La poesia mistica di Maria Rita Bozzetti a tò Kalòn

di Anna Stomeo
Invito ad un’esperienza di meditazione tra passione e trascendenza
Una serata davvero unica e fuori dagli schemi quella che si vivrà il 25 marzo 2026 presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus a Martano (Lecce) in via Marconi 28, alle ore 18.30: ospite speciale Maria Rita Bozzetti, poeta di grande spiritualità e di rara raffinatezza, intellettuale di totale impegno umanistico e cristiano, donna libera e colta, attenta a cogliere e analizzare in prima persona, con i suoi versi e le sue riflessioni, i ritmi spesso scomposti della contemporaneità.
Maria Rita Bozzetti ci porta in dono, in una dimensione “est-etica” coinvolgente e preziosa, una delle sue sillogi più note e apprezzate, Dialogo con Teresa, Libreria Editrice Vaticana, 2021, un prosimetro, in cento passaggi o capitoli, in cui poesia e prosa non si limitano ad alternarsi, ma interagiscono in un unicum letterario-comparativo, che, a sua volta, si caratterizza, per l’Autrice, come un dialogo a posteriori con l’Altra da sé e con se stessa.
Il volume è impreziosito dalla Prefazione del Cardinale Marcello Semeraro, dall’Introduzione di Vincenzo Guarracino, da una Nota di Madre Benedetta Grasso e dalla Postfazione di Don Carmelo Mezzasalma. Un contesto ed un concerto di attenzioni critiche ed esplorative per un viaggio dell’anima, come ci piace definirlo, che non si limita a raccontarsi solo con la ricercatezza linguistica e lo scavo della parola, ma impone un coinvolgimento emotivo personale e totale su più fronti, dalla disperazione alla speranza, dalla malattia alla guarigione, dall’incertezza teoretica alla forza della fede.
Una rilettura interlocutoria e dialogica, meditativa, e mai banalmente esplicativa o di mero commento, dei numerosi manoscritti autobiografici (poesie, opere teatrali diari, lettere), poi pubblicati con il titolo “Storia di un’anima”, di Santa Teresa di Lisieux, la monaca carmelitana francese morta, dopo molte sofferenze, nel 1887 a soli 24 anni, tra passione mistica e sapienza scritturale e teorica. Maria Rita ne coglie la profondità d’animo, incontrandone l’immagine in circostanze occasionali, nel Monastero di “Santa Teresa di Gesù” a Gallipoli e interrogandosi sul senso di una grata, traguardo della clausura, che separa le monache dal mondo e, a Gallipoli, segna il ricordo di un miracolo. Oltre quella grata, nella quale il simbolo si sfalda e supera i luoghi comuni, ogni silenzio è libertà e ogni parola è impegno e volontà, come per Teresa: accettazione gioiosa della vita, in cui i segni di sofferenza coincidono con i desideri di felicità.
Una folgorazione intellettuale e spirituale, quella di Maria Rita Bozzetti per la storia intima e mistica di Teresa di Lisieux e che l’ha spinta, nel pieno della sua maturità di poeta e scrittrice, quando aveva già pubblicato ben 16 libri di poesia, e quando numerosi riconoscimenti critici e premi letterari l’avevano collocata ai livelli alti della scrittura poetica nazionale ed internazionale, con traduzioni all’estero, a rileggere la propria vita alla luce della sofferenza della Santa, nominata nel 1997 dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II. Un dialogo solo apparentemente distopico, che la qualità della scrittura poetica di Maria Rita ci rivela a poco a poco, seguendo un filo argomentativo sottile e penetrante.
Maria Rita Bozzetti, nata a Roma da genitori padani e salentina di adozione, ha svolto, con successo, dedizione e grande competenza, per venti anni, la professione medica di Primario ospedaliero di Patologia Clinica a Roma, dove si è laureata in Medicina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e dove ha conosciuto il marito salentino, anch’egli medico, con il quale si è trasferita in Salento e ha costruito, negli anni, non solo una splendida famiglia di figli e nipoti, ma anche una rete di relazioni umane, dalla frequentazione poetica formativa del poeta e intellettuale salentino Nicola De Donno, suo mentore e suggeritore di perfezione poetica, al cenacolo letterario ricco di voci altre, all’impegno nell’Università Popolare di Galatina, di cui è vice-presidente, alle numerose pubblicazioni poetiche, ai premi e ai riconoscimenti. Una vita etica di impegno professionale e di umiltà nel fare le cose alte che Dio le ha chiesto, proprio come ha fatto la forte e fragile Teresa nella sua breve vita di tribolazione e di amore.
