IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“Il punto della settimana” la rubrica che analizza i principali eventi geopolitici, economici, sociali dal 14 al 20 settembre 2025, nel mondo

Il punto della situazione internazionale

Pompeo Maritati

Questa settimana politica (14–20 settembre 2025) è stata segnata da due forze che la stanno rimodellando con urgenza crescente: il riemergere di conflitti ad alta intensità e la riconfigurazione pragmatica delle relazioni tra grandi potenze. Sono settimane in cui la politica internazionale oscilla fra lacerazioni umanitarie e tentativi di dialogo interstatale, mentre nelle democrazie si aprono dossier sensibili che misurano la tenuta delle istituzioni. Il presente articolo passa in rassegna i fatti politici più rilevanti della settimana, analizza i fili che li connettono e prova a delineare gli scenari più probabili nel prossimo futuro.

1. Gaza: l’escalation che riapre questioni di diritto internazionale e responsabilità politica

L’aspetto più drammatico e politicamente emblematico della settimana è stato senza dubbio l’intensificarsi delle operazioni militari israeliane su Gaza City, con vaste demolizioni di palazzi e ordini di evacuazione che hanno colpito centinaia di migliaia di civili. Le immagini e i resoconti mostrano quartieri rasi al suolo, centri di distribuzione degli aiuti sotto pressione e una crisi umanitaria che si aggrava di giorno in giorno. Organismi internazionali, ong e alcune commissioni delle Nazioni Unite hanno sollevato dubbi gravi circa la legittimità e la proporzionalità di alcune azioni militari, e c’è chi parla apertamente di accuse pesanti contro le autorità israeliane per violazioni del diritto internazionale. (Reuters)

Politicamente, l’escalation impone tre questioni immediate. La prima è interna ad Israele: il governo deve rispondere alla propria opinione pubblica — divisa tra richiesta di sicurezza e preoccupazione per le conseguenze politiche e morali — e contemporaneamente gestire il peso delle critiche internazionali. La seconda riguarda i paesi arabi e musulmani, alcuni dei quali oscillano fra condanne formali e richieste di maggiore coinvolgimento diplomatico, mentre altri cercano di non compromettere canali più sottotraccia con attori occidentali. La terza questione è il ruolo delle istituzioni multilaterali: le risposte dell’ONU, degli organi per i diritti umani e dei grandi organismi regionali saranno test cruciali per l’efficacia del diritto internazionale in scenari di guerra urbana prolungata. I segnali politici internazionali della settimana suggeriscono che il conflitto non è solo militare: è un gigantesco banco di prova per la legittimazione politica degli attori in causa e per la credibilità delle organizzazioni internazionali nel proteggere i civili. (Nazioni Unite)

2. Stati Uniti–Cina: il ritorno della diplomazia ad alto livello

Un altro elemento centrale della settimana politica è stato il sorprendente thaw diplomatico tra Washington e Pechino. Una conversazione telefonica ad alto profilo tra il presidente statunitense e il leader cinese ha prodotto l’annuncio di un incontro programmato in occasione di un prossimo vertice regionale — indicazione che, accanto alle tensioni strategiche, esiste una forte spinta pragmatica a ricucire comunicazione e coordinamento su dossier specifici, dal commercio alle tecnologie sensibili. Il fatto che i due leader abbiano annunciato un incontro e la possibilità di visite bilaterali nei prossimi mesi segnala una fase in cui la gestione dei rapporti USA-Cina assume un profilo più transazionale, volto a limitare gli shock economici e a stabilire “regole del gioco” pratiche. (Al Jazeera)

Dal punto di vista politico interno ai singoli paesi, questo disgelo ha ricadute rilevanti. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca usa la riapertura del dialogo per bilanciare pressioni interne (istituzionali, geopolitiche e produttive) e per evitare che il confronto con la Cina si traduca in costi economici non controllabili. In Cina, Pechino ha interesse a preservare l’accesso ai mercati e a ridurre il rischio di frammentazione tecnologica che penalizzerebbe le sue catene produttive. L’incontro annunciato potrebbe dunque generare piccoli ma importanti risultati pratici (meccanismi su controllo export, regole per società tecnologiche, canali per questioni marittime), ma non è probabile che cancelli le divergenze strategiche strutturali. (Al Jazeera)

