IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La sindrome del nuovo, il futuro che spaventa

Galileo Galilei

Galileo Galilei

di Riccardo Rescio

Esiste una curiosa dissonanza cognitiva che affligge una certa categoria di individui, spesso custodi autoreferenziali di un presunto pragmatismo immutabile.
Queste figure, aggrappate all’idea rassicurante di un mondo statico, osservano con scetticismo ogni nuova proposta di cambiamento, ergendosi a baluardi di un sistema che credono di proteggere ma che, in realtà, finiscono per irrigidire.
La loro sopravvivenza, paradossalmente, pensano di garantirla opponendosi a quell’evoluzione che rappresenta l’unica vera garanzia di progresso.
Il nuovo, con il suo carico di incertezze, spaventa.
Tuttavia, la storia dell’umanità si dipana proprio lungo il filo continuo di quelle innovazioni che, dopo aver inizialmente destabilizzato, hanno finito per traghettarci verso condizioni di vita migliori.
Questa resistenza al cambiamento assume i tratti del paradosso quando osserviamo come gli stessi censori del progresso abbiano ormai assimilato completamente le innovazioni del passato.
Utilizzano con naturalezza strumenti che i loro predecessori guardavano con sospetto, in una singolare continuità di diffidenza ciclica. L’opposizione al nuovo nasce dunque non da una lucida analisi, ma da un meccanismo psicologico che trasforma l’ignoto in minaccia.
La storia ci offre numerosi esempi di questa dinamica ricorrente.
Quando Gutenberg introdusse la stampa a caratteri mobili, scatenò le preoccupazioni di copisti e intellettuali legati al vecchio sistema. Temevano la democratizzazione del sapere e la perdita di controllo sul flusso delle idee. Oggi, chiunque legga un libro senza interrogarsi sulle polemiche che accompagnarono la sua diffusione, dimostra l’inevitabile assimilazione di ciò che un giorno fu rivoluzionario.
Lo stesso accadde con l’illuminazione elettrica.
Thomas Edison dovette affrontare non solo lo scetticismo tecnico, ma anche una feroce campagna denigratoria delle compagnie del gas.
Dipinsero la luce elettrica come innaturale e pericolosa, sollevando dubbi sui suoi effetti per la salute umana.
La società dell’epoca, abituata alla fiamma vacillante del gas, stentava a immaginare un mondo immerso in una luce chiara e costante.
Con l’avvento dell’era digitale, lo spaesamento si ripresentò identico.
Internet e gli smartphone generarono allarme per la presunta freddezza delle relazioni virtuali e la perdita della privacy.
Critici e tradizionalisti tuonavano contro quella che vedevano come una degradazione della comunicazione autentica.
Molti di quegli stessi critici oggi gestiscono le loro relazioni e finanze attraverso dispositivi divenuti estensioni del vivere quotidiano.
Oggi il ciclo si rinnova con l’intelligenza artificiale, l’ultimo capitolo di questa lunga narrazione.
Questa tecnologia, un ecosistema di algoritmi in grado di apprendere e processare, viene spesso ritratta come una minaccia esistenziale.
Eppure, i suoi detrattori utilizzano già inconsapevolmente sistemi di raccomandazione, filtri anti-spam e motori di ricerca potenziati dal machine learning. Combattere l’intelligenza artificiale dopo aver abbracciato la digitalità rappresenta la più moderna contraddizione, paragonabile all’aver accettato la lampadina ma rifiutato la corrente che la alimenta.
La scienza stessa progredisce attraverso un processo di falsificazione e superamento delle proprie certezze.
Karl Popper ci ha insegnato che il conoscere umano avanza per tentativi ed errori, dove ogni nuova teoria scardina parzialmente quella precedente.
La vita collettiva migliora grazie a piccole, casuali idee e a grandi, visionarie intuizioni che fioriscono nonostante l’ostracismo personale e la ritrosia generale.
Il pragmatismo autentico non risiede in un conservatorismo sterile, ma in una volontà di esplorazione critica.
Consiste nel riconoscere nel cambiamento non solo un pericolo, ma la materia prima per costruire un futuro più inclusivo.
La marea del progresso mostra una forza inarrestabile; la scelta consapevole risiede solo nel decidere se lasciarsene travolgere o imparare a navigare le sue onde con coraggio, mantenendo la prua orientata verso un orizzonte in perpetuo movimento, dove l’unica costante risiede nella trasformazione stessa.


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