IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

La verità lo rese folle

La tragica storia del dottor Semmelweis

di Anna Maria Nuzzo

dottor Semmelweis

Nel 1840 il dottor Ignàc Semmelweis, un ungherese di Buda (l’odierna Budapest) si trasferì a Vienna, dove divenne assistente del dottor Johann Klein, direttore della clinica ostetrica dell’Ospedale Generale.

In quel periodo circa il trenta per cento delle partorienti moriva di febbre puerperale, una malattia di cui non si conosceva la causa. Semmelweis, dopo una lunga osservazione, dedusse che non era il caldo, il freddo, la luna o le emozioni a portare alla morte queste donne, ma erano gli stessi dottori che dopo aver eseguito le autopsie sui cadaveri delle madri morte, con gli stessi strumenti e con le stesse mani non lavate intervenivano sulle donne che stavano partorendo. Semmelweis si accorse che il normale lavaggio delle mani con acqua e sapone era insufficiente ad eliminare le particelle infettanti. In questo modo infatti suddette particelle entravano nel sistema vascolare delle donne, provocando un processo di decomposizione.

Sicuro delle proprie intuizioni, il dottor Semmelweis aveva predisposto che tutti gli operatori, prima di entrare in contatto con le puerpere, effettuassero il lavaggio delle mani con una soluzione di cloruro di calce. Il giovane dottore aveva fatto una scoperta sconvolgente per la medicina del tempo, tanto da essere definito dai posteri il primo nel campo dello studio dei microrganismi. Gli ottimi risultati ottenuti avevano ridotto la mortalità tra l’uno e il due per cento.

Ma venne allontanato dalla comunità scientifica e medica, screditato e isolato dai colleghi e infine espulso dall’ospedale: il primario dottor Klein riteneva quelle pratiche igieniche offensive per il suo onore. Fece ritorno nella sua Ungheria, ma la depressione iniziava a farsi strada nel suo animo. Iniziò a lavorare sul suo libro “L’eziologia della febbre puerperale”, che venne pubblicato nel 1858 e successivamente tradotto in tedesco e in altre lingue. Ma tutto ciò lo portò alla follia. Venne rinchiuso in un Istituto per malati mentali a Vienna, dove morì nel 1867. Solo dopo la sua morte è stata riconosciuta la sua genialità, diventando il “Salvatore delle madri”.

“La sua opera è eterna” afferma il medico e scrittore Louis Ferdinand Celine, che nel 1924 dedicò la sua tesi di laurea al medico ungherese.

Gli sono stati dedicati diversi film come quello di Fred ZimmermanChe le madri vivano”.