IL PENSIERO MEDITERRANEO

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La famiglia queer

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di Gentilino Cipriano

La recente morte della scrittrice Michela Murgia ha reso più partecipata l’attenzione sia ai suoi libri che ai suoi scritti social.

Uno degli aspetti della sua produzione letteraria che più ha interessato la sociologia, la psicologia e la politica è stato il concetto di famiglia queer.

Attraverso note storiche, filosofiche e psicologiche si può tentare di trovare un percorso condivisibile alla variegata complessità evolutiva del tema.

Il termine queer deriva dall’inglese con il significato letterale di «eccentrico, insolito, bizzarro» e, come spiega la Treccani, è stato introdotto nel dibattito pubblico, nelle scienze sociali e nel campo degli studi sulla sessualità, solo all’inizio degli anni Novanta.

La famiglia insolita, invece, ha radici antiche con diverse e lontane parentele, manifestatesi in diverse culture ed epoche, con caratteristiche e significati diversi, a seconda del contesto storico, politico e religioso in cui si è sviluppata in alternativa o ad integrazione alla famiglia tradizionale.

Ad esempio, nell’antica Grecia e a Roma, esistevano forme di relazioni gruppo-conviventi omosessuali tra uomini, spesso legate a pratiche pedagogiche, militari o rituali.

Nell’Europa medievale e moderna, questo tipo di gruppo – famiglia era perseguitato dalla Chiesa e dallo Stato, che condannavano l’omosessualità come un peccato e un crimine.

Nelle culture non occidentali, come quelle africane, asiatiche e americane, alcune famiglie gruppali avevano invece spesso una valenza spirituale o simbolica, legata a concetti di fertilità, trasformazione o intermediazione tra mondi.

Inoltre, fatte da parte l’omosessualità e le ritualità, è il senso sociale dato alla procreazione e alla educazione dei bambini il punto di differenza nodale tra le diverse culture. In alcune, infatti, i bambini e le bambine ricevevano cure ed educazione dal gruppo che diventava quindi famiglia allargata non secondo vincoli di sangue ma secondo vincoli di gruppo. Così come ereditavano non in ragione di quei vincoli ma piuttosto in base alla buona condotta nei confronti di chi quei beni possedeva. Ed infine ci sono stati diversi modi di fare famiglia nella divisione dei compiti, per esempio, nella condivisione del cibo e nell’ allattamento, nella lavorazione della terra o nella esecuzione di specifiche ritualità, non tutte necessariamente differenziate per sesso.

Questi studi antropologici non hanno una specifica conseguenzialità con il fenomeno della famiglia queer ma testimoniano che diverse culture possono sviluppare diverse organizzazioni socio familiari e che, ove ve ne sia bisogno, i modelli evolutivamente adottati possono essere diversi da quelli ricevuti come imprinting.

Nel caso della famiglia queer in occidente, per esempio, si parla di modelli diversi da quello monogamico pur se gli studi sociologici non riescono a riportare tutto con precisone a causa di discriminazioni, persecuzioni e violenze che hanno limitato la visibilità e il riconoscimento sociale e giuridico di questo tipo di famiglia.

Ma cosa significa famiglia queer?

Un modo per definirla è fare ricorso al percorso storico con i suoi cambiamenti principali e con le evoluzioni più recenti.

La nascita del movimento queer è da molti autori considerata a partire dalle rivolte negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50.Tra di esse la prima fu quella del 1959 denominata del “Cooper’s Donuts”. Una tavola calda di New York, punto di ritrovo di prostitute, marchettari e queer di strada, vittime di provocazioni da parte della polizia.

L’evento però più significativo nella storia del Movimento queer fu la rivolta di Stonewall. Un bar di New York nel quale nel 1969, un gruppo di poliziotti si presentò senza preavviso e cominciò ad arrestare chi aveva violato la legge sul travestitismo indossando abiti del sesso opposto.

La folla cominciò ad attaccare, lanciando mattoni, pietre e bottiglie addosso alla polizia. I poliziotti si ritirarono nel bar, barricandosi dentro. Quando arrivarono i rinforzi della polizia in tenuta antisommossa cominciarono gli scontri veri e propri che si protrassero per tutta la notte.

Il giorno successivo la voce di quanto era successo si diffuse in tutta la città. La sera centinaia di queer e radicali si ritrovarono nuovamente di fronte allo Stonewall Inn.  

Una nascita sia per ribellione a quella che era considerata una discriminazione e una violenta oppressione sessuale sia per un tentativo di trovare protezione reciproca al diritto ad un reciproco benessere.

Questi due aspetti: la lotta contro la discriminazione e il bisogno di benessere caratterizzano le varie fasi evolutive delle famiglie queer a partire da queste prime ribellioni che preludono a movimenti di liberazione omosessuali, transessuali, e femministi. Movimenti organizzati e nuove consapevolezze che saranno il germe creativo di istanze di pensiero socio-filosofico, di liberazione sessuale e presenza critica nella sfera pubblica.

Correlativamente il termine queer si diffonde nel mondo anglosassone a partire dagli anni Cinquanta prima come insulto di tipo sessuale e solo negli anni Novanta si estende nel resto d’Europa, reso popolare dal gruppo di attivisti inglesi QueerNation, nato a New York per rispondere alla violenza e ai pregiudizi nei loro confronti. La parola Queer si trasforma, cambia, muta. Non più un insulto, ma un modo per dare un nome a un movimento, a un pensiero sempre più forte.

