“LA MORTE FELICE” di Albert Camus – Analisi e commento di Giovanni Teresi

Il primo romanzo dello scrittore francese Albert Camus, premio Nobel nel 1957, il cui protagonista (un “uomo assurdo”) costituisce un tassello importante nella produzione successiva e nell’indagine filosofica sull’umano.
Negli anni che precedono lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Albert Camus si impegna a dare forma e ad abbozzare un primo schizzo di quello che diventerà l’”eroe assurdo” dei suoi romanzi, teorizzato poi nel suo saggio di punta incentrato sulla figura di Sisifo (Il mito di Sisifo, Bompiani 1947). È proprio nel medesimo periodo che lo scrittore francese programma la pubblicazione de Lo straniero (Bompiani, 1947), che sarà datata al 1942 e dimostrante dei numerosi e tutt’altro che casuali punti di contatto tra i due scritti, a partire proprio dal protagonista.
Difatti, il Patrice Mersault de “La morte felice” (Bompiani, 2018, trad. di Giovanni Bogliolo) sarà un primo e saldo punto di partenza per poter osservare con cura quella che sarà la piena maturazione dell’“uomo assurdo”.
Il protagonista è un misero impiegato di Algeri, con una misera routine e il cui unico ruolo è quello di dedicarsi all’impersonalità e all’estraneità. Gli unici legami che sembrano essergli rimasti sono con il passato, con lo squallido appartamento dal quale non vuole separarsi e con la giovane Marthe, la quale instrada Patrice verso un frivolo amore scambiato dal protagonista per una pura libertà.
Ciò nonostante, sarà la figura di Zagreus, vecchio amante di Marthe, a innescare il meccanismo di rivolta che sembra essere celato in profondità nella coscienza di Mersault: una rivolta che potrà essere portata a compimento solo con una viva volontà di felicità e di valorizzazione del proprio tempo a disposizione. Questa valorizzazione, da parte di Patrice, avrà il suo cominciamento nei viaggi, nello specifico in alcune città d’Europa, con la valenza di condurre il protagonista ad “affermare la sua solidarietà col mondo” e che lo porterà a provare un sentimento del tutto nuovo per un uomo come lui: un sentimento di “inumana esaltazione”.
Patrice poteva e (finalmente) “doveva costruirsi la sua felicità e la sua giustificazione”.
Il traguardo del vagabondare di Mersault sarà la cosiddetta “casa davanti al mondo”, nella quale vivono le sue tre amiche strette Rose, Claire e Catherine; la denominazione non è casuale ed è altamente significativa e merita una particolare attenzione. Quando i quattro amici si trovano a contemplare uniti il cielo stellato algerino, Camus ci fornisce uno dei passi più profondi della sua prima prova nel genere romanzesco, nonché una chiave di lettura per il precursore dello Straniero.
E in questa verità paziente che va dalla stella alla stella, si fonda una libertà che ci affranca da noi stessi e dagli altri, come in quell’altra paziente verità che va dalla morte alla morte.
Patrice, Catherine, Rose e Claire allora si avvedono della felicità che nasce dal loro abbandono al mondo. […] E il loro cuore, fatto di dolore e di gioia, sa comprendere questa duplice lezione che conduce la morte felice.
Libertà e coscienza non sono l’antidoto per l’incalzante sentimento assurdo che tempesta la vita, bensì un pretesto per accettarlo, per farlo proprio e quindi, di conseguenza, per non rendere la propria vita vuota. Si tratta di una consapevolezza che non può che abbracciare anche il sentimento della morte, della quale non si può in nessun modo avere timore, in quanto significherebbe avere paura anche della vita stessa.
Mersault, ritiratosi nella sua nuova dimora che affaccia sul mare algerino e ormai annichilito dalla febbre che si porta dietro da mesi, sceglierà di voler morire mentre è cosciente, mentre ha gli occhi ancora aperti sul mondo a cui egli si dimostra ormai solidale:
Mersault ha raggiunto felicità e lucidità solo con l’esperienza della morte cosciente, della morte felice. Morte felice perché decisione pienamente vissuta. Per lui e quindi per l’uomo assurdo, una rivolta, una rivoluzione, una guerra contro il “non senso” non risulta in alcun modo possibile: tutto ciò che è ammesso è una lucida coscienza e consapevolezza della propria ridondante costrizione a portare il masso in cima alla montagna.
Il commento e l’analisi critica de “La morte felice” (La mort heureuse) di Albert Camus, a cura dello scrittore e critico Giovanni Teresi, offre una lettura profonda dell’opera giovanile e postuma dell’autore francese.
La riflessione di Teresi si articola sui seguenti punti chiave:
Il percorso dell’Assurdo: Teresi inquadra il romanzo come un vero e proprio “laboratorio” letterario e filosofico, dove Camus abbozza le basi di quella che sarà la sua celebre poetica dell’Assurdo e della rivolta, pienamente espressa solo più tardi nel Mito di Sisifo e ne Lo straniero.
La ricerca della felicità: Attraverso il protagonista Patrice Mersault, il saggio evidenzia il conflitto interiore dell’uomo moderno. Mersault viaggia alla ricerca di una felicità terrena, materiale e assoluta, slegata dalle convenzioni sociali e dal grigiore della vita quotidiana.
La “morte felice”: Il critico sottolinea l’accettazione consapevole del proprio destino e della fine.
La morte non viene vista come una tragica sconfitta, ma come un atto di supremo possesso della propria esistenza, vissuta in totale accordo con la natura e con il sole accecante dell’Algeria. Così,Teresi mette anche in luce la prosa lirica, sensuale ed evocativa di Camus, capace di fondere il paesaggio mediterraneo con la disperata e lucida ricerca di senso di un’anima libera.