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La Puglia risuona a New York: Livio Minafra e Dario Doronzo premiati con il Mondo Innovator Award per FABULAE

Livio Minafra e Dario Doronzo

Livio Minafra e Dario Doronzo

di Albo Giovanna

Il raffinato e sensibile flicornista e trombettista Dario Savino Doronzo e il virtuoso pianista Livio Minafra hanno conquistato il Mondo Innovator Award nella sezione Artistry durante l’undicesima edizione di Mondo.NYC, il prestigioso festival internazionale che unisce musica, arte e tecnologia nella Grande Mela.

Il riconoscimento premia il loro straordinario progetto FABULAE, un dialogo intenso e poetico tra il vellutato suono del flicorno e l’ecletticità espressiva del pianoforte, capace di fondere con eleganza jazz europeo, improvvisazione, scrittura colta e suggestioni naturali.

In un panorama spesso dominato dalla velocità e dall’omologazione sonora, il visionario Duo Doronzo | Minafra propone un ritorno all’ascolto autentico, costruendo un linguaggio personale e riconoscibile, dove il lirismo incontra la libertà e la radice mediterranea si apre a orizzonti globali.

Dopo il riconoscimento ottenuto a New York, abbiamo incontrato Livio Minafra e Dario Savino Doronzo, protagonisti di FABULAE. Li abbiamo invitati a raccontarci la genesi del progetto e la loro idea e visione artistica.

Cosa significa per voi vincere il Mondo Innovator Award nella categoria “Artistry”?

Livio Minafra: Per me è come sentire il mare di casa che arriva fin sotto i grattacieli di New York. Non ce lo aspettavamo: sapere che una giuria internazionale e una community così ampia hanno ascoltato il nostro piccolo Duo e lo hanno riconosciuto come innovativo è commovente. È un premio alla libertà: poter fare un jazz europeo, radicato nella nostra terra, senza inseguire modelli, e scoprire che parla anche al mondo. Mi ricorda che la vera innovazione nasce spesso da un gesto semplice: ascoltare davvero ciò che ci circonda.

Dario Savino Doronzo: Questo riconoscimento, proprio nella categoria “Artistry”, tocca il cuore della nostra ricerca: tenere insieme rigore, fantasia e stupore. Veniamo da anni di studio e di ricerca artistica e accademica; vedere che tutto questo converge in un progetto che parte proprio dalla Natura, è una grande emozione. È come se la nostra terra, con i suoi ulivi e il suo vento salmastro, fosse salita sul palco con noi. Questo premio non è un punto di arrivo, ma un invito a rischiare ancora di più e a continuare a sperimentare con coraggio.

Parliamo di FABULAE. Come nasce questo progetto e cosa rappresenta per voi?

Livio Minafra: FABULAE nasce dal desiderio di uscire dalla mia “solitudine sonora” e condividere una visione con qualcuno che stimassi profondamente. Cercavo un flicorno dal timbro lirico, ma capace di essere selvatico, libero, pronto a perdersi e ritrovarsi nell’improvvisazione. In Dario ho trovato tutto questo e anche di più. Ho iniziato a scrivere piccole “favole sonore” – Rane, Vespe, La Piuma, Oltremare… – come pretesti per raccontare paesaggi interiori e naturali. Per me FABULAE è un incontro raro tra due inquieti felici: un laboratorio poetico dove la musica diventa racconto, rito, e un po’ anche resistenza culturale.

Dario Savino Doronzo: Per me FABULAE nasce da un’urgenza: restituire alla Natura la meraviglia che ci dona ogni giorno. Volevo un progetto in cui il flicorno potesse non solo “suonare”, ma raccontare profumi, luci, silenzi. Con Livio ci siamo trovati subito: lui istintivo e visionario, io più riflessivo ma curioso. È nato un dialogo sincero, dove ogni prova sembra aprire una finestra sul mondo: entra luce, vento, a volte anche tempesta. FABULAE rappresenta un luogo interiore in cui suono, paesaggio e memoria si intrecciano, un viaggio condiviso che ci ricorda da dove veniamo e dove possiamo ancora andare.

