IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“Il secolo intelligente della guerra” una lirica di Mariella Totani

Questa poesia nasce da un sentimento di inquietudine lucida, quasi di smarrimento, di fronte alle contraddizioni evidenti dell’uomo contemporaneo. Mai come nel XXI secolo l’umanità ha raggiunto traguardi straordinari in campo tecnologico, scientifico e comunicativo; eppure, proprio mentre si proclama portatrice di progresso e civiltà, sembra incapace di liberarsi da una delle sue pulsioni più arcaiche e distruttive: la guerra. Il paradosso è evidente e, in un certo senso, tragicamente ironico. Si costruiscono strumenti sempre più sofisticati per migliorare la vita, ma li si utilizza, con altrettanta perizia, per distruggerla.

In questo scenario, anche il ruolo dei governi appare sempre più ambiguo. Le grandi parole – pace, democrazia, diritti – vengono spesso svuotate del loro significato originario e piegate a logiche di potere, interessi economici e strategie geopolitiche. Ne deriva l’immagine di una classe dirigente che, invece di guidare con autonomia e responsabilità, si adatta, si piega, talvolta si nasconde dietro una retorica rassicurante ma ipocrita. È un teatro in cui le decisioni sembrano già scritte altrove, e gli attori recitano una parte che non appartiene più alla coscienza ma alla convenienza.

La poesia si muove proprio in questo spazio di tensione tra progresso e regressione, tra parola e realtà, tra ideale e compromesso. L’ironia diventa allora uno strumento necessario: non per sminuire la gravità dei temi trattati, ma per metterne a nudo l’assurdità. Ridere, in questo caso, è un modo per resistere, per non accettare passivamente una deriva che rischia di trasformare la vita umana in un semplice dato statistico, privo di valore intrinseco.

Non si tratta di una denuncia gridata, ma di uno sguardo che osserva e riflette, lasciando emergere, tra le rime, una domanda implicita: com’è possibile che un’umanità così avanzata sia ancora così fragile, così incline a ripetere i propri errori? E, soprattutto, fino a che punto siamo disposti ad accettarlo?

Il secolo intelligente della guerra

Nel secolo ventuno, così evoluto e fiero,
l’uomo ha fatto un passo avanti… verso il suo cimitero.
Ha il mondo nelle tasche, connesso in tempo reale,
ma inciampa ogni giorno nel più banale male.

Parla di libertà con voce solenne e stanca,
poi firma nuove guerre con la penna che non manca.
Costruisce missili, perfetti, intelligenti,
ma non sa più distinguere gli umani dai potenti.

Dice: “È per la pace!”, mentre accende il cannone,
e intanto conta i morti come fossero stagioni.
Sventola grandi ideali, giustizia e dignità,
ma li perde per strada… insieme all’umanità.

I governi, che un tempo fingevano pudore,
oggi danzano in fila al ritmo del più forte padrone.
Marionette eleganti, vestite di parole,
ma con fili ben saldi legati al portafogli e al sole.

Si inchinano composti, con studiata devozione,
mentre vendono il mondo a ogni nuova illusione.
E il popolo applaude, distratto e disilluso,
tra uno schermo acceso e il pensiero ormai confuso.

La vita dell’uomo? Un dettaglio marginale,
un numero in colonna, un errore contabile.
Se serve si sacrifica, con nobile retorica,
così la morte diventa persino patriottica.

E intanto il progresso corre, veloce, senza freno,
ma l’uomo resta indietro… sempre più piccolo e meno.
Ha conquistato Marte, o almeno così pare,
ma non riesce ancora semplicemente ad amare.

Che strana civiltà, così colta e raffinata,
che ha perso la bussola… e non l’ha mai cercata.
Forse un giorno capirà, tra le macerie e il rumore,
che la guerra è il trionfo… dell’umana pochezza e del suo errore.


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