19 Gennaio 2021

IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista Culturale online

L’11 gennaio del 1999 moriva Fabrizio De André

Di Pompeo Maritati

A Fabrizio De André il mio grande Amico.

Fabrizio De Andrè  è considerato uno dei massimi cantautori italiani. Il mio preferito che seppe portare una novità letterale e musicale nel nostro Paese, negli anni Sessanta. A lui dobbiamo l’innalzamento del livello della canzone italiana avvicinandola alla poesia. Non fu lui, è opportuno dirlo, l’unico artista italiano, e neppure il primo, a tentare una operazione di tale portata fu preceduto da Sergio Endrigo.

Fabrizio De Andrè  propose contenuti sociali, direi più esistenziali e filosofici, che diventarono il filo conduttore della sua prolifica produzione. Con lui il disco (il long playng) diventa un’opera unica, dove ogni canzone segue il filo conduttore di una tematica a cui il disco viene dedicato.

I suoi long playng non sono altro che dei romanzi. I suoi dischi vanno ascoltati mentre si leggono i suoi testi.

“Benedetto Croce diceva che fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei considerarmi un cantautore”. Così diceva Fabrizio De André all’amico giornalista Vincenzo Mollica ed è sintomatico di uno dei maggiori protagonisti della cultura italiana del secondo Novecento.

Oggi ricorre il ventiduesimo anniversario della sua morte. Desidero in punta di piedi ricordare questo grande artista che io ritengo appartenga ai più grandi poeti del novecento.

Parlare di lui mi riporta indietro nel tempo, nell’età giovanile, quando anch’io, come tant’altro coetanei, scimmiottavamo, accompagnati con una chitarra le sue splendide canzoni. Canzoni per certi versi semplici da eseguire, generalmente eseguibili con delle semplici combinazioni di note, ma di una profondità poetica eccezionale che, sapeva attrarre e coinvolgere noi giovani in particolari.

Fabrizio De André lo abbiamo amato da subito, l’abbiamo voluto al nostro fianco nel percorso della nostra gioventù e ce lo siamo tenuto sempre al nostro fianco anche nella piena maturità. Fabrizio lo si ama per tutta la vita.

Parlando con alcuni amici cercavamo di ricordare quelle che per noi erano state le canzoni più belle. Un imbarazzo enorme. Tante erano quelle che ci tornavano in mente e non si faceva in tempo a ricordarne una che affioravano subito delle altre, sinonimo questo della sua grande statura artistica e della sua delicata sensibilità, visto la capacità di aver saputo affrontare, a volte con molto coraggio, tematiche di grande spessore e a volte anche tabù per quegli anni.

Vorrei qui ricordare alcuni brani che ho particolarmente amato e che ancora oggi riascoltandoli provo una immensa commozione:

Fabrizio De André – Recitativo (Corale) ascoltate e riflettete sul testo : …….. e quanto giusto pensate che sia una sentenza che decreta la morte!

Negli anni cinquanta e sessanta la cinematografia falsa e ipocrita americana ci aveva inondato con i suoi film western dove gli indiani erano i cattivi e l’arrivo “dei nostri” era vista come l’apoteosi della giustizia. E qui che Fabrizio De André cercò di sottolineare l’ipocrisia di tale messaggio con la sua fortissima canzone “Fiume Sand Kreek

Per chi ama la Poesia di Fabrizio De André riporto qui di seguito il link dove poter leggere tutti i testi delle sue canzoni.

Grazie FABRIZIO.

(Girella/Lapresse)

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