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J. R. R. Tolkien e H. P. Lovecraft: un paragone possibile?….

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J. R. R. Tolkien e H. P. Lovecraft

J. R. R. Tolkien e H. P. Lovecraft

di Fabrizio Manco

Il Mondo di Tolkien 2 .

In questo piccolo saggio vorrei concentrarmi su un possibile rapporto letterario tra due grandi figure letterarie della letteratura Fantasy del Novecento: J. R. R. Tolkien ( 1892 – 1973 )  e H. P. Lovecraft ( 1890 -1937 ).  Può esistere un legame tra le opere di queste due grandi figure del fantastico? Secondo me si ,  ma il rapporto letterario di questo collegamento deve essere scovato prima di tutto nel lato Apollineo e Dionisiaco del Mondo manifestato.

Apollineo e Dionisiaco in J. R. R.  Tolkien ( 1892 – 1973 ) e in H. P.  Lovecraft ( 1890- 1937 ).

Le grandi forze cosmiche dell’ Apollineo e del Dionisiaco plasmano il nostro mondo da milioni di anni ( si può affermare con fermezza che queste due forze esistono fin dall’ origine del mondo). Queste due grandi forze cosmiche in ambito artistico e letterario sono concentrate in mondo particolare nel genere fantasy, fantastico e fantascientifico. Ma lo scontro tra le forze dell’ Apollineo e del Dionisiaco lo si trova anche nel Cinema e nel genere letterario Horror.

La trasposizione cinematografica del Signore degli Anelli di Tolkien ( 2001/ 2004 ), ad opera di Peter Jackson contiene molti riferimenti agli aspetti dell’ Apollineo e del Dionisiaco. Sia nel romanzo originale di Tolkien che nella trasposizione cinematografica, il lato Dionisiaco e quindi oscuro è rappresentato dai mostri della Terra di Mezzo. Nel precedente saggio sul mondo di Tolkien ho analizzato le creature Aracniformi della Terra di Mezzo come Ungoliant e Shelob : questi due mostri sono espressioni del Dionisiaco. Ma nella Terra di Mezzo di Tolkien le creature Dionisiache non finiscono certo qui. Gollum, un essere diventato  schiavo dell’ Unico Anello, tanto da trasformarsi in una creatura avvizzita , schizofrenica e malvagia, è un altro esempio del Dionisiaco nel genere fantasy. Altre creature e personaggi della Terra di Mezzo che incarnano il lato oscuro e Dionisiaco dell’ esistenza sono i Balrog, i malvagi demoni di fuoco, e gli orchi.

Nelle opere di H. P. Lovecraft il Dionisiaco serpeggia come un dente avvelenato in quasi tutti suoi numerosi racconti dell’ orrore e del terrore. Nell’ opera di H. P. Lovecraft il Dionisiaco è rappresentato dai mostri alieni che a loro volta incarnano il terrore panico e cosmico dell’uomo. Le divinità aliene dei racconti di H. P. Lovecraft sono antichissime e primordiali ( come le creature Aracniformi mostruose del Silmarillion),  ed esistono fin dall’inizio del cosmo e del Sistema Solare.  Il film Alien di Ridley Scott, è chiaramente ispirato all’universo di Lovecraft: ma la creatura aliena del film non è molto Lovecraftiana come pensano alcuni ; essa dimora infatti il mondo ultratecnologico , mentre le creature Lovecraftiane abitano un  mondo antico, antichissimo e a tratti anche preistorico e primordiale. Forse l’unico punto di contatto tra il film di Ridley Scott e i Grandi Antichi di H. P. Lovecraft è il tema del mostruoso che abita il Cosmo. La vita e l’universo nascondono infatti terrori e orrori inimmaginabili e inenarrabili; come del resto hanno capito molti scrittori oltre a Lovecraft. La stessa concezione del cosmo abitato da forze oscure e potenti la troviamo nella narrativa di Arthur Machen, come dimostra il suo racconto Il Grande Dio Pan. Il Dionisiaco è il primo strato ad apparire nella storia della vita e nell’universo. Prima della Luce esistono le Tenebre. La luce e l’ Apollineo appariranno in seguito, per nascondere il vero volto della vita e dell’ universo, un volto fatto di orrore e di terrore primordiale. C’è molto di più dietro la bellezza apparente dell’ Apollineo…. Basta soltanto avere il coraggio di sollevare il Velo di Maya per scoprire la vera realtà nascosta dietro l’apparente bellezza dell’universo.

