La storia di “Nel blu, dipinto di blu” una canzone universale
Domenico Modugno
di Ada Serena Zefirini
La storia di Nel blu, dipinto di blu, universalmente conosciuta come Volare, è una delle più affascinanti della musica italiana, perché nasce da un intreccio di casualità, sogni, arte figurativa, amicizia e un pizzico di follia creativa che solo gli anni Cinquanta potevano generare. Tutto comincia nell’estate del 1957, quando Franco Migliacci, giovane autore romano, vive una giornata che lui stesso definirà “strana, sospesa, quasi irreale”. Dopo una notte insonne e un bicchiere di troppo, si addormenta e fa un sogno inquieto: vede se stesso fluttuare nel cielo, con il volto dipinto di blu, mentre figure sospese lo osservano dall’alto. Al risveglio, ancora stordito, nota sulla parete due stampe di Marc Chagall: Le coq rouge e Le peintre et son modèle. In entrambe le opere compaiono figure che volano, immerse in un’atmosfera onirica e surreale. Quelle immagini, unite al ricordo del sogno, diventano la scintilla che accende la sua immaginazione. Migliacci inizia a scrivere versi frammentati, quasi visionari, che parlano di un uomo che vola, che si dipinge di blu, che si perde in un sogno più reale della realtà stessa.
Quando Domenico Modugno legge quei versi, ne rimane immediatamente colpito: riconosce in quelle parole una forza poetica nuova, lontana dalla tradizione melodica italiana fatta di amori struggenti e storie lineari. Modugno aggiunge la musica, una melodia che parte lenta, quasi sospesa, e poi esplode nel ritornello con un’energia travolgente. Un aneddoto curioso racconta che, mentre provava il brano nella sua casa romana, Modugno spalancò le braccia per enfatizzare il gesto del volo e colpì accidentalmente un lampadario, rompendo alcune gocce di vetro. Quel gesto, nato per caso, sarebbe poi diventato la sua iconica posa sul palco di Sanremo. La canzone, però, non convince subito tutti: quando viene presentata alla commissione del Festival di Sanremo 1958, ottiene un punteggio altissimo, ma nessun cantante vuole interpretarla.
Troppo strana, troppo moderna, troppo lontana dagli schemi. Modugno allora decide di cantarla lui stesso, affiancato da Johnny Dorelli. La sera del 31 gennaio 1958, sul palco del Casinò di Sanremo, accade qualcosa di irripetibile: Modugno, visibilmente emozionato, inizia con voce dolce, quasi timida, poi allarga le braccia e intona il celebre ritornello “Volare, oh oh… Cantare, oh oh oh oh…”. Il pubblico rimane folgorato. È un’esplosione di libertà, un gesto teatrale che rompe con la tradizione e inaugura una nuova stagione della musica italiana. La canzone vince il Festival e diventa immediatamente un fenomeno nazionale. Si racconta che, la mattina seguente, i giornali non riuscirono a stampare abbastanza copie per soddisfare la richiesta del pubblico, e che i bar di tutta Italia risuonavano già del ritornello, fischiettato da chiunque. La RAI, sorpresa dal successo, fu costretta a riproporre la canzone più volte nei giorni successivi, mentre le case discografiche si contendevano i diritti di distribuzione. Volare non era più solo una canzone: era diventata un simbolo di rinascita, di leggerezza, di un’Italia che voleva lasciarsi alle spalle le ferite della guerra e guardare al futuro con un sorriso.
Il successo internazionale che seguì fu ancora più sorprendente e segnò un punto di svolta nella storia della musica italiana. Dopo Sanremo, Modugno portò il brano all’Eurovision Song Contest del 1958, classificandosi terzo ma conquistando l’Europa con un’energia mai vista prima. La vera rivoluzione avvenne però negli Stati Uniti, dove Volare divenne un caso discografico senza precedenti: raggiunse il primo posto nella classifica Billboard Hot 100, un traguardo che nessun altro brano italiano ha mai più eguagliato. La canzone rimase in vetta per settimane, superando artisti americani di enorme popolarità. Modugno fu invitato a esibirsi all’Ed Sullivan Show, il programma televisivo più seguito d’America, e la sua performance contribuì a consolidare il mito di Volare come canzone universale. Nel 1959 arrivarono due riconoscimenti storici: il Grammy Award per la “Registrazione dell’anno” e quello per la “Canzone dell’anno”, nella prima edizione della storia dei Grammy.
È significativo che la prima canzone non anglofona a vincere i due premi principali sia stata proprio un brano italiano, nato da un sogno e da un gesto teatrale. Da quel momento Volare divenne un classico mondiale, reinterpretato da artisti come Louis Armstrong, Frank Sinatra, Ray Charles, Paul McCartney, i Gipsy Kings e molti altri. Una curiosità racconta che, quando Modugno arrivò a New York per promuovere il brano, fu accolto come una star hollywoodiana: un giornalista gli chiese cosa significasse “Volare”, e lui rispose sorridendo: “È quello che vorrei fare adesso, sopra questa città”. La canzone entrò anche nel cinema, nella pubblicità, nelle feste popolari, negli stadi, diventando un inno identitario per gli italiani nel mondo. Ancora oggi, a più di sessant’anni dalla sua nascita, Volare continua a essere cantata ovunque, spesso senza che chi la intona conosca davvero la storia che l’ha generata. È una canzone che ha superato i confini linguistici, culturali e generazionali, trasformandosi in un patrimonio collettivo dell’umanità. La sua forza sta nella semplicità apparente, nella capacità di evocare un desiderio universale: quello di elevarsi, di sognare, di sentirsi liberi. E forse è proprio questo il segreto del suo successo: Volare non è solo una canzone, ma un’esperienza emotiva, un’immagine poetica che appartiene a tutti. Un inno alla fantasia, alla leggerezza, alla possibilità di guardare il mondo dall’alto, anche solo per un istante.