IL PENSIERO MEDITERRANEO

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ISRAELE tra antisemitismo, nazismo e onestà intellettuale

Israele storia

di Maurizia Leoncini

Mentre non si finisce di discutere sull’antisemitismo e sull’approvazione di leggi per combatterlo, più volte, specie in questi ultimi mesi, Israele e nazismo sono stati affiancati nel contesto della guerra in atto in Medio Oriente. Sorge spontaneo chiedersi da quanto tempo questo sia iniziato e se si possa circoscrivere un prima e un dopo. A proposito di sionismo e nazismo ci sono documenti che ci possono aiutare. Alla fine della seconda guerra mondiale il dibattito che si è aperto sugli ebrei immigrati illegalmente negli USA e su quelli che volevano entrare ed entravano illegalmente nella Palestina, allora sotto governo britannico, è stato significativamente acceso. Eleanor Roosevelt, moglie del defunto Presidente Franklin Delano Roosevelt, fu senz’altro molto attiva nel sostenere la causa sionista rivolgendosi persino direttamente al Presidente Harry S. Truman (figura controversa, tacciata anche di antisemitismo, malgrado avesse proceduto al riconoscimento delle stato di Israele pochi minuti dopo la sua proclamazione), subentrato a Roosevelt dopo la morte di questi in corso di mandato presidenziale, con diverse missive cui Truman rispose in modo corretto, quanto incisivo e non esente da severe riserve.

Malgrado sostenesse, infatti, che la sua simpatia andava agli ebrei, egli faceva notare alla Signora Roosevelt quanto le sue richieste di appoggiare immigrazioni illegali fossero imbarazzanti e non mascherava la sua preoccupazione circa i sionisti statunitensi che con le loro azioni e i loro comportamenti potevano scatenare reazioni anche contro chi li sosteneva. Considerava, inoltre, come questi ultimi, una volta raggiunti posti di comando, potessero essere capaci di mettere in atto le stesse crudeltà e nefandezze che il popolo ebraico aveva subito. In note autografe lo stesso Truman scrive di avere constatato che gli ebrei sono “estremamente egoisti”, privi di empatia verso altri, esigenti nel volere corsie preferenziali a loro riservate.

“Pertanto- appunta – quando arrivano a detenere un potere, sia fisico che finanziario o politico, né Hitler né Stalin avrebbero nulla da invidiare loro in materia di crudeltà o di maltrattamenti verso i più deboli”. Siamo nel 1947. Israele non è ancora nata. Il 14 maggio 1948 (costituzione di Israele) segna quel cambiamento in Palestina che impronterà di sé la seconda metà dello scorso secolo e tutt’oggi sembra lontano dal concludersi. La neo-nata Israele (655.000 ebrei) ha bene chiaro di essere, oltre al sogno-realtà di un luogo sicuro per ogni ebreo del mondo, un corpo estraneo imposto al mondo arabo dall’Occidente (USA e UK in primis) e sa che dovrà difendere la propria sopravvivenza. Punta, di conseguenza, su due pilastri: il primo è un esercito ben preparato e attrezzato, che riunisca in sé anche tutte le formazioni paramilitari fino ad allora esistenti (in particolare Haganah, Palmach, Irgun, Stern); il secondo sono i servizi segreti. Nascono lo Tsahal (IDF) e il Mossad.

Fonte National Archives Catalog- Truman to Roosevelt
Fonte National Archives Catalog- Truman to Roosevelt
Fonte National Archives Catalog, Truman to Roosevelt
Fonte National Archives Catalog, Truman to Roosevelt
Fonte: National Archives Catalog, Truman to Roosevelt

