La satirica penetrante di Francesco Granatiero: ironia, memoria e identità nell’Italia smarrita
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di Michele Marino
In un mondo, quello attuale tempestato da guerre interminabili, violenza indicibile e dominio del “dio denaro”, Massimo Troisi avrebbe affermato – con la sua, specialissima ironia partenopea – “non ci resta che piangere”… Anche, o soprattutto, a tal proposito é notevole e si mette amabilmente in mostra l’operato artistico di Francesco Granatiero, disegnatore satirico e studioso di storia della satira, sconosciuto ai più e che abbiamo il privilegio di proporre ad una sorta di “elite” sensibile ad un ramo tutt’altro che marginale della letteratura italiana. Basti pensare a quante vignette, dedicate per lo più ai politici nazionali e mondiali, create da Vauro e Forattini nel Novecento. La “vis comica”, la forza immaginifica, graffiante, virtual-realistica, s’appalesa in tutta la propria originalità espressiva, unica nel suo genere e motivo di assoluto svago.
Ciò si appalesa, particolarmente, nell’atto in cui raffigura il “Pippo nazional-popolare”, sia singolarmente, sia accompagnato da Michele Marino. Nella prima fattispecie posiamo rileggere gli aspetti più salienti e significativi della carriera di Baudo, primo “attore”, protagonista della televisione italiana del Festival di San Remo. Invece, la creazione duale scaturisce dal racconto fatto al Granatiero dal commendatore Marino, vertente su distinti episodi a valenza pubblica e privata:
a) in occasione di un evento di cultura e spettacolo, “Premio Margherita d’oro” (agosto 2001) Pippo avrebbe avvalorato la sua serietà e professionalità di conduttore, sottoponendo il Marino, inaspettatamente, ad una vera e propria interrogazione, piuttosto che ad un’intervista, della durata di una ventina di minuti sul palco di Margherita di Savoia. Così avrebbe dimostrato, o meno, la veridicità di quanto dichiarato formalmente dal dirigente della Presidenza del Consiglio, e valutato positivamente dalla giuria presieduta dal Sindaco in sede di conferimento del prestigioso riconoscimento (attribuito in precedenti edizioni anche a Mennea e B. Finocchiaro);
b) la motivazione della simpatica caricatura che immortala i due conoscenti, entrambi provenienti dal “profondo Sud” (Sicilia e Puglia) scaturisce da un paio di circostanze concrete, che videro Michele Marino offrirsi ad accompagnare il personaggio famoso, essendo rimasto appiedato – inspiegabilmente proprio nella località delle saline più estese d’Europa, al termine della serata di cui s’é detto; e nella seconda occasione, casualmente a Roma, in Via Cola di Rienzo, ove il catanese era in attesa improbabile di un taxi. Si tratta di aspetti inediti che vanno ad arricchire, differentemente e originalmente, i ricordi di una personalità poliedrica e indimenticabile che viene raffigurata magistralmente e con un pizzico di ironica nostalgia dall’artista Granatiero.

creazione digitale_Marino-Baudo e la cicogna poliziotta_F_GRANATIERO_2026

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