo orientale.

In Europa, la Francia è sull’orlo di una crisi istituzionale: il governo Bayrou ha presentato una manovra da 44 miliardi di euro con tagli a salari pubblici, pensioni e festività, provocando proteste diffuse e l’annuncio di voto contrario da parte di Rassemblement National e La France Insoumise. Il voto di fiducia previsto per l’8 settembre potrebbe segnare la fine dell’esecutivo centrista. Lo spread tra titoli francesi e tedeschi ha raggiunto gli 80 punti base, mentre il CAC 40 ha perso il 3% in cinque giorni.

In Germania, il governo ha annunciato un piano di stimolo da 25 miliardi per sostenere l’industria manifatturiera e contrastare il rallentamento della domanda interna.

Negli Stati Uniti, il presidente Trump ha intensificato la pressione sulla Federal Reserve per un taglio dei tassi nella riunione del 17 settembre, sostenendo che l’economia ha bisogno di ulteriore stimolo per mantenere la crescita. Il PIL USA è cresciuto del 3,3% nel secondo trimestre, ma l’inflazione è salita al 2,9%, alimentando timori di stagflazione. Trump ha rilanciato l’idea di un accordo di cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, proponendo un vertice trilaterale a Ginevra, mentre ha minacciato nuovi dazi contro l’Unione Europea e la Cina.

La BCE mantiene una posizione attendista, ma l’instabilità francese e le tensioni commerciali potrebbero spingerla a rivedere la politica monetaria in autunno.

I mercati emergenti mostrano segnali misti: la Cina continua a sostenere la produzione industriale con stimoli fiscali e monetari, mentre l’India ha registrato una crescita del 7,8% nel secondo trimestre, superando le attese.

L’America Latina resta vulnerabile: l’Argentina ha chiesto una rinegoziazione del debito con il FMI, mentre il Brasile ha visto un calo della produzione agricola del 4% a causa della siccità. A livello globale, si rafforza la tendenza verso un ordine multipolare, con decoupling strategico tra Occidente e Asia.

Le banche centrali sono sotto pressione politica e sociale, mentre la finanza globale mostra segnali di euforia scollegata dall’economia reale. La settimana si chiude con un mondo in transizione, dove le alleanze si riformano, le istituzioni vacillano e le tensioni si moltiplicano.

Il punto di Pompeo

Dopo aver esaminato questo quadro generale, emerge con chiarezza che il mondo sta attraversando una fase di transizione profonda, non lineare, e per certi versi irreversibile. La frammentazione geopolitica non è più una tendenza, ma una realtà consolidata: l’idea di un ordine globale unificato, regolato da istituzioni multilaterali, sta cedendo il passo a una molteplicità di poli regionali, ciascuno con proprie logiche, interessi e strumenti di influenza. L’Asia si sta affermando come il centro gravitazionale del XXI secolo, non solo per la sua massa demografica ed economica, ma per la capacità di costruire architetture alternative al sistema occidentale. Il vertice OCS, pur non ancora concluso, rappresenta un laboratorio di questa nuova ingegneria geopolitica.

L’Europa, al contrario, appare sempre più vulnerabile. La crisi francese non è solo politica: è sintomo di un malessere profondo, di una difficoltà strutturale nel conciliare crescita, coesione sociale e sostenibilità fiscale. La Germania tenta di tenere il timone, ma senza una visione condivisa, l’Unione rischia di diventare un’arena di interessi divergenti. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, oscillano tra assertività e imprevedibilità. La sua diplomazia del caos può produrre risultati tattici, ma mina la fiducia sistemica. L’economia americana è ancora robusta, ma l’inflazione e la polarizzazione interna sono mine sotto la superficie.

Sul piano economico, il mondo si sta polarizzando tra economie mature in rallentamento e mercati emergenti in espansione. Ma questa crescita non è omogenea né garantita: dipende dalla stabilità politica, dalla capacità di innovazione e dalla resilienza climatica. L’India è oggi il simbolo di un futuro possibile, ma anche lì le disuguaglianze e le tensioni sociali restano latenti. La Cina, pur mantenendo il controllo, deve affrontare una sfida interna di legittimazione e riforma.

Cosa si può prevedere? A breve termine, ci attendono mesi di volatilità: politica, economica, sociale. Le elezioni in Francia potrebbero ridisegnare gli equilibri europei. Le mosse della Fed e della BCE saranno decisive per evitare una nuova crisi finanziaria. Il Medio Oriente resta una polveriera, e ogni escalation potrebbe avere ripercussioni globali. A medio termine, il mondo si muove verso una logica di blocchi: non necessariamente conflittuali, ma certamente competitivi. La cooperazione sarà selettiva, la fiducia sarà negoziata, e la stabilità sarà il frutto di equilibri dinamici, non di regole fisse.

In questo contesto, l’Italia ha una finestra di opportunità: può giocare un ruolo di ponte, di mediazione, di proposta. Ma servono visione, coraggio e coerenza. La politica estera non può essere reattiva, deve essere strategica. E l’economia deve essere orientata alla resilienza, non solo alla crescita.

La settimana 23–30 agosto 2025 ci lascia dunque con più domande che risposte, ma anche con una certezza: il mondo non tornerà com’era. E forse, proprio in questa incertezza, si nasconde lo spazio per una nuova leadership, per una nuova narrazione, per una nuova responsabilità.


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