Tutto questo, vale sottolinearlo, è creato a scopo difensivo. Israele, infatti, è negata e pesantemente attaccata dai Paesi arabi che la circondano e che non riconoscono il suo diritto ad esistere. Le guerre che si susseguono, perse sistematicamente dagli Arabi e che permettono a Israele di estendere il proprio territorio, sono Storia. Va tuttavia sottolineato che esiste una linea rossa che gli ebrei del principio non volevano venisse superata. Quando il 9 Aprile 1948 avviene l’eccidio di Deir Yassin (siamo a un mese circa prima della costituzione dello Stato di Israele) dopo l’attacco palestinese al kibbutz di Mishmar Haemek, la popolazione ebraica reagisce come anche reagiscono senza mezzi termini gli ebrei della diaspora. Albert Einstein, Hannah Arendt e altri ventisei intellettuali ebrei il 2 dicembre 1948 firmano una lettera inviata al New York Times (pubblicata il 4 dicembre) che descrive lo sconcerto, lo sgomento e la condanna: ”Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come una loro base. Il 9 aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le proprie scuse al re Abdullah della Transgiordania”.

Malgrado il terrorismo dell’OLP di Arafat che insanguinò Israele, malgrado i lutti e le guerre che imperversavano, quando tra il 16 e il 18 settembre 1982 civili innocenti (3500 tra palestinesi e mussulmani sciiti) vennero orrendamente massacrati nei campi profughi del Libano di Sabra e Shatila per mano cristiano-maronita libanese con la complicità israeliana, il popolo israeliano in massa manifestò in appoggio agli Arabi, proprio nemico. L’ONU condusse un’inchiesta indipendente che classificò la strage come ‘attacco genocidario’ condannando l’IDF di Ariel Sharon come co-responsabile (febbraio 1983). Israele non solo accettò l’inchiesta delle Nazioni Unite, ma la sostenne e Sharon (ministro della difesa) fu costretto a dimettersi, colpevole di non avere fatto nulla per impedire la strage. Questa è l’Israele del periodo ‘eroico’ in cui prevalevano quei valori che portarono agli accordi di Oslo e che videro Rabin e Arafat stringersi la mano. Consapevolezza, approfondita riflessione e onestà intellettuale separano leaders israeliani di allora da altri succedutisi nel dopo-Rabin e sembrano poi sempre più affievolirsi. In un discorso alla Technion University di Haifa (19 marzo 1969), Moshe Dayan, il falco, il sostenitore dell’occhio per occhio, rivolgendosi agli studenti considerava come la convivenza con gli Arabi fosse la sola strada percorribile e come si dovesse ricordare che quelle terre erano state loro prima di diventare israeliane: “Voi non sapete nemmeno i nomi di questi villaggi arabi e io non vi biasimo dal momento che i libri di geografia non esistono più e non solo i libri non esistono più, ma anche quei villaggi arabi non esistono più. Nahlal ha preso il posto di Mahlul, il kibbutz Gvat si erge su Jibta, il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushu’a al posto di Tal-al-Shuman. Non esiste un solo pezzo di questo Paese che non abbia conosciuto una antica popolazione araba”. Ben Gourion, convinto sostenitore del sionismo, proclamatore dello Stato di Israele, dal suo canto, diceva (riportato da Goldmann): “Se io fossi un leader arabo non firmerei mai un accordo con Israele. E’ ovvio. Noi abbiamo preso il loro paese. E’ vero che Dio ci ha promesso questa terra, ma come potrebbe questo riguardarli? Il nostro Dio non è il loro.