Un’immensa propensione alla spiritualità e, perciò, alla poesia, che ha sempre accompagnato, in sinergia, la carriera scientifica e professionale, come attestano le numerose esperienze non solo poetiche ma culturali e sociali che Maria Rita Bozzetti ha maturato negli anni e che testimoniano della sua costante ricerca dell’alterità avvertita come esigenza etica personale, prima ancora che come scelta teoretica e conoscitiva.
Nella dinamica dell’alterità, che attraversa il “Dialogo con Teresa”, l’anima libera di Maria Rita Bozzetti apre le sue ali verso l’infinito Amore di Dio, che è fondamentalmente humanitas cristiana, avvertimento consapevole della contiguità contagiosa e vivificante dell’Altro e delle sue infermità.
Il fascino di questo dialogo risiede nella estrema libertà intellettuale del confronto. Nel rivolgersi alla Santa, nominata patrona di Francia dopo Giovanna d’Arco, Maria Rita Bozzetti delinea uno spazio teorico inusuale e prezioso, in cui si collocano non solo le assonanze, ma anche le differenze, che arricchiscono la riflessione sul vissuto quotidiano, come occasione di esperienza intima e collettiva. La sofferenza fisica, che accomuna senza omologare, si fa veicolo di trascendenza e si apre al poetico e al mistico, in una sola mossa.
Dio diventa la possibilità immensa e salvifica, non un giudice distante e vanamente severo, ma un interlocutore che apre all’alterità del mondo, un generatore di senso amoroso che si propaga come un’ondata di calore e di solidarietà, oltre ogni argomentazione, quasi per induzione.
C’è un elemento filosofico determinante, anche se non propriamente fondativo, in cui collocare il pensiero poetante di Maria Rita Bozzetti, per osservarlo in controluce nelle sue molteplici determinazioni, ed è il principio della relazione, che anima gran parte del pensiero filosofico contemporaneo, e nel quale sicuramente si colloca, volendola guardare da un punto di vista più generale, la riflessione spirituale dell’Autrice, per poi potenziarsi in una curvatura mistica e poetica di estrema profondità.
Parlare di poesia mistica potrebbe apparire un pleonasmo, una tautologia, una ripetizione dell’identico, giacché la poesia è già di per sé frutto di un ascensus, e tuttavia, nei versi e nelle prose che Maria Rita Bozzetti ci consegna, in questo Dialogo con Teresa, l’espressione appare perfettamente coerente lineare. C’è in fatti un di più, un surplus spirituale e liberatorio in quei passaggi in cui le parole entusiastiche e aurorali di Teresa coincidono con le argomentazioni liriche e penetranti di Maria Rita, che ci commuove e ci trascina in una dimensione affabulativa che coinvolge le nostre stesse vite.
Credo che sia questo il segreto, se di segreto si tratta, della estrema empatia che generano i versi e le prose di questo Dialogo con Teresa, in sorellanza con le donne e, immagino, in fratellanza con gli uomini: un profluvio di “amor mundi”, agostinianamente inteso, amore misericordioso che illumina e universalizza il cammino di entrambe, quello originario e aurorale di Teresa e quello attuale, e insieme eterno e universale, di Maria Rita, che si fa interprete per tutte/i noi di un atto estremo di riconoscimento e di “intenzione”, in definitiva di vita totale, accolta, ma non subita, vissuta fino in fondo nella sua pluralità.
Ci sovviene, inevitabilmente, Hannah Arendt e il concetto di amore in Sant’Agostino, vero incipit del suo pensiero filosofico, come un cerchio che si chiude intorno all’idea di relazionalità e reciprocità plurale, alla base della convivenza politica, nel senso alto del termine. E della nascita, come “essere per la vita”, determinata dalla volontà di Dio, fonte di amore eterno. Elementi imprescindibili di un’esperienza mistica che, da secoli, privilegia le donne e il loro linguaggio.
