La mostra “Lombardia contadina: l’anima perduta di un paesaggio”

al Festival della Fotografia Etica di Lodi, 26 settembre-27 ottobre, c/o Coop viale Pavia 102
Giunto alla XVI edizione il Festival della Fotografia Etica invade tutto il territorio della città di Lodi e straripa sino a lambire Lodivecchio, Sant’Angelo Lodigiano e Melegnano. Sempre più vasto nei temi e negli autori che coinvolge e soprattutto nei luoghi (cinema, teatri, chiese, circoli, bar, gelaterie, luoghi istituzionali, ecc.)
Insomma ogni luogo all’aperto o al chiuso purché abbia il desiderio di esporsi come ricettacolo di buone intenzioni, buone notizie o significativi elementi drammatici che mettono a repentaglio culture, civiltà e persino la nostra umanità. Ne vedrete delle belle dal 27 settembre al 26 ottobre! Il programma è su https://www.instagram.com/p/DO8sMedDFKo/?igsh=bm5kNzVvNWk0c2F5 Fra queste iniziative appare in evidenza un progetto denominato “Lombardia contadina: l’anima perduta di un paesaggio” esposto presso la Coop di Lodi in via Pavia 102, luogo scelto – credo – per l’attinenza fra il cibo e quel che resta di una civiltà contadina vinta ma non doma, come suol dirsi.
E’ un progetto fotografico promosso da CascinApp, applicazione creata da Edoardo Vignati e Alessandro Maestroni per mappare e valorizzare le cascine e i prodotti del Lodigiano e del Sud Milano. Il racconto fotografico si è sviluppato in collaborazione con chi è attento conoscitore dei borghi dimenticati del Sud Milano come Viboldone e fiero sostenitore del recupero, purché rispettoso del genius loci. Le fotografie di Manolo Palumbo ci guidano in un percorso di denuncia silenziosa, raccontando con forza visiva l’abbandono di un patrimonio culturale e sociale che rischia di scomparire nell’indifferenza generale. Il progetto vuole riportare l’attenzione su questi luoghi dimenticati, testimoni del nostro passato rurale, sollecitando riflessione verso la loro tutela. Le grandi cascine lombarde, un tempo cuore pulsante di una civiltà agricola autosufficiente, producevano cereali, latte, formaggi e carne grazie a un sistema irriguo straordinario e alla fertilità del suolo. I prodotti nascevano da un equilibrio virtuoso tra uomo e natura.
Caseggiati e corti punteggiavano un paesaggio rigoglioso, oggi ridotto in frammenti. Questo territorio, storicamente ricco e strategico, oggi è sfigurato da abbandono e disinteresse. La campagna coltivata e le cascine sono sempre più isolate, circondate da capannoni, tangenziali e quartieri dormitorio. Le tracce della nostra civiltà contadina scompaiono sotto il cemento. Ecco perché il recupero del territorio compromesso riaffermerebbe il diritto di abitare una terra che custodisce storie millenarie, un patrimonio culturale e talvolta artistico ancora straordinariamente vivo, ma invisibile. Il paesaggio agricolo lombardo sta scomparendo, e con esso un’intera identità culturale. Ricucire i legami spezzati con la nostra storia porterebbe forse alla riscoperta di una bellezza dimenticata? Crediamo di sì, che ne valga la pena! Buona visione degli infiniti scatti che ritraggono la nostra terra e le attività umane, belle, significative ma a volte incompatibili con uno sviluppo sano e pacifico. Vedi il Progetto https://www.amazon.it/photos/share/ycCI4IyPw35ohb7u7qTwFppZoj8Uu5kIYnmmSdk33rL