3. Onu e multilaterale: sessione di settembre e nodi politici aperti

Settembre è tradizionalmente il mese dell’Assemblea Generale dell’ONU, e il 2025 non fa eccezione: i leader mondiali convergono a New York, gli spazi diplomatici si moltiplicano e si contendono l’agenda. La settimana ha visto una serie di incontri preparatori e prese di posizione su temi cruciali: dalla sicurezza internazionale ai diritti umani, dalla governance dei beni comuni alle emergenze umanitarie. L’attenzione dei media internazionali è stata concentrata su alcune risposte normative alla crisi israeliano-palestinese, sulle accuse mosse a singoli attori da parte di commissioni delle Nazioni Unite e sulla capacità (o incapacità) dell’ONU di imporre soluzioni praticabili. (Reuters)

La politica multilaterale è oggi sottoposta a tre tensioni: 1) la crescente differenziazione tra blocchi regionali che preferiscono soluzioni bilaterali o “mini-lati” rispetto a decisioni globali; 2) la pressione di attori non statali (ONG, imprese, reti civiche) che rivendicano ruolo nelle risposte; 3) il rischio che accuse di violazioni gravi (quando emergono) polarizzino le assemblee, rendendo più difficile costruire risoluzioni condivise. Il risultato politico potrebbe essere una maggiore frammentazione dell’azione collettiva e una difficoltà ad imporre misure incisive quando gli interessi delle grandi potenze divergono.

4. Europa: riforme, memorie e responsabilità storica

A livello europeo, la settimana ha portato all’attenzione alcuni dossier di politica interna che hanno ricadute anche sulle relazioni bilaterali. Un esempio rilevante è il nuovo pacchetto di proposte congiunte tra Regno Unito e Irlanda per affrontare la questione del lascito del conflitto nordirlandese — un tentativo politico di sostituire norme giudiziarie e atti legislativi controversi con meccanismi più condivisi per diritto delle vittime e investigazione storica. Si tratta di una mossa che punta a ridurre le tensioni di vecchia data, ma che incontrerà resistenze politiche interne, nonché ricadute legali a livello europeo. L’iniziativa è significativa perché dimostra come l’eredità dei conflitti politici possa riemergere come tema centrale nell’agenda nazionale e internazionale. (The Guardian)

Sul versante europeo più ampio, la pressione su governi e istituzioni per gestire la crisi economica, i flussi migratori e la sicurezza energetica continua a modellare scelte politiche che vanno dalle politiche di bilancio agli accordi bilaterali su energia e difesa. L’elemento da osservare è la capacità dei partiti e dei governi di negoziare compromessi che mantengano coesione sociale senza perdere credibilità sul piano della legalità e della memoria storica.

5. Fronti secondari ma politicamente rilevanti: droni, spazio aereo e fiammate in Europa orientale

Questa settimana ha registrato anche episodi che, pur meno spettacolari, sono politicamente importanti: segnalazioni di droni che avrebbero violato spazi aerei di Paesi membri della NATO e tensioni localizzate nelle aree prossime al conflitto in Ucraina. Tali incidenti, anche quando relativamente contenuti, hanno effetti politici sproporzionati perché possono essere usati come pretesto per atteggiamenti più duri, misure di contenimento o per giustificare aumenti di spesa militare. In breve, la politica della deterrenza e della sorveglianza rimane un elemento centrale dell’agenda di sicurezza europea e transatlantica. (Boomers Daily)

6. Opinione pubblica e dinamiche interne: proteste, consenso e legittimazione

La settimana ha mostrato come la politica contemporanea sia sempre più un equilibrio fra decisioni tecniche (es. gestione degli aiuti, politica estera) e percezione pubblica. Le autorità che hanno responsabilità dirette nei dossier più caldi (es. Israele nella gestione della guerra; Usa e Cina nelle relazioni bilaterali) devono operare contemporaneamente su due fronti: la definizione di politiche concrete e la costruzione di una narrativa nazionale e internazionale che le renda sostenibili. Le mobilitazioni civili, le campagne sui social e le pressioni dei media internazionali condizionano le opzioni politiche e spingono leader e governi ad adottare posizioni — sia in senso di fermezza, sia in senso di compiacenza — a seconda del contesto interno. Questo è vero tanto per democrazie mature quanto per regimi più autoritari che oggi non possono ignorare del tutto il consenso.

