IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Karl Marx e Jules Guesde, tra rivoluzione sociale e democrazia rappresentativa

Marx

di Paolo Protopapa

Quella di Jules Guesde, socialista e Comunardo, è una figura speciale ed è giusto che venga apprezzata come tale. Sicché il lavoro di occuparsene sia nel dibattito storiografico (si veda il XXXV numero della Sezione di Storia Patria del Sud Salento del maggio 2026), sia nell’ambito del dibattito a sinistra, tra i più impegnativi su questo tema. Mi sembra un approdo significativo di riflessione teorica e di delineazione di una prospettiva riformatrice, possibile e utile, che sia intervenuta nel confronto cruciale tra rivoluzionari e riformatori, marxisti e socialdemocratici, con forte valore di attualità e di prassi sociale. È in questo interstizio, infatti – ossia tra l’idea socialista ottocentesca e la democrazia rappresentativa quasi novecentesca tramite il suffragio elettorale – che si gioca il difficile rapporto tra le due grandi anime progressive della trasformazione politica, la socialdemocratica e la comunista. Qui, su questo specifico nodo – e snodo – dell’incontro londinese tra Karl Marx e Jules Guesde di 150 anni fa (grazie ai generi del Moro, C. Longuet e P. Lafargue ) si apre un importante varco teorico. Le poche informazioni, e le molte congetture e supposizioni, non ci consentono né certezze, né asseverazioni. Purtuttavia
I biografi di Marx, Jacques Attali (2006) e, più di recente, Isaiah Berlin (2021), ci aiutano ad apprendere che il contributo di Marx in quella circostanza appare decisivo per Guesde “a redigere gli statuti del partito”; e che quello di cui si stanno occupando i due teorici e capi politici è “l’autentico partito operaio” (J. Attali).
Può essere, allora, di straordinario rilievo critico che Isaiah Berlin, quindici anni dopo, nel suo bel ‘Karl Marx’ (Adelphi, 2021) precisi: “Il fondatore della socialdemocrazia francese, Jules Guesde, gli sottopose il programma, del suo partito, che Marx corresse drasticamente” (p. 284). Giova, a questo punto, sottolineare un non peregrino significato di quell’avverbio ‘drasticamente’, usato da Berlin, quale che ne sia l’autore. Anche perché nel prosieguo del biografo, il valore intrinseco e, diremmo, ideologico del contesto narrativo si manifesta in tutta evidenza. Aggiunge, infatti, Isaiah Berlin, riferendosi alla presa socialista del potere, e precisa che si tratta di “[…] una appropriazione collettiva […] perseguita con tutti i mezzi che il proletariato ha a sua disposizione, incluso il suffragio universale, il quale verrà trasformato dallo strumento di inganno che è stato finora, in strumento di emancipazione” (Ibid).

Ora, può darsi che sia esagerato, come io ho ritenuto di affermare nel saggio ‘Jules Guesde: dal socialismo al nazionalismo’
(Società di Storia Patria, sezione Sud Salento n. XXXV, Maggio 2026) – che il cambio di linea politica abbia determinato una svolta epocale nei rapporti tra socialdemocratici e comunisti. E, tuttavia, se davvero la scelta della procedura elettorale del 23 maggio 1880 costrinse il governo francese ad accordare l’amnistia agli ultimi Comunardi, ebbene con la partecipazione alle elezioni del soggetto proletario “il socialismo può giungere dalle urne”. Per completare questa ipotesi assai plausibile di tendenziale riformismo, germogliato anche grazie a Guesde ‘nelle vicinanze marxiane’ e, al contempo, stando bene attenti a non rischiare un azzardato “confinamento storiografico” (F. Fistetti), riprendiamo proprio l’acuta osservazione di Luciano Canfora. Il quale, riferendosi a Marx, scrive:
“Nel caso degli stati democratici, egli non esclude tuttavia la possibilità di una transizione non violenta”. Si tratta, in questo caso, probabilmente della più recente incursione teorica dello studioso barese sul tema spinoso di una via democratica e pacifica, e non violenta e rivoluzionaria, alla conquista del potere socialista da parte del comunista di Treviri. Ovvero di una strategia aggiornata di lotta politica per l’intera sinistra che, “tra le due direttrici del pensiero di Marx, una utopico-teleologica, l’altra storico-evolutiva”, privilegi senz’altro la seconda (L. Canfora, E. Obswaum, Marx e i suoi scolari, Stilo Ed., Bari, 2023, p. 157).

Nella medesima congiuntura storica di quella turbolenta fine del secolo e ad appena tre anni dalla scomparsa, ancora di maggiore pregio teorico, ci pare una sorta di applicazione marxiana del presupposto metodologico del fondatore del comunismo di “non essere marxista”. Perciò non vorrà apparire meramente retorico condividere il corollario etico, oltre che lucidamente politico, che la prassi, è l’attività pratica sociale con la quale “l’uomo può modificare tanto sé stesso quanto il mondo e arrivare a comprendere le proprie azioni” (Luciano Canfora, Eric Obswaum, Ivi, p. 153).


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