IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

di Tiziana Leopizzi


Una serata davvero inaspettata quella che mi attendeva a casa di persone squisite conosciute da poco. Il capofamiglia, un esperto di trasformazione digitale delle aziende, con passione molto seria per la cucina tra una sorpresa e l’altra che porta in tavola, ci racconta che la famiglia di sua moglie Anna è ricca di personaggi tanto inconsueti quanto interessanti.
Salta fuori un trisnonno, per parte di padre, partito da Mainetto di Serra Riccò, alle spalle di Genova, località alla quale la sua famiglia diede il nome e proprio questo personaggio impiantò in Brasile un florido commercio di legnami. Uno dei suoi figli Ghido Mainetto, fu portato agli onori delle cronache per la sua attività sportiva: campione mondiale di tiro al piccione gareggiò con la nobiltà europea alla fine del XIX secolo.

Il nonno materno di Anna era Berto Ferrari, un ottimo artista ligure di Bogliasco che ebbe successo a Genova e che tuttora ha mercato per le sue caratteristiche marine e per i paesaggi del Levante genovese.
La pittura cattura presto anche Loris, una delle figlie di Berto, che segui le orme paterne. Il nome maschile forse la spronò ad essere autonoma e indipendente ante litteram, ebbe successo pur appartenendo alla società bene, grave colpa questa per un artista soprattutto allora.
In ogni caso alla sua mostra alla galleria Rotta, la più antica d’Italia, dove in precedenza espose il padre, convenne tutta la buona società compreso il figlio amato e ribelle di una Genova chiusa per tradizione e per scelta, che diventerà poi famosissimo per le sue poesie in musica, Fabrizio De Andrè. Un’emozione ritrovare, tra le cose accuratamente conservate dalla famiglia, l’ellepì di Loris allora ragazzina che creó la cover, si proprio lei Loris Ferrari ne fu l’autrice.

La sorella maggiore di Loris, Andreina, si dedicò invece alla cura dei cinque figli, ma anche lei pe pur più tardi, fu presa dalla passione per l’arte, trasmessa dal papà in età avanzata. Se non fosse per la firma si farebbe fatica a riconoscere i dipinti del padre dal quelli di Andreina, stessa mano e stessa tecnica.
I cinque figli si distinsero in altre eccellenze ma nessuno con la “matita in mano”.
Ed eccoci finalmente a parlare di Francesca, il giovane talento artistico che
non si sottrae al dictat di famiglia.

Frequenta il liceo Barabino, l’artistico, e poi l’Accademia
Ligustica, e si immerge nella sua personale ricerca, circondata dai quadri della nonna e del bisnonno materni. Rappresenta emozioni, sensazioni, dipinge di getto, quasi uno sfogo. Periodi difficili nel corso della sua giovane vita la spingono a vivere l’arte anche come terapia. Combatte senza mai perdersi d’animo la fibromialgia, malattia tanto dolorosa quanto invisibile e punta l’attenzione su un continuo di tecniche diverse, trasforma, sovrappone linee, forme e colori. I segni iniziali a carboncino aiutano a visualizzare forme nuove che suggeriscono e a loro volta sono alimentate dalla sua fantasia. Si crea un rapporto di fiducia, connessione, scambio e confronto con lo spettatore, da cui è attratta grazie ai nuovi punti di vista che quest’ultimo evidenzia.
Dopo aver saggiato il mondo dell’arte in Italia, ha sublimato la sua creatività dando forma, grazie alla pereidolia, alle linee appena accennate sulla scultura di Herman Guggiari al Centro Nacional de La Republica del Cabildo ad Asuncion.
Non ci resta che augurare buon lavoro e espettare il prossimo passo sul Terzo Occhio appunto, a Firenze.
Preciso che la
copertina di De André è di Loris, poi si
OPERE DI FRANCESCA FAZIO

OPERE DI FRANCESCA FAZIO

OPERE DI BERTO FERRARI


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