IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La Cultura come ultimo baluardo contro la deriva del mondo contemporaneo

di Pompeo Maritati


Nell’epoca attuale, caratterizzata da un’accelerazione senza precedenti dei processi economici, tecnologici e sociali, la Cultura, intesa nella sua accezione più alta e profonda, ovvero come espressione di sapere critico, memoria storica, coscienza etica e tensione verso il vero e il bello, sembra essere stata relegata a un ruolo marginale, confinata entro i limiti delle biblioteche, dei circoli accademici, delle nicchie intellettuali, incapace di farsi voce pubblica e forza collettiva. Tale condizione non rappresenta una mera questione di collocazione sociale del sapere, ma tocca il cuore stesso della sopravvivenza della civiltà. Infatti, un mondo che si regge esclusivamente sulle logiche della produttività e della redditività, senza mediazioni umane, etiche e culturali, è un mondo che inevitabilmente conduce verso il degrado, l’alienazione e, in ultima analisi, l’autodistruzione.

Le grandi lobby economico-finanziarie hanno progressivamente imposto un paradigma in cui il valore di ogni azione, istituzione e individuo è misurato in termini di utilità economica. In tale contesto, il significato stesso di “vita umana” viene spesso subordinato al calcolo dei costi e dei profitti. Intere popolazioni sono sacrificate in nome di interessi estranei al bene comune, mentre la devastazione ambientale procede come prezzo da pagare per uno sviluppo distorto che ignora i limiti della natura. Questo scenario, già descritto da filosofi e sociologi come conseguenza dell’egemonia della “razionalità strumentale”, ha assunto oggi dimensioni globali e totalizzanti.

Di fronte a ciò, la Cultura e con essa i cultori, gli intellettuali, gli scrittori, gli storici, gli artisti, i filosofi, gli scienziati non asserviti a logiche di potere non può più permettersi di restare chiusa nei propri ambiti di specializzazione, rinunciando a esercitare la propria funzione critica. La responsabilità etica degli uomini e delle donne di Cultura è oggi più che mai decisiva: essi sono chiamati a rompere il silenzio, a uscire dai propri gusci, a invadere il mondo con la forza della parola, del pensiero, della conoscenza, dell’arte. Se tale chiamata rimanesse inascoltata, l’umanità rischierebbe di smarrire l’ultimo presidio contro l’onnipotenza di un’economia cieca e distruttrice.

È necessario, dunque, un nuovo patto culturale. Non si tratta di riproporre nostalgicamente i modelli del passato, ma di riconoscere la Cultura come strumento di coesione, capace di generare consapevolezza collettiva e di alimentare un’etica della responsabilità. Laddove le istituzioni politiche e le organizzazioni sociali appaiono impotenti o conniventi rispetto alle pressioni delle grandi lobby, solo una rinnovata alleanza tra uomini di Cultura può restituire senso e direzione all’agire umano. La loro missione non consiste più soltanto nella produzione di saperi specialistici, ma nell’interpretazione e nell’orientamento del presente, affinché il sapere non resti mero deposito sterile ma diventi forza viva, capace di incidere nella realtà.

Il compito che attende i cultori è arduo e richiede coraggio. Significa esporsi al rischio dell’impopolarità, affrontare le resistenze di un sistema che tende a marginalizzare chi mette in discussione i suoi presupposti, rinunciare talvolta ai privilegi delle accademie per tornare tra la gente, nei luoghi dove la vita reale si consuma. Senza questo impegno, la Cultura rischia di ridursi a ornamento elitario, estraneo ai drammi e alle urgenze del nostro tempo. La posta in gioco non è meno che la sopravvivenza del mondo, perché un mondo senza Cultura, intesa come coscienza critica e custodia dell’umano, è un mondo che ha smarrito ogni possibilità di riscatto.

Se la Storia ci insegna qualcosa, è che i momenti di più grave crisi hanno trovato soluzione non soltanto grazie alla tecnica o alla politica, ma grazie a una rinascita culturale che ha ridato all’uomo il senso del proprio destino. Oggi ci troviamo davanti a un bivio analogo: o si accetta passivamente la deriva verso un futuro dominato da meri calcoli di profitto, oppure si raccoglie la sfida di un risveglio culturale. Solo in questo secondo caso la Cultura tornerà a essere ciò che deve: il faro che orienta, l’argine che protegge, il baluardo che resiste.

In definitiva, l’appello non è rivolto solo agli intellettuali in senso stretto, ma a chiunque riconosca nella Cultura un dovere etico e civile. Se gli uomini di Cultura non sentiranno di rispondere a questo richiamo, se non troveranno la forza di coesione per invertire la tendenza distruttiva del nostro tempo, il mondo è destinato a morire non tanto per mancanza di mezzi, quanto per mancanza di senso.


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