In Italia è sempre festa!?

Piazza del Popolo Roma
di Michele Marino
Da una ventina d’anni assistiamo, supini e imperterriti, praticamente cittadini succubi e sudditi, ad un (non) evento pubblico, a spese pubbliche, in una pubblica piazza (Del popolo, Roma), ove succeda quel che succeda – ed ora sta succedendo che “viviamo” due guerre pesanti con tutte le conseguenze relative e connesse – lì il giorno 10 si ferma il mondo capitolino, istituzionale, politico ed economico-sociale per mezza giornata, mentre i preparativi durano ben tre giorni. Alla Festa per eccellenza partecipano ovviamente tutte le alte cariche dello Stato, benché abbiano ben altro da fare nel Palazzo, ripetendo stancamente gli stessi, apatici riti (vi partecipai anch’io 25 anni or sono, ma a metà programma mi diedi alle gambe), gli inni, nazionale e dell’Arma, sinfonie e qualche discorso retorico (quest’anno penso che mancherà la “giornalista” Conte, amante “ufficiale” d’Italia).
E’ diventata, in buona sostanza, una sorta di emblema se non uno dei più noti e palesi momenti-simbolo della Patria moderna che si autocelebra e che nelle tipiche circostanze di disastri vari ripete :“non vi lasceremo soli”, mentre si ritrova – falsamente unita – attorno al Capo dello Stato e sotto la bandiera tricolore, cercando di distrarsi – inconsapevolmente – dalle innumerevoli, irrisolte problematiche del Paese: il dissesto idrogeologico, la crisi economica e la pressione fiscale a livelli record, i rapporti politica/criminalità organizzata, le attese sanitarie lunghe mesi o anni, le indicibili e interminabili vittime sul lavoro, la fuga dei giovani cervelli all’estero che superano, in quantità, il numero di quelli che immigrano dall’Africa, in ultimo la crisi del calcio nazionale …
Si potrebbe argomentare che l’espediente è valido soltanto per allietare gli occhi e specialmente le orecchie di onesti lavoratori delle Istituzioni repubblicane (sic!), piuttosto che operazione per mettere la polvere sotto il tappeto delle emergenze nazionali. Analoga prassi, “eccellenza dell’inutilità o del superfluo” è quella, annuale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in tutte le sedi di ogni ordine e grado di giudizio, che obbliga il sistema a fermarsi per almeno due giorni soltanto per raccontarci, più o meno, le stesse cose tra promesse, denunce di ritardi imputabili non si sa a chi o statistiche negative, reiterate e noiose. Anche la Festa del lavoro non se la passa poi tanto bene tra costi enormi, qualche artista che viene appagato nei propri bisogni economici e qualche decina di operai che riescono a prendere una paga straordinaria cioè festiva.
Sarebbe molto più utile e addirittura saggio in una nazione che tende, purtroppo, a perdere la Memoria, commemorare, alias festeggiare non solo formalmente, ma culturalmente, l’anniversario della scomparsa di personalità della Repubblica del rango di Alcide De Gasperi, Sandro Pertini, Amintore Fanfani o Giuseppe Di Vittorio, al fine di connettere le giovani generazioni a coloro che hanno seminato efficacemente, giganteggiando nella storia politica contemporanea. Così si rafforzerebbe da un lato la conoscenza delle radici democratiche dell’Italia, dall’altro il senso di appartenenza alla comunità, dicasi sano nazionalismo.
Inoltre, eliminando certe feste retoriche, costose ed autoreferenziali, potrem(m)o modernizzarci ed evitare di esporci a dure critiche ed improperi di Trump, quali: Europa parassita e Italia improduttiva, arcaica. Ed infine: a) auguriamoci che il lavoro da casa, c.d. smart working, non si risolva in un metodo di semi-festività; b) venerdì prossimo chi se la sente di spiegare i motivi della “Festa” agli abitanti di Petaccato o di Niscemi, et cetera?