IL PENSIERO MEDITERRANEO

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La Grande Guerra attraverso gli ultimi istanti di un giovane ufficiale

Di Laura De Vita

Lunedì 29 novembre 1915 ad Avetrana, ad iniziativa del locale Comitato di Assistenza Civile, si celebravano i solenni funerali del Sottotenente Mario Morleo, caduto il 28 ottobre a Zagora, in Marocco.

Sottotenente Mario Morleo

Nel mese di maggio del 1915, l’Italia era entrata ufficialmente nella Grande Guerra e, già durante i primi mesi del conflitto, molti paesi della Puglia persero decine e decine dei propri figli: soldati giovanissimi le cui esistenze furono spezzate proprio nel bel mezzo della primavera della vita, quando tutti i sogni appaiono realizzabili e nulla fa paura; cuori impavidi e pieni di speranze, educati al rispetto dei più alti valori come l’onore, il coraggio e l’amor patrio.


Il Sottotenente Mario Costanzo Morleo fu uno di questi soldati. Nato ad Avetrana il 25 settembre 1894 da Antonietta Mingolla e dal Maestro di scuola elementare Michele Morleo (di Costanzo) era partito da Avetrana il 9 ottobre 1915 per morire in Marocco pochi giorni dopo a soli 21 anni, combattendo nel 35° Reggimento Fanteria Italiano, 15° Compagnia. La sua salma non è mai tornata in patria.

Son trascorsi ben 105 anni da quel lontano 28 ottobre del 1915, quando il nostro conterraneo immolò la propria vita inseguendo quegli ideali e valori patriottici oggi oramai sopiti e dai più considerati anche obsoleti. Fu uno dei primi pugliesi a morire nella Grande Guerra, dichiarata da appena soli quattro mesi, ed in particolare, fu l’unico Ufficiale di Avetrana che cadde sul campo di battaglia (Avetrana ebbe 4 caporali, 1 caporalmaggiore ed, appunto, 1 sottotenente) motivo per cui nel corso degli anni ha ricevuto meritati riconoscimenti: la sua città d’origine nel 1955 lo omaggiò intitolandogli una strada e, nel 1967, l’edificio scolastico di via De Gasperi; inoltre nel 2003, l’Associazione avetranese Archeoclub ha provveduto alla ristampa dell’opuscoletto pubblicato in occasione delle sue solenni onoranze funebri, facendo apporre sulla casa natale del giovane Sottotenente, sita in via Vittorio Emanuele, una targa-ricordo in marmo.

Ed ancora, il 4 novembre 2015, in occasione della Festa delle Forze Armate e dei caduti di tutte le guerre, sempre l’Amministrazione Comunale di Avetrana ha celebrato il solenne centenario della morte del Sottotenente presentando un busto in gesso minuziosamente realizzato dal prof. Armando Marasco e oggi conservato presso la Biblioteca Comunale della città.

Se oggi parlo ai lettori di questa giovane vita spezzata più di un secolo fa è perché ho avuto la fortuna, poco tempo addietro, di salvare dal macero alcuni documenti appartenuti un tempo alla Famiglia Morleo di Alezio: tra gli esponenti di questa ricordiamo Giovanni, originario di Erchie, zio di Mario e Sindaco della città di Alezio nel periodo 1893-1897, città dove morirà nel 1922 e Costanzo, suo figlio, nato in Alezio nel 1900 e noto farmacista attivo a partire dagli anni ’30 circa.

Tra queste carte, la mia attenzione è stata catturata da due documenti che narrano proprio gli ultimi istanti di vita del giovane ufficiale e descrivono i terribili accadimenti di quel lontano 28 ottobre del 1915. Trattasi di due foglietti che, piegati ed inseriti all’interno dell’opuscolo “Solenni onoranze funebri per il Sottotenente Mario Morleo” (recante sul frontespizio l’indirizzo: Signor Giovanni Morleo, Alezio ed il timbro apposto nel 1915 dall’ufficio postale di Avetrana) non sono né firmati né datati e sembrano avere la stessa identica calligrafia.

Uno dei fogli reca la seguente intestazione: La risposta alla mia lettera diretta al Comandante la 15 compagnia del 37 Reg.to., l’altro riporta questa dicitura: La seguente lettera è di un soldato che assunse informazioni da un altro soldato appartenente al 37° Reggimento 15° Compagnia, pertanto si può ragionevolmente presumere che siano due trascrizioni delle originali lettere, realizzate forse da uno dei genitori dello sfortunato e donate ai parenti aletini, al fine di renderli partecipi delle circostanze in cui la terribile sciagura era avvenuta.

