IL PENSIERO MEDITERRANEO

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La Triste Passione: una lirica di Giovanni Teresi

La triste Passione

La triste Passione

di Giovanni Teresi

“La triste passione”

Lungo il sentiero di sassi
s’udiva un brusio di voci …
Nascosti tra gli ulivi,
coperti dall’ombra della sera,
stavano increduli uomini
a sentir le urla,
i sibili delle fruste.
Passava spossato
un esile corpo
triste nello sguardo,
era umile …
il capo coronato di spine,
delle ferite sul dorso,
sui ginocchi
grondavano sangue.
In salita pesava la croce
di legno d’abete trainata
tra le pietre.
Gli ulivi immoti erano
all’aria pesante.
La sorgente vicina
timida piangeva …
Non cinguettavano
i passeri tra i rami,
tutto era immoto
sotto il plumbeo cielo.
Improvviso si levò un tuono
a segnare il tremendo
lungo martirio …
una lacrima solcò
lo scarno volto.

“La triste passione” di Giovanni Teresi è una lirica che rievoca, con tono grave e profondamente evocativo, uno dei momenti più drammatici della tradizione cristiana: il cammino di Cristo verso il Golgota. L’autore non descrive l’evento in modo narrativo, ma lo fa vivere attraverso un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica, in cui ogni elemento naturale partecipa al dolore.

Il paesaggio è il primo protagonista: un sentiero di sassi, ulivi immobili, una sorgente che “piange”, un cielo plumbeo. Tutto è immerso in un silenzio irreale, rotto solo dai sibili delle fruste e dalle urla che gli uomini, nascosti nell’ombra, ascoltano increduli. La natura non è sfondo, ma eco del martirio.

Al centro della scena appare la figura di Cristo: un corpo esile, spossato, umile nello sguardo, segnato da ferite che grondano sangue. La croce d’abete pesa sulle spalle, trascinata tra le pietre, mentre il capo coronato di spine diventa simbolo di una sofferenza non solo fisica, ma cosmica. Teresi non indulge nel patetico: la sua è una rappresentazione essenziale, quasi scultorea, che lascia parlare i dettagli.

Il silenzio degli uccelli, l’immobilità degli ulivi, la sorgente che piange, il tuono improvviso: ogni immagine contribuisce a costruire un clima di sospensione sacra. Il mondo sembra trattenere il respiro davanti al mistero del dolore. L’ultimo gesto – una lacrima che solca il volto – è il punto più alto della lirica: un segno di umanità che rende il sacrificio ancora più vicino, più reale, più universale.

Con un linguaggio semplice ma potentemente simbolico, Teresi riesce a trasformare un episodio noto in un’esperienza emotiva intensa, in cui la sofferenza diventa rivelazione e la natura si fa testimone muta del martirio. La lirica si colloca così nella tradizione della poesia religiosa che non descrive, ma fa sentire; non spiega, ma invita a contemplare.


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