Previsioni politiche: cosa potremmo aspettarci nelle prossime settimane

A partire dagli elementi emersi tra il 14 e il 20 settembre, è possibile disegnare alcune traiettorie politiche probabili per la fine del 2025 e l’inizio del 2026:

  1. Gaza e dossier mediorientale: l’intensificarsi delle operazioni e la pressione umanitaria renderanno sempre più centrale il ruolo delle mediazioni internazionali. È probabile che si moltiplichino tentativi di tregua mediata da attori regionali (Egitto, Qatar, Turchia) e internazionali; tuttavia, senza un accordo politico complessivo le tregue rischiano di essere temporanee e fragili. Parallelamente aumenterà la pressione su istituzioni come l’ONU affinché promuovano meccanismi di protezione dei civili più incisivi, con possibili conseguenze di natura diplomatica per gli alleati degli attori in causa. (Reuters)
  2. Relazioni USA-Cina: il riavvicinamento annunciato è destinato a produrre una serie di piccoli accordi tecnici e a stabilire canali di comunicazione che riducano il rischio di escalation accidentale. Tuttavia, la competizione strategica strutturale (tecnologia, influenza regionale) resterà il contesto di fondo; aspettarsi una completa normalizzazione sarebbe ingenuo. Le prossime mosse saranno valutate in funzione di risultati concreti su commercio, investimenti e regole tecnologiche. (Al Jazeera)
  3. Multilaterale in affanno e adattamento: l’ONU e le organizzazioni multilaterali affronteranno la sfida di adattarsi a un mondo più polarizzato: è probabile che si consolidi un sistema ibrido, dove decisioni globali continueranno ad esistere ma saranno spesso affiancate o soppiantate da accordi fra gruppi ristretti di paesi su temi strategici. Questo renderà la diplomazia più complessa e aumenterà il valore politico delle alleanze regionali e dei “formati” negoziali. (Reuters)
  4. Europa e memoria politica: i processi di rielaborazione delle memorie storiche (es. dossier nordirlandese) mostreranno quanto la politica del passato possa riaprire ferite e influenzare accordi contemporanei. Le soluzioni che cercheranno equilibrio fra giustizia, verità e stabilità saranno politicamente preferibili, ma difficili da attuare senza compromessi dolorosi. (The Guardian)
  5. Rischio di tensioni secondarie che degenerano: piccoli incidenti (droni, violazioni di spazio aereo, scontri locali) hanno la capacità di amplificarsi politicamente; la stagione autunnale porterà ad una maggiore attenzione militare e diplomatica su questi fronti, aumentando il rischio di escalation involontarie in contesti già tesi. (Boomers Daily)

Conclusione: politica in tempo reale, decisioni con orizzonte incierto

La settimana del 14–20 settembre 2025 mette in evidenza un mondo in cui la politica è simultaneamente urgente e confusa: crisi umanitarie che reclamano risposte immediate si combinano con tentativi di costruire spazi di dialogo strategico fra grandi potenze. I governi e le istituzioni multilaterali sono chiamati a combinare azioni pratiche (tregue, aiuti, equivalenti tecnici) con scelte di politica strategica a medio-lungo termine (regole per tecnologia, assetti di sicurezza regionale, riforme istituzionali). Il rischio più concreto resta la frammentazione: se gli strumenti multilaterali non vengono aggiornati e se la diplomazia non riconosce la necessità di compromessi pragmatici, la politica internazionale potrebbe scivolare verso una somma di logiche ad hoc, meno prevedibili e più conflittuali.

Per i prossimi mesi, quindi, la variabile decisiva sarà la capacità di combinare pressione diplomatica, strumenti umanitari efficaci ed equilibrio strategico: senza questi tre elementi insieme, le soluzioni saranno — come spesso accade — temporanee e insufficienti. Se desideri, nella prossima edizione posso approfondire uno di questi dossier (Gaza, Usa-Cina, o il quadro europeo) con un’analisi che includa mappe delle alleanze, cronologie e scenari possibili dettagliati. Quale preferisci?


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