La Tipografia del Commercio riapre: Lecce ritrova il suo archivio della festa
24 agosto — La città ritrova il suo cuore antico tra carta, inchiostro e memoria
Nel giorno in cui Lecce si veste di luminarie e la musica delle bande comincia a risuonare tra le strade, c’è un luogo che si riaccende con la stessa intensità della festa: la Tipografia del Commercio. Non è un museo, non è un negozio, non è una bottega come le altre. È un frammento di storia che ogni 24 agosto torna a vivere, aprendo le sue porte per mostrare ai cittadini i giganteschi manifesti di Sant’Oronzo, opere monumentali che hanno accompagnato la città per un secolo. Entrare oggi in via dei Perroni significa attraversare una soglia temporale: si passa dalla Lecce contemporanea alla Lecce dei primi decenni del Novecento, quando la stampa era un’arte e ogni manifesto era un atto di devozione civile.
I fogli esposti sono enormi, vibranti, scolpiti da caratteri mobili che raccontano epoche diverse: gli anni Trenta con le loro linee severe, gli anni Cinquanta con i colori più audaci, gli anni Settanta con le grafiche che strizzano l’occhio alla modernità. Ogni manifesto è un pezzo di identità collettiva, un documento che ha annunciato processioni, concerti, fuochi d’artificio, momenti di comunità. Vederli oggi, uno accanto all’altro, è come sfogliare un album di famiglia: la famiglia è Lecce.
Ma la storia della Tipografia del Commercio non è fatta solo di carta. È fatta di persone. E tra queste, una spicca con forza: Alberto Buttazzo. Ultimo erede di una tradizione tipografica che ha attraversato generazioni, Alberto non è stato soltanto un artigiano. È stato un custode, un visionario, un difensore della memoria. Quando l’attività commerciale ha chiuso, avrebbe potuto archiviare tutto, lasciare che il tempo consumasse macchine e caratteri. Invece ha scelto la strada più difficile e più nobile: trasformare la tipografia in un centro di aggregazione culturale.
Ha salvato ogni cassetto di caratteri, ogni macchina a pedale, ogni manifesto ingiallito. Ha aperto lo spazio a studiosi, artisti, associazioni, curiosi. Ha fatto della tipografia una bomboniera della cultura leccese, un luogo piccolo ma prezioso, dove la città può ritrovare la propria storia senza filtri, senza retorica, senza musealizzazioni fredde. Un luogo vivo, autentico, che profuma ancora di inchiostro e di pietra.
Oggi, mentre Lecce celebra i suoi Patroni, la Tipografia del Commercio torna a essere ciò che è sempre stata: un cuore pulsante. Un punto di incontro tra passato e presente. Un luogo dove la festa non si vede solo nelle strade, ma anche sulla carta. E in quella carta, stampata con mani sapienti e con un amore che non si è mai spento, c’è tutta Lecce: la Lecce che ricorda, la Lecce che celebra, la Lecce che continua a riconoscersi in quei manifesti che, anno dopo anno, hanno annunciato la bellezza di sentirsi comunità.
Pompeo Maritati




