IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La svolta pericolosa dell’Occidente

Bandiera americana

Bandiera americana

di Paolo Protopapa

“Un Corollario Trump della dottrina di Monroe”, così dice esplicitamente il documento di strategia nazionale della sicurezza della Casa Bianca di venerdì 5 dicembre 2025. L’America di Trump ci regala ogni giorno una sorpresa, si dirà, ma è proprio questa caratteristica quotidiana a stupire ed inquietare l’opinione pubblica di mezzo mondo. Forse addirittura dei tre quarti del mondo – dal Venezuela al Messico, dal Canada alla Danimarca e oltre – se allo spazio globale aggiungiamo la stessa patria del presidente eletto, gli Stati Uniti, per il secondo mandato presidenziale. Perché anche qui il magnate immobiliarista dalla coriacea postura speculativo-finanziaria che si fa donare aerei super lussuosi dagli emiri arabi, si agita e agita gli animi devastando, come mai era accaduto, l’Ordinamento costituzionale della più antica democrazia della storia.

La grazia agli assalitori di Capitol Hill segna, infatti, già ‘in limine’ al suo esordio, tutta la terribilità di un comportamento politicamente, giuridicamente, eticamente indecente. Ai suoi tempi, un po’ più seri, ancorché diffusamente reazionari, Friedrick Hegel, nei suoi ‘Lineamenti di filosofia del diritto’ berlinesi di oltre due secoli fa, avrebbe sicuramente individuato in Trump il prototipo genialmente schizzato nella figura dell’insolente per eccellenza. Ossia colui che, privo di ogni elementare dignità universalistica di atteggiamento, in quanto irretito nella domestica particolarità familistica, consuma il proprio tempo nel coartare il prossimo, disconoscendone l’essenziale libertà.

Le insolenze trumpiane, che ormai giornalmente subiamo, e che fanno il paio con il terrorismo bellico putiniano, stanno marcando i nostri tempi come i più pericolosi e turbolenti dal secondo dopoguerra. Si capisce ‘ictu oculi’ non solo che si va disegnando un nuovo ordine internazionale con il ritorno alle ‘sfere di influenza’ delle grandi potenze aggressive imperiali, ma che l’artefice principale di tale scelta regressiva e autocratica è il capo della maggiore democrazia mondiale. Inoltre, per una coincidenza cronologica singolare, è in atto l’avvicinamento, diplomatico e di inedita cooperazione economica, tra la Russia, paese notoriamente dispotico e illiberale, e l’India, considerata la maggiore democrazia extra occidentale.

Ora, se con uno sforzo immaginativo accostiamo la formula roosveltiana della novecentesca “autodeterminazione dei popoli” alla riedizione della Dottrina di Monroe, tocchiamo con mano l’enorme ribaltamento della politica americana. Più precisamente constatiamo la distanza abissale che si consuma nel processo bisecolare a partire dagli anni Venti dell’Ottocento con la teorizzazione imperialistica del presidente James Monroe. E, una volta attraversato il ‘900, epoca questa dell’emancipazione democratica universalistica dei popoli, riapprodare al neo-imperialismo attuale di Trump. Non è, d’altra parte, casuale che il nostro serafico e irresponsabile Donald Trump avverta oggi di sentirsi ispirato proprio da James Monroe, contro la cui formula invereconda “L’America agli americani”, ricordo la nostra indignata reazione di studenti comunisti libertari di mezzo secolo fa.

Oggi appare nettamente compiuto il tradimento dei valori democratici alla base della Costituzione americana e Trump finge cinicamente di essere preoccupato per il “destino di civiltà” dell’Europa, con la cui alleanza l’Occidente e gli Stati Uniti d’America hanno costituito per quasi un secolo il fulcro della politica estera delle nazioni democratiche liberali. Era davvero ineluttabile – ci chiediamo – che ciò avvenisse, come con falso sussiego sostengono tante anime belle, riparandosi dietro l’alibi di un presunto realismo politico? L’Europa e i fondamenti ideologici e culturali dell’Occidente meritano, a causa della loro insipienza politica, una tale consunzione morale e culturale? E, al netto di indubbie contraddizioni, sarà l’imperio della forza e della sopraffazione, nella logica delle superpotenze che dominano sulle rinate e succubi ‘sfere di influenza’, a sostituirsi al progetto di popoli liberi, auto-determinati, democratici ed eguali?

Guai a cedere – sentiamo di ribadire – su questo terreno dopo la lotta e la vittoria nazionale e partigiana contro il totalitarismo nazi-fascista e le democrature a sovranità limitata dei Paesi autoritari. Può darsi che Trump e Putin stiano assecondando, in questa fase di disordine internazionale, la subornazione dei popoli al ‘Kràtos’ belluino dei Leviatani di turno. In questo compito criminale essi sono favoriti dalle contraddizioni di un’Europa inane, da troppo tempo adagiata nella condizione di minorità politica; una costellazione di Stati snervata, divisa e priva di dignità etica. Pensiamo che chi non vuole, non può e non sa difendersi, potendolo fare, non abbia dignità politica, né legittimazione morale.

Il pre-suicidio (o già suicidio) dell’Europa, alla quale viene sottratto dal trumpismo il retaggio istituzionale americano dei valori dell’Occidente, è reso possibile da una viltà diffusa nell’Europa stessa.
Specchio evidente e difficilmente contestabile è la tragedia ucraina. Solo partendo da qui, dalla speranza frustrata di un’Ucraina consegnata alla giustizia riparativa del diritto internazionale, è palpabile il disonore dell’Occidente. Niente più dello spettacolo di un popolo aggredito che resiste strenuamente e non trova solidarietà, incide lo scandalo della morte politica di altri popoli liberi e democratici, ma incapaci di essere popoli veri sino in fondo.


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