Dal punto di vista musicale, FABULAE è un vero melting pot di stili. Come convivono tutte queste influenze?

Livio Minafra: Ho sempre vissuto la musica come un mare dove sfociano tanti fiumi: jazz, classica, rock, folk, world music. In FABULAE queste correnti non vengono “messe in ordine”, ma lasciate dialogare liberamente. Ogni brano è scritto, ma con ampie zone di rischio e improvvisazione, in cui possiamo sorprenderci l’un l’altro. Il nostro jazz è profondamente europeo: porta con sé la musica colta, le bande di paese, le fanfare balcaniche, il vento del Sud. Le etichette restano fuori dalla porta; dentro restano solo ascolto, curiosità e il coraggio di cambiare rotta ogni sera.

Dario Savino Doronzo: Nel duo convivono molte vite musicali: la mia formazione classica, il jazz, la ricerca contemporanea, le bande di paese, le musiche del Mediterraneo. Il flicorno, con il suo timbro caldo, racconta e abbraccia; il pianoforte di Livio costruisce e smonta paesaggi sonori, apre varchi inattesi. C’è sempre una tensione tra forma e intuizione: una scrittura curata nei dettagli, ma pronta a farsi attraversare dall’improvvisazione. Ogni brano è un viaggio unico, un equilibrio in bilico tra dolcezza e inquietudine. FABULAE vive di questa pluralità: è come un giardino dove fioriscono specie diverse, ma tutte necessarie.

FABULAE è un’esperienza immersiva e quasi teatrale. In che modo gesto, spazio e presenza scenica influenzano il vostro rapporto con il pubblico?

Livio Minafra: Per me il palco è un ecosistema, non un semplice “luogo di lavoro”. Entro in scena come si entra in un bosco: facendo attenzione a ogni suono, a ogni respiro. Il gesto sul pianoforte non è solo tecnico, è anche narrativo: un braccio che si alza diventa onda, un tocco leggero è una foglia che cade. Mi piace muovermi, usare il corpo, dialogare con il silenzio e con l’acustica dello spazio. Il pubblico fa parte di questo paesaggio: lo invitiamo a entrare, a camminare con noi dentro la musica, non solo a guardarla da lontano.

Dario Savino Doronzo: Anche per me ogni concerto è una piccola scena teatrale, ma senza recitare. Il gesto con il flicorno, il modo in cui ci disponiamo sul palco, il silenzio prima di un attacco: sono tutti elementi che parlano quanto le note. Cerco una presenza sobria ma intensa, in ascolto dell’ambiente e delle persone davanti a noi. A volte basta voltarsi verso Livio, o fare un passo verso il pubblico, per cambiare l’energia del brano. L’idea è trasformare la sala in un paesaggio condiviso, dove chi ascolta si sente parte viva della storia che stiamo raccontando.

In un mondo sempre più digitale e frenetico, FABULAE sembra invitare a una pausa, a un ascolto profondo. È così?

Livio Minafra: Assolutamente sì. Viviamo sommersi da notifiche, immagini, rumori spesso inutili. FABULAE prova a fare il contrario: togliere, non aggiungere. Due strumenti acustici, nessun artificio tecnologico, il tempo che si dilata. Mi piace pensare al concerto come a un tramonto sul mare: non succede “nulla” di eclatante, ma dentro di noi accade tantissimo. Invitiamo il pubblico a respirare insieme, a riscoprire il piacere di un silenzio condiviso, di un suono che nasce e muore nello stesso istante. È una piccola forma di resistenza poetica alla velocità che ci divora senza farci davvero vivere.