Se in H. P. Lovecraft e in Arthur Machen dimora soltanto il lato Dionisiaco, ctonio e tenebroso della natura, nella narrazione di J. R . R. Tolkien si trovano sia il lato Dionisiaco che il lato Apollineo. Nelle opere di Tolkien dimora il Bene e il Male, il sublime e il grottesco, le tenebre e la luce. Le creature e i personaggi che rappresentano il lato luminoso e Apollineo nell’opera di Tolkien sono gli Hobbit come Frodo e Sam, il ramingo Aragorn , il grande mago Gandalf, le grandi Aquile e gli Ent. Gli Hobbit come Frodo e Sam insegnano che anche il più piccolo componente del cosmo può modificare il destino dell’ universo. Come dimostra il loro viaggio e il loro sacrificio. Questa concezione del mondo e della vita in Tolkien è molto vicina alla concezione della vita del pensiero religioso Buddista. Ogni essere vivente per il pensiero Buddista è collegato ad un altro. Così come molti personaggi dell’universo di Tolkien sono collegati tra di loro da un sottile velo invisibile. Nelle storie fantasy e in quelle di Tolkien in particolare, gli Elfi e il loro mondo rappresentano la Spiritualità Giudaico/ Evangelica e la Spiritualità in senso lato. Non dobbiamo dimenticare infatti che Tolkien era Cristiano/ Cattolico , è quindi è ovvio che in molte sue opere è presente tale concezione del mondo. Aragorn nella concezione Cristiana rappresenta il sacrificio e la vittoria, ma in chiave Esoterica Aragorn  rappresenta il Re , che simboleggia il proprio Se e la propria Coscienza che torna a riprendersi il suo trono e il suo posto del mondo.

Tuttavia, nella Terra di Mezzo non c’è solo il Bene ma anche il Male…..

Nel corpus del Silmarillion infatti le forze cosmiche dell’oscurità del Male sono presenti fin dall’inizio della creazione del mondo ad opera di Eru Iluvatar e degli Ainur. Eru Iluvatar è una sorta di Demiurgo della Terra di Mezzo, l’ Uno Plotiniano dal quale tutto proviene e tutto ritorna. Il Male nel regno di Arda prende forma inizialmente attraverso le entità di Morgoth / Melkor e del ragno Ungoliant ; la gigantesca creatura Aracniforme antenata di Shelob. Successivamente appariranno altre forme maligne come i Balrog e gli Orchi. Ma la luce di Lady Galadriel contenuta in una boccetta custodita da Sam dimostra che le Tenebre più oscure e le creature più mostruose possono essere sconfitte dalla purezza della luce.

Per quanto riguarda le opere di H. P. Lovecraft, i mostri alieni e antichissimi rappresentati dai Grandi Antichi come Azatoth, le divinità di Ctuluh, dalla grande Dea Madre Shub-Niggurath ( il grande Capro dalla  innumerevole prole ),  sono la rappresentazione simbolica del Male e della sua proliferazione, figura che in J. R. R. Tolkien è rappresentata dalla creatura Aracniforme Ungoliant e dalla sua progenie. Ma se in Lovecraft l’uomo e la sua specie di fronte al male può soltanto soccombere, non è così in Tolkien, dove l’uomo può vincere contro il Male assoluto; perché i mostri possono essere sconfitti grazie alla luce della grazia, del coraggio e del sacrificio.

Dal punto di vista della rappresentazione scenica, i tre film della trilogia di Peter Jackson hanno il merito di avere rappresentato benissimo il lato Dionisiaco e Apollineo dell’opera di Tolkien. Il Dionisiaco infatti nei tre film della trilogia è ritratto attraverso i personaggi e le creature oscure della terra di Mezzo, come i Balrog, demoni infuocati. Ma anche il terribile Occhio di Sauron viene ritratto nel film come una pupilla oblunga circondata da fiamme. Ebbene le fiamme simboleggiano il mondo degli Inferi. Sauron e i Balrog sono delle creature ctonie. Anche la seconda trilogia di Peter Jackson ispirata allo Hobbit non è minore della prima per quanta riguarda la rappresentazione del Dionisiaco e dell’ Apollineo. Lo Hobbit di Peter Jackson funge da antefatto al Signore degli anelli, ma rappresenta a livello cinematografico la stessa dicotomia del Bene e del Male. In particolare sono il drago Smaug e gli Orchi ha rappresentare il lato oscuro, Dionisiaco spettrale , tenebroso e malvagio dei racconto.