C’è stato l’antisemitismo, i Nazisti, Auschwitz, ma è stata colpa loro? Loro non vedono che una cosa sola: noi siamo venuti e abbiamo rubato la loro terra. Perché dovrebbero accettarlo? “. Ben Gourion con queste parole mette il dito sulla piaga della scelta del territorio su cui fu creato l’Israele del dopo guerra e che fu oggetto di un intervento di Arnold Toynbee e che permette di coniugare colonialismo e interessi occidentali in Medioriente. Lo storico britannico in un pubblico dibattito chiedeva per quale motivo si fosse deciso di insediare gli ebrei sopravvissuti alla spaventosa tragedia della Shoah (dovuta al nazismo tedesco con le complicità europee) in un’area mediorientale, che nulla aveva a che vedere con tale orrore, invece di donare loro un territorio all’interno proprio di quell’Europa centrale che si era macchiata di tale crimine. L’intervento di Toynbee fu accolto da risate: “Ridevano perché pareva loro grottesco che una nazione occidentale potesse pagare per i propri crimini con il proprio territorio dal momento che il crimine morale dell’Occidente verso gli ebrei poteva, ai loro occhi, essere regolato offrendo agli ebrei il territorio di un popolo non occidentale che non aveva commesso alcun crimine contro di loro. Queste risate mi hanno scioccato perché rivelavano il persistere scandaloso di uno spirito colonialista. Il territorio di un popolo occidentale colpevole si rivelava sacro perché occidentale. Il territorio di un popolo non occidentale innocente poteva essere dato legittimamente agli ebrei dalle potenze occidentali vittoriose”.  Menti attente, come quella di Moshe Zimmerman, denunciano inoltre apertamente il pericolo della deriva nazista. Siamo nel 1978: “C’è un settore intero della popolazione ebraica che definisco senza esitazione una copia dei nazisti tedeschi. Guardate i bambini dei coloni ebrei di Hebron: sono copie della gioventù hitleriana. Dall’infanzia li si impregna dell’idea che ogni arabo è cattivo e che chi non è ebreo è contro di noi. Se ne è fatto dei paranoici: si credono una razza superiore”.

E Israel Shahak denunciava un processo di nazificazione degli ebrei non soltanto in Israele, ma anche negli ebrei della diaspora pari a quello che si era sviluppato in Germania tra le due guerre: “Io non parlo solamente di quelli che, tra noi, sono, a mio avviso, dei veri nazisti- e ce ne sono tanti-, ma anche di quelli che non protestano contro il nazismo ebraico nella misura in cui pensano che in tutto questo ci possano essere dei vantaggi per gli ebrei”. Il Mossad, dal suo canto, raggiunse risultati mitici mantenendo un profilo ‘etico’ che non debordò in stragi inutili di innocenti se l’obiettivo era limitato a singoli individui. Tra le imprese vale ricordare il rapimento del criminale nazista Adolf Eichmann a Buenos Aires l’11 maggio 1960 (processato a Gerusalemme e poi impiccato a Ramla), le operazioni Damocle (eliminazione mirata di scienziati tedeschi ingaggiati dall’Egitto nel proprio programma missilistico), Ira di Dio (eliminazione mirata di responsabili della strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera) e la liberazione degli ostaggi a Entebbe. Di eccezionale portata fu anche il reclutamento come spia di Ashraf Marwan, il genero di Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn (più comunemente noto come Gamal Abdel Nasser), il Presidente egiziano che voleva l’Unione dei Paesi Arabi nella R.A.U. e l’annientamento dello Stato di Israele. Tale scoperta fu talmente eclatante che, alla morte di Marwan (volato da una finestra della sua casa di Londra nel 2007) l’Egitto si premurò di informare che in realtà egli era un agente egiziano (doppio agente). Se sia stato il Mossad o al-Mukhābarāt (servizi segreti egiziani) a eliminarlo non è mai stato appurato dall’inchiesta sbrigativa dei britannici che considerarono l’ipotesi del suicidio.

Anche attualmente il Mossad è abilissimo nello scovare i responsabili da eliminare per la salvaguardia di Israele, ma alle sue indicazioni precise non seguono sequestri e omicidi mirati, ma bombardamenti di palazzi, distruzioni di quartieri, centinaia di migliaia di civili innocenti tra morti, amputati e feriti, aree abitate rase al suolo, dolore senza fine che instilla odio e desiderio di vendetta in chi non ha più nulla da perdere, sia contro Israele sia contro gli ebrei della diaspora, sia contro Paesi occidentali che possono essere considerati complici. Se guardiamo in filmati d’archivio d’epoca soldati dello Tsahal vediamo giovani che non sembrano affatto fanatici. Se ci spingiamo ai tempi dell’Intifada vediamo ragazzi che stringono fucili di cui pare non sappiano cosa esattamente fare, mentre cercano riparo dalle pietre. Poco o nulla li accomuna ai soldati dell’IDF attuale che assistono, mitra puntato in mano, nella West Bank, i coloni ebrei picchiare, ferire e assassinare civili disarmati davanti a bambini terrorizzati (troppo spesso anch’essi uccisi) mentre si consuma lo scempio di povere case e si incendiano oliveti di loro proprietà dalla notte dei tempi. Sono gli stessi che hanno freddato in Gaza i tre ostaggi israeliani che erano riusciti a fuggire da Hamas e che, a mani alzate, a torso nudo e con un drappo bianco tratto da una camicia chiedevano di essere salvati.

