La Favola del Ragazzo e del Bosco Silenzioso
di Mariella Totani
In una città piena di luci e rumori, viveva un ragazzo di nome Lorenzo. Aveva tutto ciò che si potesse desiderare: uno smartphone di ultima generazione, un computer velocissimo, cuffie che isolavano dal mondo. Eppure, ogni sera, quando chiudeva gli occhi, sentiva un vuoto che nessuna notifica riusciva a riempire.
Un giorno, stanco di quel silenzio interiore, decise di uscire a fare una passeggiata. Camminò senza meta finché non arrivò ai margini di un bosco, uno dei pochi rimasti vicino alla città. Era un luogo che nessuno frequentava più: non c’erano prese per ricaricare il telefono, né Wi‑Fi, né schermi luminosi.
Lorenzo entrò lo stesso.
All’inizio si sentì a disagio: il telefono non prendeva, nessun messaggio arrivava, nessun video da scorrere. Solo il fruscio delle foglie e il canto degli uccelli. “Che strano”, pensò. “È come se il mondo fosse vivo”.
Continuando a camminare, incontrò una vecchia quercia. Le sue radici sembravano braccia che abbracciavano la terra. Lorenzo si sedette ai suoi piedi e, per la prima volta dopo tanto tempo, alzò lo sguardo.
— “Finalmente ti vedo”, disse una voce profonda.
Lorenzo sobbalzò. Era la quercia a parlare.
— “Io… io non ti ho mai visto prima”, balbettò il ragazzo.
— “Non sei l’unico”, rispose l’albero. “Gli uomini passano accanto a me ogni giorno, ma guardano solo ciò che brilla nei loro schermi. Hanno dimenticato di guardarsi intorno… e di guardarsi dentro.”
Lorenzo abbassò gli occhi. Sentì un nodo alla gola.
— “Io non volevo dimenticare”, mormorò.
— “Lo so”, disse la quercia. “Ma la solitudine non nasce quando sei solo. Nasce quando smetti di ascoltare il mondo.”
Il ragazzo rimase in silenzio. Per la prima volta, quel silenzio non gli faceva paura.
Passò ore nel bosco, ascoltando il vento, osservando gli insetti, respirando lentamente. Quando tornò a casa, il telefono era pieno di notifiche. Ma Lorenzo lo lasciò sul tavolo, spento.
Da quel giorno, ogni sera, invece di cercare compagnia in uno schermo, tornava nel bosco. E scoprì che la solitudine non si cura riempiendo il tempo, ma riempiendo il cuore.
E così, poco a poco, Lorenzo imparò a vivere davvero.