Certo è che la realistica descrizione degli eventi non può lasciare indifferenti e, destando profonda commozione, costituisce occasione per rivolgere un pensiero a tutti i nostri caduti della Grande Guerra, tragedia lontana nel tempo ma mai dimenticata.
Scelgo di pubblicare qui il testo integrale di entrambi i documenti non solo per omaggiare la valorosa figura del Sottotenente Mario Morleo che, elevato ad esempio di virtù e coraggio dalla comunità avetranese, rappresenta il simbolo del sacrificio compiuto da tutti i soldati morti in nome della libertà durante la Prima Guerra Mondiale, ma soprattutto per lumeggiare gli ultimi istanti di vita dell’ufficiale, attimi brevi e fugaci nei quali ognuno di noi può immedesimarsi per vivere l’esperienza della caducità dell’esistenza umana e conoscere le atrocità che vengono compiute in tutte le guerre di tutte le epoche.

Primo documento

Ill. mo Signore, ho assunto Il comando della quindicesima compagnia, che ha avuto l’onore di avere come ufficiale il suo povero Mario, proprio il 29 ottobre ultimo scorso il giorno dopo della sua morte gloriosa. Era arrivato alla compagnia la sera innanzi e subito aveva ottimamente impressionato per l’alto spirito che dimostrava di possedere.

E ancora tutti lo ricordano con ammirazione; è caduto durante l’azione del 28 ottobre a fianco del suo capitano (Cap. Goggi caduto anch’esso) colpito in fronte mentre incitava e lanciava il suo plotone alla conquista della trincea nemica. Poco posso più dirle di lui, in momenti terribili come durante un combattimento poco si può dire e fare, tutti concentrati nello sforzo e nello slancio per raggiungere la meta.

Questa fu quasi raggiunta dal suo Mario in modo mirabile e questo altissimo esempio valse a raggiungere lo scopo che Egli si era prefisso e i suoi soldati in omaggio a tanto sacrificio ottennero. La pietà e l’ammirazione dei compagni raccolse il povero corpo del sottotenente Morleo ed ora Egli riposa con gli altri ufficiali caduti sul luogo conquistato dal valore di tanti eroi.
La vera consolazione a tanto Loro dolore sia la certezza che il Loro figliolo non fu inferiore a nessuno ed ha saputo guadagnarsi la riconoscenza e l’ammirazione di tutti. La quindicesima compagnia è orgogliosa di aver avuto fra i suoi il sottotenente Morleo e il suo ricordo imperituro sarà sprone, unitamente a tanti altri eroi, e sicuro incitamento a nuove glorie.
Voglia accettare le mie più profonde e sincere condoglianze unitamente ad ossequi distintissimi.
Dev.mo Luigi De Caroli. Capitano 37 fanteria 15 compagnia.

Secondo documento

Prima pagina secondo documento
Seconda pagina del secondo documento.

Ho domandato un soldato del 37 fanteria se lui conosceva Mario Morleo e mi disse di sì.
Poi ieri presi il permesso dal mio tenente e mi recai al Monte Sabatino dove trovasi il 37 fanteria, trovai un soldato del plotone di Mario e dietro mie domande mi rispose così:
Il 27 ottobre venne l’ordine di fare un’avanzata e gli ufficiali dovevano osservare le posizioni nemiche, infatti il sottotenente Morleo (così racconta il soldato) uscì dalla sua trincea ed osservò le posizioni nemiche. Riuscì tutto bene, Mario era contento di sé stesso, il 28 sull’imbrunire venne comandato il fuoco ed una scarica di fucileria si fece sentire, poi s’intese il comandante di battaglione “Pronti per l’assalto!” ed i comandanti di compagnia ripeterono il comando, Mario lo ripeté al suo plotone, sembrava tutto gonfio di gioia (e nel dire così il soldato sembrava gioisse anche lui) e quando infine venne gridato dal capitano “Savoia!” Mario lo ripeté con entusiasmo tale che i suoi soldati lo imitarono tutti a coro e si mossero all’assalto come tanti leoni, ma ahimè, che triste sorte! Fece appena trenta passi che il piombo nemico lo colpì in pieno petto ed ebbe appena il tempo di dire “Aiuto!”… e cadde rovescio.

Il soldato era commosso ed io piangevo, poi mi feci accompagnare alla sua sepoltura e lì lo piansi ancora. L’hanno sepolto in un cimitero improvvisato vicino al villaggio di Dollo. Apparteneva ad un eroico reggimento ed anche lui si è comportato da eroe dando la sua vita in olocausto, E così La storia d’Italia scriverà fra le sue pagine anche il nome di Mario Morleo ed i suoi parenti, serbando di lui grata memoria, andranno orgogliosi di aver dato un eroe per la redenzione dei fratelli d’Italia.

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