Dario Savino Doronzo: FABULAE nasce proprio dal bisogno di rallentare. In un’epoca iperconnessa, abbiamo scelto la via più “antica”: ascoltare. Ascoltare la Natura, le città, le persone, e trasformare tutto questo in suono. Nel concerto non chiediamo al pubblico di scattare foto, ma di chiudere gli occhi, se vuole, e lasciare che il flicorno e il pianoforte diventino paesaggio interiore. Non è evasione, è presenza: un modo per tornare al qui e ora, alla vibrazione dell’aria. Se anche solo una persona esce con il passo un po’ più lento e il cuore più leggero, il nostro intento è riuscito.

Dopo New York, quali sono i prossimi passi del progetto FABULAE?

Livio Minafra: Questo premio ci dà ancora più energia per continuare. Stiamo lavorando al primo CD di FABULAE, che raccoglierà le nostre “favole sonore” ma lasciando spazio all’imprevisto, come accade sul palco. Il duo proseguirà con nuovi concerti, conferenze, incontri, anche in contesti non strettamente jazzistici. Mi piace pensare a FABULAE come a un presidio culturale: una voce che rivendica l’originalità del jazz europeo e della nostra terra.

Dario Savino Doronzo: Il calendario 2025/2026 è già in movimento: uscirà l’album, ci saranno tour in Italia e all’estero, nuove collaborazioni, forse anche progetti didattici legati all’ascolto della Natura. Ogni viaggio porta con sé incontri, città, paesaggi: tutto entra in FABULAE e lo trasforma. Vorrei che il duo continuasse a essere un laboratorio aperto, capace di dialogare con festival, università, spazi non convenzionali, magari anche in contesti legati all’ecologia e alla ricerca artistica. Con Livio c’è sempre una frontiera da esplorare; il bello è che, ogni volta, la prima sorpresa siamo noi due.

Se doveste definire FABULAE con una sola parola, quale scegliereste?

Livio Minafra: La mia parola è “radice”. FABULAE, per me, è un tornare alle origini: della musica, dell’ascolto, della nostra terra. Radice perché affonda nel jazz europeo, nei suoni di Puglia, nelle bande di paese, ma allo stesso tempo spinge verso nuove direzioni, come un albero che cerca luce. Ogni brano è una radice che scende in profondità nella memoria e una foglia che si apre verso il cielo. In un mondo spesso superficiale, FABULAE mi ricorda che la vera libertà creativa nasce solo quando sai dove – e con chi – hai messo le tue radici.

Dario Savino Doronzo: Io sceglierei “respiro”. FABULAE è il respiro della Natura che prova a farsi ascoltare attraverso il flicorno e il pianoforte. È il respiro lento del mare al tramonto, quello del pubblico quando si crea un silenzio denso, ma anche il respiro affannato delle città che chiedono un po’ di bellezza. Per me ogni nota nasce da un’ispirazione – in tutti i sensi – e ritorna all’aria. Respiro significa anche spazio, tempo, cura: ciò che cerchiamo di offrire a chi viene ai nostri concerti. Un invito semplice ma urgente: fermarsi un attimo e… respirare insieme.

Il successo oltreoceano rappresenta per il Duo non solo un riconoscimento internazionale, ma anche l’inizio di una nuova fase creativa. Dopo il premio, FABULAE si prepara a diventare un album e a proseguire il suo viaggio tra festival, teatri e incontri interdisciplinari, con progetti che intrecciano musica, natura ed educazione all’ascolto.

Per Dario Savino Doronzo e Livio Minafra, la sfida rimane la stessa: continuare a sperimentare senza perdere il contatto con le proprie radici, trasformando ogni concerto in un’esperienza di condivisione e consapevolezza.

FABULAE è, in fondo, un invito a rallentare: a respirare, ad ascoltare, e a ricordare che la vera innovazione nasce sempre da un gesto semplice – quello di saper ascoltare davvero.

Livio Minafra e Dario Doronzo

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