IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

In ricordo dell’arte di Giuseppe Manzo

Di Giorgio Mantovano

La lapide in foto, apposta sul prospetto di Palazzo Romano alle spalle del Duomo di Lecce, è un tributo alla memoria di Giuseppe Manzo (1849-1942), celebre Maestro dell’arte della cartapesta. 

Lapide in onore di Giuseppe Manzo

Un fenomeno antico ed unico quello della lavorazione della cartapesta, il cui sviluppo segue l’arte barocca e sacra, in una città che, a partire dalla fine del XVI secolo, è sempre più ricca di ordini religiosi, conventi e chiese, al punto da meritare l’appellativo di “Ville Église”.

Ma è dal Settecento che Lecce diviene uno dei maggiori centri per la lavorazione di questo materiale, con lo sviluppo di uno stile distintivo ed unico rispetto ad ogni altra regione d’Italia.

Allievo di Luigi Guerra, Giuseppe Manzo trascorse dieci anni nella bottega di Achille Castellucci e frequentò il laboratorio locale della Ceramica Paladini di San Pietro in Lama, dove apprese da Anselmo De Simone i primi insegnamenti di disegno e modellatura. 

Nel 1888 aprì con Andrea De Pascalis un laboratorio in via Paladini (Palazzo Romano) nel centro della Lecce vecchia. 

Le sue preziose opere e i suoi gruppi statuari sono caratterizzati da un’austerità e un verismo impeccabili. Suoi lavori sono anche a Londra, Parigi, Berlino, Tokyo, New York, Rio de Janeiro e Melbourne. 

Gli furono conferiti vari premi e  onorificenze anche in ambito internazionale. La prima medaglia d’oro gli venne consegnata il 2 giugno 1877 in occasione del Giubileo Episcopale di Pio IX ; successivamente, vinse la medaglia d’argento nel 1899 all’Esposizione internazionale di Torino. Partecipò all’Esposizione Campionaria mondiale di Roma, all’Esposizione Industriale e Commerciale di Poitiers e nel 1901 all’Esposizione internazionale di Londra

Ricevette numerose medaglie, diplomi e croci al merito. Fra queste la più prestigiosa gli fu conferita dall’ Accademia di Belle Arti di Parigi.

Nelle sue opere riviveva magicamente la tradizione dei grandi Maestri leccesi della cartapesta, come Mauro Manieri (1687 – 1744), Pietro Surgente (1742-1827), Antonio Maccagnani (1807-1889), Achille De Lucrezi (1827-1913), Francesco Malecore (inizi XIX secolo -1893)e Giovanni Andrea De Pascalis (1862 – 1895), per citarne solo alcuni.

E a proposito di Pietro Surgente, detto anche Mesciu Pietru de li Cristi, uno dei Maestri a cui si rifece idealmente il Manzo, il Duca Castromediano, in una missiva indirizzata il 25 aprile 1893 all’amico Luigi Giuseppe De Simone, ci ha lasciato una toccante testimonianza: “Lo ricordo ben io quel vecchio, con gli occhiali al naso, modellar mani e teste in creta, aggiungendovi poi in carta membra e vestiti competenti. Lo ricordo quel vecchio ammirar l’opera sua con sorriso di compiacenza, come se dicesse a sè stesso: bravo maestro Pietro ! E lo ricordo appunto in quella botteguccia da voi designata col n.16 in via Vittorio Emanuele.  Altri tempi erano quelli ! ora balzano nella mia mente, come se fossero sogni o fantasmi avvolti in densissima nebbia; lo rivedeva al suo posto ogni qual volta coi miei compagni di collegio ci conducevano a passeggiare.  Il mio Collegio allora non era caduto nelle mani dei Gesuiti, e lo dicevano di San Giuseppe in omaggio del fondatore, Re Giuseppe Napoleone, lo stesso che oggi chiamano Giuseppe Palmieri (…); vi stetti in quello se non erro, dal 1823 al 29. Maestro Pietro in tanto era già morto alcun tempo innanzi l’ultima data”.

Prime interessanti notizie sullo sviluppo del fenomeno artistico della cartapesta in Lecce sono tratte da: Luigi Giuseppe De Simone, “La plastica cartacea in Lecce”, Trani, 1893; Sigismondo Castromediano, “L’arte della cartapesta”, in “Corriere Meridionale”, IV, n.14, Lecce, 1993, p.2; Pietro Marti, “La modellatura in carta”, Lecce, 1894; e Nicola Vacca, “Appunti storici sulla cartapesta leccese”, in “Rinascenza Salentina”, 1934, n.4, p.169 ss. Più di recente, cfr. Caterina Ragusa, Guida alla Cartapesta leccese, a cura di Mario Cazzato, Congedo Editore, 1993.