In questa fase di sviluppo non è stato meno importante il contributo del movimento femminista che attraverso l’integrazione della lotta contro le diseguaglianze legali (voto, lavoro, istruzione) con quella contro il ruolo di genere e socio-culturale è stato un puntello di crescita nella unificazione di alcune battaglie grazie anche al contributo di tra filosofi francesi.

Foucault con la sua idea che il corpo e la sessualità siano complessivamente costrutti culturali piuttosto che essenziali fenomeni naturali

Julia Kristeva con i suoi tre elementi di pensiero : il  tentativo di riportare il corpo nei discorsi nelle scienze umane,  la sua attenzione all’importanza del materno e del pre-edipico nella costituzione della soggettività, e la sua nozione di abiezione come spiegazione per l’oppressione e la discriminazione2.

Jacques Derrida infine con il suo lavoro sulla decostruzione, che parte dalla metafisica, apre all’ideale di inclusione e al concetto di “donna”.

Tre filosofi che hanno contribuito a ripensare le teorie sulla cultura, il potere, il corpo, la sessualità e la soggettività.

Un ripensamento, per certi versi rivoluzionario, che offre elementi di proposizioni alternative per quella che divenne la Teoria Queer, una visione critica sul sesso e sul genere. Espressione – coniata da Teresa de Lauretis nel 1990 – con la quale si intende sfidare la pratica comune di dividere in compartimenti separati la descrizione di una persona, al fine di inserirla in una o più particolari categorie definite.

Da qui, Queer si avvicina intrinsecamente sempre più al concetto di libertà.

Si transita quindi dal gruppo-famiglia iniziale che nasce per difesa ribellione e che ha una connotazione popolare negativa al gruppo-famiglia queer che riconosce specifici aspetti sessuali (omosex, transex, bisex).

E’ importante notare che mancano, anche per i gruppi più recenti ,  dati tipo istat sia italiani che europei a testimonianza che il mancato riconoscimento istituzionale non favoriva-(sce) la libera espressione e che i gruppi non sono probabilmente molto numerosi ma anche che la liberalizzazione sessuale sta conducendo verso famiglie queer nelle quali il trade-union non è il genere, o l’identità di genere o l’orientamento sessuale e neppure un legame di sangue ma piuttosto un legame di spirito. Una famiglia cioè fuori dai classici stereotipi che legano per costrizione sociale o culturale ma piuttosto dove non importa chi fa sesso con chi ma cosa fa e come (dice in una intervista la Murgia) e se da un lato non si nega che il sesso ci possa essere (continua in sintesi) può anche esserci una famiglia queer dove il sesso non c’è perché si convive per aiuto e compagnia. Allontana quindi ogni immaginazione iper-sessualizzante e riporta questo aspetto a un livello secondario perché primaria è invece l’organizzazione libera e condivisa. Qui queer si avvicina intrinsecamente sempre più al concetto di libertà. Libertà di espressione, libertà sessuale, libertà nel vivere i rapporti, i ruoli, la famiglia.

Questo modello queer è ovviamente un modello esistenziale non facile da realizzare perché necessita di una base culturale comune e comuni finalità nonché comuni disponibilità.

È un modello di famiglia ma è anche un modello del fare politica, intesa non come politica di parte, ma come essere nella polis con i propri gesti, con il proprio corpo, con il proprio pensiero.

In termine di benessere può richiedere molta energia ma può farci sentire liberi e realizzati.

Ma in un gruppo libero è presente anche il conflitto che, ci ricorda Bion, necessita di un lavoro, cioè di uno scopo da raggiungere, un lavoro del gruppo in assetto costruttivo di autogestione perché la percezione della libertà sia pienamente vissuta.

Cipriano Gentilino

Note biobliografiche : Michela Murgia, scomparsa il 5 agosto 2023 a 50 anni, è stata una delle scrittrici più originali e coraggiose del panorama letterario italiano. La sua opera, che spazia dal romanzo al saggio, dal podcast alla televisione, è stata sempre caratterizzata da una forte vocazione sociale e civile, da una profonda sensibilità verso le tematiche di genere e di sessualità, da una fede cristiana vissuta in modo critico e innovativo.

Nata a Cabras, in Sardegna, nel 1972, Murgia ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria, tratto dal suo blog anonimo e poi diventato un film di Paolo Virzì. Il successo è arrivato nel 2009 con Accabadora, premio Campiello, storia di una donna che porta la morte a chi non ha più vita, ambientata in un paese sardo degli anni Cinquanta. Un romanzo che affronta i temi dellesistenza, della famiglia e della fiducia, con uno stile poetico e incisivo.

La figura femminile è stata al centro di tutta la produzione di Murgia, che ha sempre cercato di liberarla dai pregiudizi e dagli stereotipi imposti dalla società e dalla religione. In Ave Mary (2011), la scrittrice ha analizzato limpatto del cristianesimo sulla percezione della donna, rileggendo e reinterpretando la figura della Madonna1. In Istruzioni per diventare fascisti (2018), ha denunciato il ritorno dei totalitarismi e delle discriminazioni. In Stai zitta (2021), ha evidenziato il potere sovversivo della parola femminile.

Murgia è stata anche una pioniera nelluso dei podcast come mezzo espressivo. Con Morgana, iniziato nel 2018 con Chiara Tagliaferri, ha raccontato le storie di donne rivoluzionarie e fuori dagli schemi, da Margaret Atwood a Moana Pozzi. Con God Save the Queer (2022), ha espresso la sua visione inclusiva del cristianesimo e della sessualità, definendosi una cattolica queer.


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