La mistica femminile, che alimenta la poesia di Maria Rita Bozzetti, non è un mero attributo di genere, ma una precisa evoluzione spirituale e filosofica di cui l’Autrice è, ed è stata, consapevole sin da giovanissima, vivendo il proprio tempo dell’emancipazione e della differenza di genere. “Il Dio delle donne”, come recita il titolo di un famoso libro della filosofa Luisa Muraro, è un Dio che alimenta libertà e confidenza, due componenti essenziali ed inscindibili della mistica femminile, riconsiderata dalla filosofia della differenza. La poesia mistica di Maria Rita Bozzetti è frutto di un’esperienza spirituale intensa che, nel dialogo con Teresa, diventa ‘affidamento’ e ‘sorellanza’, due termini che hanno caratterizzato la convivenza femminile e che questo libro di fatto indirettamente assume
Nel capitolo primo, “Confido la storia dell’anima mia”, l’Autrice ci introduce subito nella dimensione teoretica ed etica del suo pensiero e nelle ragioni di un dialogo che si preannuncia complesso nella sua diretta semplicità: le «reazioni del cuore agli accadimenti» coincidono con «il resoconto quotidiano del rapporto con Dio, unico interlocutore».
Maria Rita e Teresa, due donne tra loro diverse per distanza storica, anagrafica e per collocazione sociale, sono unite dalla sofferenza fisica esistenziale ed entrano in comunanza di esperienze e di narrazioni in virtù di una fondamentale umiltà di approccio, che impedisce qualunque autoreferenzialità e apre orizzonti di comprensione reciproca. Significativa l’espressione «l’uguaglianza nella diversità è la regola», con la quale Maria Rita Bozzetti ci rivela il grande travaglio spirituale, filosofico e sociale, che anima la sua ricerca interiore.
Nel riflettere sulle parole di Teresa, nell’incipit del volume, Maria Rita osserva che Dio predilige «“il fiorellino piccolo”, che ha in sé una forza di santità vicina alle nostre debolezze», e lo «trasforma in fiore importante con la Sua presenza, lasciando invariato l’aspetto esteriore e modificando l’interiore, perché il valore e la dignità di ciascuno non risiedono nell’esteriorità […] Fiore di campo con la stessa essenza della rosa: un messaggio di universalità che sopravanza quello che possiamo fare e suggerisce piuttosto il sentirsi ‘essere’ uguale all’altro» (p.24)
Lo stesso principio di “riconoscimento” che anima la logica dei diritti umani, la diversità riconosciuta come valore attraverso l’uguaglianza dei diritti. Un messaggio di solidarietà umana, che coincide con un principio fondamentale della filosofia politica moderna e contemporanea e di cui Maria Rita Bozzetti mostra consapevolezza etica e teoretica, collocando di fatto le proprie riflessioni in un ambito di confronto di ampio respiro.
Ciò che questo viaggio dell’anima con Maria Rita e Teresa ci restituisce, alla fine della lettura, è la forte “attrazione” conoscitiva che la poesia è in grado di esercitare, quando sa affidare le parole della sofferenza alla libertà della speranza. Un’apertura alle angosce dei tempi che stiamo vivendo, che la poesia è in grado di contenere e trasformare in visioni di un futuro “altro” e possibile.
Nelle ultime battute e negli ultimi capitoli dell’affascinante Dialogo con Teresa, Maria Rita Bozzetti ci dà ancora un saggio della sua perspicace ispirazione poetica e filosofica, affidando alla parola «Attirami», che Teresa, a sua volta, ha citato dai Cantici, la sintesi poetica e mistica di un percorso spirituale ricco di richiami filosofici: «Attirami a te (…) dove coscienza è materia senza corpo, infinita beatitudine, pensiero sovrano».
Un giro sconfinato, per tornare a quella «immensità dell’amore» di Agostino, che Emmanuel Levinas, nelle tribolazioni del Novecento, ha chiamato «dismisura». E che può ancora salvarci.
L’incontro con Maria Rita Bozzetti a tò Kalòn si arricchirà della presenza colta e illuminante del Prof. Rocco Aldo Corina, poeta, filosofo, critico letterario, membro dell’Accademia Pugliese delle Scienze, intellettuale lucido e brillante, e delle letture, per nulla casuali, della Prof.ssa Maria Cristina Tundo, dirigente scolastica fiorentina, da sempre raffinata interprete della parole, dei suoni e dei pensieri dell’amica Maria Rita Bozzetti (e di Teresa di Lisieux), venuta sin qui in un patto di affidamento e in un pegno di sorellanza.
Anna Stomeo