Il Presidente Trump ha rimesso sul tavolo gli Accordi di Abramo invitando Paesi arabi a riprendere la collaborazione con Israele. Resta il punto interrogativo del come possano leaders di Paesi arabi stringere mani che grondano rivoli di sangue mussulmano e, sacrileghe e blasfeme, spadroneggiano in Al-Aqsa di Gerusalemme (terzo luogo sacro dell’Islam dopo Mecca e Medina). Gli ebrei nel mondo, tra Israele e diaspora sono circa 16 milioni di cui circa 7 milioni vivono in Israele, circa 6 milioni negli USA e il resto (circa 2 milioni e mezzo) sparso nel mondo (soprattutto UE e UK). I mussulmani nel mondo, tra Paesi arabi e diaspora sono circa 2 miliardi di cui 120 milioni vivono tra UE e UK e l’1% (20 milioni) nelle Americhe. Mai nessuno prima degli attuali USA, Israele e Europa era riuscito a fare sentire le genti dell’Islam tanto ostili verso il nostro Occidente e tanto unite in una sola tragedia.

Fonti:

Toynbee, Arnold Joseph, Palestine and the Arab World, in The Round Table. A Quarterly Review of the Politics of the British Commonwealth, XXVIII, 109, 1937, pp. 31- 43.

NAID: 4708802 Local ID: fdr19470823 Creator: Roosevelt, Eleanor, 1884-1962, Collection FDR-ER: Anna Eleanor Roosevelt Papers, Series: Correspondence with Harry S. Truman. 23 August 1947;

Collection HST-PSF: President’s Secretary’s Files (Truman Administration); Series: Diaries Files. catalog.archives.gov/id/5859986. File Unit: 1947 (parzialmente riprodotto in https://www.facebook.com/groups/pathshalacbs/posts/2211544196251858);

Letter to the New York Times, https://www.marxists.org/reference/archive/einstein/1948/12/02.htm, 1948;

Toynbee, Arnold Joseph, Two aspects of the Palestinian Question in The importance of the Arab World, London, National Publication House Press, 1962;

Ha’aretz, April 4, 1969, discorso di Dayan agli studenti della Technion University il 19 Marzo 1969;

Shahak, Israel, Le Racisme de l’Etat d’Israel, Paris, Guy Authier Editeur, 1975 ;

Goldmann, NahumLe paradoxe juif : Conversations en français avec Léon Abramowicz (Les Grands Leaders). Paris, Éditions Stock, 1976 ;

Cohen, Michael Joseph, Truman and Israel, Berkeley and Los Angeles, University of California Press, 1987;

Zimmerman, Moshe in  Manifeste pour l’éradication du Sionisme, Paris, La Pierre et l’Olivier, 2006 ;

Segev, Tom, 1967, Six jours qui ont changé le monde, Paris, Éditions Denoël, 2007 ;

Corm, George, Pour une lecture profane des conflits, Paris, Éditions La Découverte, 2015 ;

Sand, Shlomo, Comment la terre d’Israël fut inventée. De la Terre promise à la mère patrie. Paris, Éditions Fayard, 2012 ;

Duki, Dror, Im Inneren des Mossad, Dokumentarfilm ARTE 2018 ;

Leoncini, Maurizia, Conflitto israelo-palestinese in BeeMagazine 22 dicembre 2023;

Damien, Fleurette, Tsahal, l’armée israélienne à l’épreuve,Documentaire ARTE, 2025.


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