Se in Tolkien prevalgono la grazia , la luce e la vittoria sui mostri e la salvezza , non è così in H. P.  Lovecraft, dove i mostri sono immensamente più forti degli uomini e spesso dinnanzi a loro presenza l’uomo fugge disperato o si suicida dopo essere impazzito. Inoltre nella concezione del mondo espressa nei suoi racconti, il male è nascosto nel mondo ma è presente. E se c’è una piccola tenda Apollinea, essa serve per coprire leggermente  il vero  volto del mondo caratterizzato dall’ orrore. J. R. R. Tolkien era credente in Dio e di fede Cattolica, H. P. Lovecraft era ateo e materialista ma non scientista. Tuttavia sia Tolkien che Lovecraft erano contro il progresso e l’ avanzare della tecnica , dell’ industrializzazione e  della scienza, che  già nella loro epoca stava avendo un  sempre più incalzante sviluppo. Uno dei personaggi che possono incarnare la tecnica e il suo abnorme potere è lo stregone Saruman che potenzia gli Orchi Uruk – Hai. La critica alla tecnica e all ‘ industrializzazione e la rappresentazione dell’ Apollineo e del Dionisiaco sono due punti di contatto tra Tolkien e Lovecraft.

Un terzo punto di contatto tra questi due autori del Fantastico lo possiamo trovare in due loro saggi che scrissero come difesa sia della loro opera che della fantasia e dell’ immaginazione. Questo terzo punto di contatto viene riconosciuto anche dallo studioso Italiano Gianfranco De Turris nella sua introduzione al libro Il Medioevo e il Fantastico, che raccoglie anche il  saggio/ conferenza Sulle fiabe. Questo testo della conferenza di Tolkien è stata realizzato nel 1939 e letto nell’  Università dove insegnava nello stesso anno come risposta alle dure critiche che Tolkien ricevette da parte del mondo accademico e intellettuale dopo l’uscita dello Hobbit nel 1936, considerato dagli accademici come una inutile fuga dalla realtà nella fantasia. Nel saggio Sulle fiabe Tolkien difende a spada tratta le favole, le fiabe e il loro immaginario, il quale è un importantissimo serbatoio di immagini prezioso per l’inconscio umano. Allo stesso modo di Tolkien, anche Lovecraft circa venti anni prima scrive un saggio dove risponde alle critiche ricevute al suo racconto Dogon pubblicato nel 1917. Nel saggio In difesa di Dogon, Lovecraft traccia la linea estetica dell’ immaginario orrorifico e dell’ orrore, e traccia inoltre delle linee nuove su come scrive i racconti dell’ orrore.

In questa piccola analisi ho quindi fatto un piccolo ritratto della concezione del mondo di Tolkien e di Lovecraft così come appare all’analisi delle loro opere. Tuttavia sono convinto che altre attente analisi su tale argomento possano essere in seguito approfondite .

Fabrizio Manco.

Bibliografia e Cinematografia :

J. R. R. Tolkien: Il Silmarillion, Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, Sulle fiabe.

J. R. R. Tolkien: Sulle fiabe, edizioni Bompiani, introduzione di Gianfranco De Turris.

H. P. Lovecraft: Dogon, In difesa di Dogon.

Peter Jackson: Il Signore degli Anelli; Lo Hobbit.

Nota Biografica.

Fabrizio Manco nasce a Marsala, l’antica Lylibeo Romana, città nella quale vive e lavora come Operatori Turistico accompagnando turisti e scuole alla scoperta dei luoghi culturali della città. Ogni anno partecipa alla realizzazione del festival “ Le Vie dei Tesori “ dove spiega e analizza alcuni momenti artistici della città. Crede nell’importanza della cultura e del sapere libero da ideologie e da insegnamenti preconfezionati che danneggiano il Sapere. La passione per la scrittura lo ha portato alla collaborazione con alcune riviste Online come “ Il Pensiero Mediterraneo “, nella quale scrive saggi e analisi che spaziano dalla scienza alla filosofia, dalla letteratura Fantasy alla storia dell’arte fino alla psicologia.


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