IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La spaccatura politica e la crisi calcistica della nazione – di Michele Marino

A cinquant’anni dal terremoto del Friuli, mentre dobbiamo ricordarci ed onorare il “modello friulano”, come esempio di ricostruzione civile ed economica con rettitudine e speditezza, non è affatto entusiasmante né il quadro generale della politica tra ambizioni sfegatate di carriera e leadership ed incompetenza o carenza di senso dello Stato, né la situazione insostenibile dell’approvvigionamento energetico.

Emerge, così, uno “status quo” alquanto negativo che soltanto nella risposta democratica all’appello referendario ci lascia ben sperare, anche come risposta ad una spinta presidenzialista troppo marcata e squilibrante il sistema di bilanciamento tra i poteri del nostro ordinamento a favore di quello governativo contro l’ordine giudiziario (querelle che dura dagli anni ’90) e a discapito del Parlamento, già vessato e ridotto a mero notaio in funzioni sostanziali di ratifica o conversione delle delibere del Consiglio dei ministri.

La divisione tra rossi e neri, progressisti e conservatori, ambientalisti/negazionisti, ecc., non è altro che il frutto di una visione ottusa e parziale ed è stata voluta – non saprei se studiata e decisa a tavolino – da una Giorgia sovranista che, appunto dopo il referendum non confermativo, ha perso smalto e decisionismo “trumpiano”. Comunque, gli effetti divisivi restano tra quanti continuano ad evadere, a fare truffe telematiche e crimini di vario genere rispetto alla moltitudine di italiani onesti che lavorano per il progresso, nel volontariato e con senso di appartenenza. Siamo, in buona sostanza, in piena crisi di valori, oltre che economica, e ciononostante continuiamo ad ascoltare risposte arroganti e rivolte al solo elettorato di destra e non a tutto il popolo, che in merito alla politica di Trump non è praticamente più diviso, bensì in gran parte ne condanna le interminabili, folli decisioni di uno psicopatico pericoloso e “onnipotente”.

Intanto la Premier sta rivedendo, malvolentieri, il proprio punti di vista e perciò l’atteggiamento troppo bonario e amichevole verso Trump e Netanyahu, alla luce da un lato della divisione, in atto da qualche mese, USA/NATO/U.E., e dall’altro per via di episodi inaccettabili e assolutamente condannabili a danno di nostro connazionali in missione. Non possiamo che augurarci che ella  possa iniziare a parlare con chiarezza e costanza, ma soprattutto con una visione unitaria, seguendo la falsariga del presidente Mattarella, in modo da rendere omaggio ai principi costituzionali del ripudio della guerra e del perseguire la pace con diplomazia.

Parallelamente la crisi del calcio maschile, che include maledettamente anche le squadre di club a livello europeo, oltre allo scandalo della gestione VAR-direzione arbitrale, è un altro sintomo della crisi politica, spenta e divisiva, di quanto sia difficile tener unito un Paese che ha tante, enormi differenze di carattere storico, etnico, culturale ed economico-sociale.

Problematica cui il Ministro dello Sport era chiamato a provvedere “ratione materiae”, occupandosene per tempo e non “a babbo morto”, dopo quasi quattro anni di attività (?) governativa! Ora tale compito di ricostruzione, rigenerazione e ripulitura etica sarà a carico di Malagò, a cui riconosciamo certamente tanta esperienza, la qual cosa ci fa ben sperare … Del resto, una volta che s’è toccato il fondo, noi italiani siamo capaci – e lo abbiamo dimostrato più volte – di “risuscitare” e ricominciare da zero mossi dallo spirito d’orgoglio nazionale.

Quello stesso sentimento che è auspicabile per i politici in quest’anno finale della legislatura, che non sia caratterizzato solo da attacchi pretestuosi e faziosi, affinché lavorino davvero per il rilancio economico e per la pacificazione nazionale, contribuendo all’arduo processo di pacificazione mondiale, evocato quasi quotidianamente da Papa Leone.


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