IL PENSIERO MEDITERRANEO

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LA VITA È RICERCA E CAPIRE, NON APPRENDIMENTO PASSIVO

LA VITA È RICERCA E CAPIRE, NON APPRENDIMENTO PASSIVO

di Eliano Bellanova

Presumere che apprendere sia comprendere consuma il dramma atavico degli italiani. Essi sono portati per ”tradizione storica” a quella cultura libresca, imparaticcia, scolastica e, nella migliore ipotesi, accademica, che è stata ed è il dramma di intere generazioni.
È tutto questo che ha costruito una sorta di ”ottusità culturale”, che non è certamente positiva.
Milioni e milioni di persone sono state influenzate dal clima opprimente dell’apprendimento passivo e…retrogrado.
Si è insegnato con il metodo del periodo fascista e ci si è portato in saccoccia il fardello della Riforma Gentile. Certo, era valida cento anni fa e faceva riferimento a trecento anni prima. Ne deriva un ”Medioevo Culturale” del quale non ci siamo liberati.
Se altre culture insegnano e indicano l’imprescindibile necessità, quale ”bene cogente”, dell’apprendimento e della comprensione – è perché hanno capito e interpretato meglio l’evoluzione dei tempi.
Se gli italiani hanno accolto con ”sollievo” internet, il ”copia-incolla” e l’Intelligenza Artificiale, è perché erano stanchi di ”imparare inutilmente”. È stato perciò conseguenziale ai meno emancipati mettere in dileggio e quasi prendere a caricatura il mondo dell’istruzione (che non è cultura ma soltanto ”presupposto” per la cultura). Se non è la rivincita degli ignoranti, manca poco che sia tale.
Basta il pressappochismo di chi accusa lettura e scrittura di essere soggetti ridicoli per capire che qualcosa non abbia funzionato a dovere.
Intanto prendiamo atto che si legge male, si scrive male, si apprende e non si comprende, si cerca ma non si ricerca. Se rifiutiamo ex abrupto queste ”cose”, ci precluderemo il cammino per trasformare in un soggetto migliore la società.
I giovani sono dislettici, ”dislalici” e disgrafici. Gli studenti normali hanno acquisito le caratteristiche e i difetti dei soggetti dei corsi di sostegno.
Dal lato matematico risulta un cervello in stand-by. Addizioni, moltiplicazioni, sottrazioni e divisioni sono soggetti sconosciuti. Operazioni complesse… ancor più.
Eppure nessun soggetto si reca al Ministero competente in materia per dire ”qui qualcosa non funziona”.
Questi dati incontrovertibili ricordano ciò che succedeva in periodo fascista nel settore militare. Mancavano i quadri degli Ufficiali inferiori. Sottotenenti, Tenenti e Capitani furono ”inventati” da Benito Mussolini dalla mattina alla sera. Spinto dall’impellente necessità bellica e militare, trasformò in Ufficiali i maestri elementari, verso la cui categoria aveva un debole derivante da una specie di politica di corpo e di appartenenza. Se non si trattasse di solidarietà, ci mancava poco.
Gli alleati germanici avevano militari formati nei quadri appositi. Il Maresciallo Von Rundstedt e poi anche Rommel citavano ironicamente il grado di capacità militare degli Ufficiali Inferiori italiani. Anzi a volte coinvolgevano nell’ironia, divenuta sarcasmo, anche gli Ufficiali Superiori, tant’è che avevano soprannominato il Generale Ettore Bastico di stanza in Libia, ”Bombastico”, perché per ”spaventare” gli Inglesi faceva far fuoco, incurante della carenza e del risparmio di munizioni. Per questo era pietoso il modo in cui venivano avviati all’attacco i reparti italiani.
Se ne accorse Cavallero. Lo fece presente al Duce, ma inutilmente. Infatti costui aveva fiducia negli alleati tedeschi in possesso di grande preparazione militare. È certo che non si potesse fare la guerra per procura o delega. Eppure il capo del Fascismo ci credette…
Per tornare all’argomento cultura, vorrei semplificare con un dato di fatto. Nella mia esperienza di Editore constato il degrado di scrittori e aspiranti tali. Ora si affidano all’Intelligenza Artificiale. La quale è utilissima come entità collaborativa. Nel mentre non lo è affatto, se ci si affidi esclusivamente ai suoi ”postulati commerciali”.
Il risultato concreto e preoccupante è costituito dalla profonda non conoscenza della lingua e dalla carenza di idee e argomenti. Si tenta spesso di ovviare all’inconveniente, ricorrendo al Dizionario per sciorinare parole complicate, di ardua comprensione, ”difficili”.
Lo notiamo in prosa e soprattutto in poesia. Nella poesia, poi, gli italiani sono ancorati (e vittime) della metrica, per cui rispettano i parametri metrici, ignorando che la poesia sia sentimento, profondità di pensiero, intensità.
Si scrivono poesie come se si svolgesse il compitino scolastico. Così pure si scrivono articoli giornalistici per imbrattare le pagine dei giornali, che sono perciò prive di reali argomenti e pregni di cronaca presa in prestito dalle apposite Agenzie di stampa.
Del resto il potere impone cronaca e non inchiesta e approfondimento di tematiche sociali e politiche e anche culturali in senso lato.
Si ”impasticcia” un cronista dalla mattina alla sera. Le croniste ”trucco-stucco” passano più tempo dall’estetista che a formulare un articolo, con l’assioma del ”copia-incolla”, fonte di salvezza.
Conclusione. I problemi sono a monte. Tanti scrivono, ma pochi sanno farlo. E tuttavia la presunzione di saperlo fare rischia di essere un’arma letale. Se la gente legge cretinerie sul computer o nei telefonini, lo fa per ”divertirsi”, per passare il tempo, per fingere di sapere e capire.
In questo quadro poco edificante una nota interessante con valore personale: leggo con attenzione Famiglia Cristiana e utilizzo l’enigmistica. Uso e non abuso di Internet. Non attribuisco importanza alle superficialità e penso sempre che capire e approfondire sia molto più importante che apprendere senza comprensione.
Tuttavia non dimentichiamo il monito di Dante ”non fia scienza senza lo ritener avere inteso”… e neppure chi sostenne ”conoscere è ricordare”. Sono cardini su cui si salda anche il capire, altrimenti dovremmo considerare il pensatore che affermò: ”Il fatto che tutti sappiano leggere: ecco ciò che, a lungo andare, rovina non solo lo scrivere, ma anche il pensare”. È F. W. Nietzsche che, ammalato di ”superite” rovinò innanzitutto il suo pensiero influenzando tante generazioni che lo intesero e soprattutto… lo fraintesero.

Eliano Bellanova – 22 agosto 2026

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