IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Jón Kalman Stefánsson, Varie cose sulle sequoie e sul tempo, Iperborea 2025, pag. 304, traduzione dall’islandese di Silvia Cosimini

presentazione libro

di Marisa Cecchetti

Di Jón Kalman Stefánsson il lettore affezionato ha percorso ogni pagina, grazie alla casa editrice Iperborea che lo ha fatto conoscere in Italia, a

cominciare dalla trilogia Paradiso e inferno del 2011, La tristezza degli angeli del 2012, Il cuore dell’uomo del 2013, fino a Il mio sottomarino giallo del 2024, senza dimenticare la sua raccolta di poesie Quando i diavoli si svegliano dei del 2023. In mezzo ci sono altri sette romanzi.

Abbiamo imparato a conoscere il bambino dai capelli rossi e le lentiggini, il padre muratore, la perdita della madre, la matrigna venuta dal nord Islanda rigida e senza sorriso. E l’isola con i fiordi e i ghiacci, le distese innevate, le poche fattorie disperse nel nulla, le notti lunghe, il risveglio della vita a primavera, il trionfo della luce. E storie di famiglie: intrecciate, violente, eroiche, fantastiche, come moderne saghe.

Qui ritroviamo il bambino dai capelli rossi, ha dieci anni e dall’Islanda arriva in Norvegia a Stavanger, in vacanza estiva dai nonni, con una valigia colma di abiti pesanti che gli ha preparato la matrigna e con la nostalgia di una bambina, una vicina che si porta nel cuore. Il volo, il trasferimento in taxi, tutto è una scoperta per lui, come lo sarà la lingua, come lo saranno anche gli alberi, il bosco – “in Islanda i troll si sono mangiati gli alberi”- i vicini, gli amici che si farà, e una sorellastra cresciuta dai nonni, taciturna e mai frequentata.

Stefánsson torna bambino e recupera lo sguardo pieno di meraviglia dell’infanzia su tutto, narra con un registro semplice carico di poesia, come sanno fare solo i bambini, con dei ritorni e ripetizioni che diventano musicali, simili ai racconti a veglia intorno al fuoco. Ci ricorda il racconto di Pin ne Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, anche se quello era uno sguardo su un mondo di violenza.

Si alternano e si intrecciano i ricordi di quell’estate con la vita di trent’anni dopo, quando non c’è più “l’acqua cristallina dell’infanzia” e il tempo ha già lavorato: “mi vedo le mani invecchiare”. Fa caldo nell’estate norvegese, “come se Dio o chissà chi avesse dimenticato di chiudere il termosifone”, mentre anni più tardi, a febbraio “il gelo è così intenso che il cielo scricchiola”, ma la luna è sempre “una lampada di design nel buio cielo dell’Ovest”.

Il nonno ha un sorriso che accoglie, è stato sui pescherecci e ora fa l’imbianchino, ma ha dentro di sé la voglia di libertà: nonno e nipote diventano complici. La nonna – che non è quella biologica, perciò si recupera tutto il pregresso familiare già presente in altri romanzi – la nonna è una figura algida che parla un misto di norvegese e islandese: Loro così impara conoscere vita, dice quando sventra un riccio ferito davanti agli occhi dei bambini.

Il suo mondo si popola di amici, ognuno un vero personaggio, in una varietà così ampia di esemplari che sembra riassumere l’umanità intera. Ci sono due fratelli che stanno sempre insieme, uno a cui “le parole ruzzolano via dalla bocca all’impazzata”, l’altro che gira con cacciavite e chiave inglese in mano per smontare tutto ciò che trova. C’è il chitarrista capellone, la sorellastra sempre zitta a prendere il sole in mutande – il bikini è una cosa nuova per lui – c’è il topo di biblioteca, uno sgorbietto malaticcio che sa tutto, ma non conosce niente della vita e dei sentimenti; ci sono adolescenti che impongono regole, adulti interessanti o che incutono paura. Conosciamo le monellerie incoscienti dei bambini, il bosco con il suo fascino, la sua intimità, le sue paure, una sfida e una prova sul percorso di crescita.

C’è la scoperta stupita della fisicità femminile, l’assenza di vergogna nel chiedere, così come fanno i bambini. Attraverso la cultura di Helge, il ragazzino tutto cervello, si toccano la storia, la scienza, i cambiamenti epocali, tutto in una sintesi veloce: “Ho dieci anni e tutto va alla grande. Le città non cambiano nome mentre dormi, la cortina di ferro tiene ancora il mondo, lo strato di ozono non finisce mai sulle prime pagine dei giornali”. Parole che lasciano aperta una riflessione su ciò che è accaduto dopo e continua tuttora.

La presenza della morte è trasversale, quella ritorna sempre nelle pagine di Jón Kalman Stefánsson: dopo una vita piena di ricordi “tutto sparisce nella terra nera […] Chi l’ha avuta, questa idea, e c’è qualcuno talmente potente da porre fine a questa crudeltà? […] qualcosa al di sopra e al di là del tempo, qualcosa che si scrolla di dosso qualsiasi definizione, ma che gli uomini chiamano Dio? Dio, sinonimo della paura più profonda e della speranza più luminosa”.

La paura trova il suo simbolo in un ragno che popola gli incubi del bambino, come un’ossessione, come la morte. Per fortuna la fantasia gli è salvifica, quella regala la libertà di sollevarsi dal mondo reale, andare nei boschi di sequoie, riscrivere la storia cancellandone la violenza, sempre insieme a Tarzan e Piè Veloce, gli amici immaginari che non lo abbandonano mai.

Varie cose sulle sequoie e sul tempo, denso di rimandi, di emozioni, di poesia,ha le caratteristiche di un romanzo di formazione, perché il bambino che ripartedalla Norvegia a fine estate non è più lo stesso, ha sperimentato una parte nuova di mondo, di rapporti, di emozioni che lo hanno cambiato. Addirittura ha scoperto, grazie alla sorellastra taciturna, la musica dei Beatles, che gli aprono un mondo nuovo e torneranno come in un sogno ne Il sottomarino giallo.

Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere entro AF themes.