Istituiamo finalmente la Giornata Mondiale dell’Imbecillità?
Giornata Mondiale dell'imbecillità
di Zornas Greco
Viviamo in un’epoca in cui ogni giorno del calendario è consacrato a una causa nobile, un ideale alto, una lotta giusta: la giornata della Terra, quella per la Pace, per l’Infanzia, contro il razzismo, per la libertà d’espressione, per i diritti umani, per gli insegnanti, per la salute mentale… Ogni giorno un tema. Ogni giorno una riflessione. Ogni giorno un appello a un’umanità che, purtroppo, continua imperterrita a ignorare se stessa.
E allora, viene spontanea una proposta tanto assurda quanto tremendamente necessaria: istituire una Giornata Mondiale dell’Imbecillità. Sì, proprio così. Una giornata, magari da fissare in pieno agosto per dargli tutto il sole che merita, in cui il mondo si fermi per qualche ora, non per celebrare, ma per guardarsi allo specchio, e finalmente riconoscere, con onestà brutale, la propria sconfinata, radicata , persistente e devastante imbecillità.
Non parliamo dell’imbecillità dell’individuo che inciampa o sbaglia in buona fede. No. Parliamo dell’imbecillità sistemica, quella che attraversa i governi, le istituzioni, le economie globali, l’informazione, l’educazione, e perfino le nostre relazioni quotidiane. Una imbecillità che spesso si traveste da progresso, ma che, in realtà, marcia contro ogni senso logico e morale.
Pensateci. Una giornata per analizzare tutto ciò che abbiamo scioccamente ignorato, maldestramente gestito o deliberatamente rovinato. Una giornata per riflettere su decisioni catastrofiche prese da leader che dovrebbero proteggerci, e che invece scodinzolano al guinzaglio dei poteri forti, incapaci perfino di concepire un’idea propria che non sia suggerita da una multinazionale o da un lobbista ben pagato. Una giornata per osservare come abbiamo permesso che il potere si trasformasse in farsa, e la democrazia in una vetrina per voltagabbana e affaristi.
Perché è giusto dirlo: l’imbecillità globale ha raggiunto il punto di non ritorno. E non riguarda solo “loro”, i potenti, i corrotti, i cinici. Riguarda anche “noi”, che troppo spesso accettiamo, ingoiamo, voltiamo lo sguardo. Che, indignati a parole, torniamo poi alla nostra passività quotidiana. Che deleghiamo la nostra coscienza a un tweet, a una manifestazione fugace, a un like carico d’ipocrisia.
E cosa dire dell’Unione Europea, che ha nel nome ciò che più le manca: l’unione? Un insieme di Stati che sfilano insieme nelle parate, ma agiscono ognuno per conto proprio quando c’è da decidere qualcosa di concreto. Basta vedere la gestione dei migranti, le missioni “di pace” che diventano bombardamenti improvvisati, le strategie geopolitiche fondate su interessi opachi e incoerenti. È l’apoteosi dell’imbecillità organizzata: una retorica umanitaria che cela brama di potere e affari miliardari.
Guardiamo il mondo oggi: guerre ovunque, guerriglie senza fine, tensioni che crescono come metastasi. E non certo per ideali. Ma per soldi, per armi, per petrolio, per debiti da creare e monetizzare. Le lobby dell’armamento, della finanza e delle tecnologie di sorveglianza vivono una stagione d’oro, mentre i popoli affondano. I bilanci dei colossi finanziari straripano di profitti proprio negli anni delle crisi più nere. E noi? Noi stiamo a guardare, cercando un colpevole che non sia il nostro stesso riflesso.
E allora sì, istituire la Giornata Mondiale dell’Imbecillità sarebbe un atto di straordinaria consapevolezza collettiva. Una giornata scomoda, certamente, ma necessaria. Una giornata in cui non si regalano fiori, ma si distribuiscono specchi. In cui non si fanno cortei, ma processi morali. In cui i governanti, i finanzieri, i media manipolatori, e soprattutto noi cittadini assuefatti, apatici, rassegnati, veniamo chiamati a rispondere di ciò che abbiamo lasciato accadere.
Non ci sarà mai, ovviamente. Perché istituire una tale giornata significherebbe ammettere ciò che nessuno ha il coraggio di confessare: che l’umanità, nel suo complesso, sta marcendo nella sua stessa stupidità. E chi ci governa, cioè chi dovrebbe guidare, elevare, educare, è spesso l’espressione più alta di questa degenerazione.
Eppure, in questa provocazione c’è una verità dolorosa: forse l’imbecillità non è solo una patologia dei vertici, ma un virus che abbiamo lasciato penetrare in ogni poro della società. Dal modo in cui educhiamo i nostri figli, a come gestiamo il tempo, l’ambiente, i nostri consumi, la cultura, i sentimenti, il dissenso.
E allora sì, caro lettore, forse il primo da festeggiare nella Giornata Mondiale dell’Imbecillità non sarà il politico corrotto, né il banchiere senza scrupoli, né il generale guerrafondaio. Il primo da festeggiare, colui che merita la corona di alloro dell’assurdo, sarà proprio l’indifferente cittadino, che ogni giorno guarda la follia del mondo e poi spegne la coscienza insieme allo smartphone.
Ecco perché, tristemente, questa giornata non esisterà mai. Perché nessuno vuole celebrare il proprio fallimento. Eppure, proprio da lì potrebbe iniziare una nuova consapevolezza.
Ma serve coraggio. E, purtroppo, il coraggio non abita più tra le rovine dell’imbecillità globale.