IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Il vaccino che non attecchisce, la cura che non guarisce

Il vaccino che non attecchisce

di Riccardo Rescio

In medicina la genesi di una patologia può richiedere anni di osservazione, confronto clinico, ricerca di laboratorio e analisi epidemiologica.
Il quadro sintomatologico si presenta spesso frammentato, mutevole, mascherato da comorbilità che confondono il giudizio.
La diagnosi differenziale impone prudenza, perché lo stesso segno può appartenere a storie diverse e a cause distanti.
Il medico sa che l’errore di attribuzione costa tempo prezioso e che la cautela non è esitazione ma metodo.
In politica accade l’opposto, il ceppo originario della patologia è conosciuto, documentato, raccontato.
Gli storici ne hanno tracciato l’albero genealogico, i politicanti ne conoscono i meccanismi di diffusione, la gente comune ne riconosce i sintomi quando ritorna.
La patologia politica si manifesta con retoriche semplici, capri espiatori utili, promesse di ordine ottenute in cambio di libertà.
Si nutre di paura, di risentimento, di stanchezza collettiva e trova terreno fertile dove la complessità viene rifiutata.
Eppure questo ceppo risulta immune a qualsiasi vaccino preventivo e refrattario a ogni terapia quando si ripresenta.
Le costituzioni, i contrappesi, la libera stampa, la scuola, la memoria attiva avrebbero dovuto funzionare come immunità acquisita.
Accade invece che l’immunità si abbassi quando il benessere anestetizza la vigilanza e quando il disagio cerca scorciatoie.
La storia, maestra di vita, continua a tenere lezione davanti ad aule distratte, dove alcuni prendono appunti e molti dimenticano.
Non insegna a tutti in egual misura perché l’apprendimento richiede umiltà, ascolto, capacità di riconoscere le proprie responsabilità.
La medicina accetta l’incertezza come parte del percorso diagnostico e per questo progredisce.
La politica spesso rifiuta l’incertezza, la sostituisce con certezze urlate e per questo recidiva.
Comprendere una malattia resta difficile, ma più difficile ancora è accettare che una malattia politica già conosciuta venga lasciata circolare senza argini.


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