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L’Arte di Valentina Schito a tò Kalòn: un Progetto di rinascita tra forme simboliche del Potere e potere dell’Arte

EVENTO A TO KALON 14 MARZO

di Anna Stomeo

Riprendono a tò Kalòn gli incontri d’Arte, che tante suggestioni e riflessioni hanno suscitato negli scorsi anni.

Sabato 14 Marzo 2026, alle ore 18.30, a Martano (Lecce), in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, incontriamo Valentina Schito, giovane artista di talento e di rara sensibilità, autrice di un progetto visivo all’incrocio tra arte, storia e pensiero critico, ricco di significati e richiami al mondo di oggi e al contesto artistico, culturale e politico contemporaneo.

Approcciare il mondo dell’Arte attraverso la narrazione del/della singolo/a Artista, chiamato/a ad esporre il proprio percorso/progetto, in un contesto di ascolto e di attenzione collettiva, è sempre stato uno degli obiettivi più ambiziosi di tò Kalòn, che, nel suo piccolo spazio, insegue, senza posa, anche nell’arte, il tempo della conoscenza … Di qui le tante occasioni cercate e mancate, le tante occasioni perdute nel frastuono del dire, dell’arte, il dicibile, il già detto e il non detto …

Questa volta però l’occasione è davvero nuova, unica e coinvolgente: una giovane Artista, Valentina Schito, propone il suo Progetto di Arte come «modo di rivivere e non dimenticare la storia del presente».

Un percorso artistico che si materializza in tre opere (Altarino da viaggio, Senza titolo 1, Senza titolo 2) in dialogo tra loro e con l’Artista, per raffigurare e interpretare il presente attraverso la memoria storica. Un farsi arte del presente per rappresentare le forme simboliche dominanti chiamando a testimone la Storia, un modo per prendere coscienza del Male che l’attraversa e criticare l’ideologia che la esprime, attraverso materiali eterogenei, oggetti quotidiani trasformati in segni carichi di significati simbolici, tra memoria e identità.

Il Progetto di Valentina Schito nasce da un intreccio di sollecitazioni artistiche, sociali, etiche e politiche, in un momento particolarmente critico, come è stato quello della pandemia del 2020. L’Artista, allora appena ventenne, avverte la necessità di guardare oltre la praticabilità del tempo e dello spazio, ristretti dalle regole, che la società impone e si impone, per assegnare all’arte un ruolo di narrazione del presente e di memoria storica.
Fare Arte della Storia, cioè assumere il presente come occasione di scoperta e di trascendimento, oltre le immagini apparenti, per coglierne l’essenza, coincide col fare Storia dell’Arte, cioè con il vivere la visione artistica in un contesto storico, sociale, economico e antropologico che testimoni eticamente e politicamente la condizione umana e le incertezze del presente.
L’Arte come strumento di salvezza, come via d’uscita dal tunnel della simulazione infinita e come tensione all’umano, come ethos del trascendimento.
L’umanesimo, come sfondo teoretico ed etico del fare arte, è alla base del Progetto di questa giovane Artista, il cui percorso, fin qui, risulta estremamente articolato e ricco di importanti e significativi riferimenti culturali.

Valentina Schito, infatti, dopo la maturità conseguita presso il Liceo Artistico di Lecce, emigra a Milano dove frequenta con successo l’Accademia di Belle Arti di Brera, conseguendo la Laurea triennale in Pittura nel 2022 e la Laurea specialistica, con menzione d’onore di merito, nel 2024, entrambe con il massimo dei voti e la lode. Un percorso lineare e profondo, come attestano gli argomenti delle due tesi di laurea, la prima ispirata alla storica opera concettuale “IO CI PARTO” (1968) dell’artista Fabio Mauri (1926-2009), uno dei massimi esponenti dell’Avanguardia italiana del secondo dopoguerra, sul tema della partenza; la seconda attenta ad indagare i processi si simbolizzazione e reiterazione nell’arte.

Un’esperienza artistica di relazione e intersoggettività, quella che Valentina Schito ha realizzato in appena otto anni, dal 2018 ad oggi, non solo con Mostre personali e collettive e partecipazioni a workshop, ma anche con un lavoro di coordinazione, promozione e allestimento di mostre, curatele, consulenze per artisti giovani e per la Casa Museo e l’Archivio d’artista di Giancarlo Moscara. Poi nel 2025 la personale “Il Tempo delle Forme” nel Salento antico di Acaya, dove risuonano gli echi ancestrali di un passato esigente e carico di simboli.

Infine, nel 2026, Valentina Schito risulta vincitrice del Dottorato di Ricerca Cultural Heritage and Creativity- XLI Ciclo 2025/26, presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce: un nuovo riconoscimento e un nuovo percorso di maturazione e di ricerca.

La vita artistica di Valentina Schito, alimentata da un padre, Luigi Schito, a sua volta artista, che l’ha seguita nei primi passi, si concentra sui luoghi e gli spazi vissuti e da vivere e ai quali ritornare, gli spazi della terra d’origine come luoghi del ricordo e del futuro, in cui costruire le proprie ipotesi, libere da condizionamenti estrinseci. Valentina avverte il richiamo del Sud a cui sente di appartenere totalmente (madre sarda e padre salentino), ma dal Sud non parte e non torna, se non con il pegno e l’impegno di delineare nuove Forme con cui “restare”, nel tempo che le abita l’anima.

E proprio “Il Tempo delle Forme” è il titolo che Valentina ha dato alla splendida Mostra nelle scuderie del Castello di Acaja nell’estate del 2025, con cui si è presentata ai conterranei salentini, celebrando il suo ritorno da Brera, e dove io l’ho conosciuta, scoprendola testimone consapevole e limpida di un fare artistico che sa dirsi e narrarsi. Un’esplosione di pensieri e di oggetti preziosi, inseguiti e narrati uno per uno, resi “praticabili” e comprensibili attraverso l’esaltazione della forma.

Il Progetto che Valentina Schito presenterà agli amici di tò Kalòn, parte da una sorta di esplorazione simbiotica condotta in prima persona nell’opera di Fabio Mauri, celebre per l’impronta critica e filosofica che lega l’oggetto artistico al linguaggio e all’ideologia, nonché suo mentore intellettuale, studiato e approfondito a Brera, con il quale Valentina si è confrontata e si confronta quotidianamente e … in eterno, in una partita sempre aperta.

Nell’opera di Mauri si cela infatti “l’anima dell’Arte”, in qualche modo la sua “metafisica”, giacché si svela in essa il doppio enigma dell’Arte come “rappresentazione” e come “praticabilità”: l’arte non rappresenta la realtà, ma rappresenta la Forma, che ne svela l’essenza e la rende “praticabile” (comprensibile). «L’enigma dell’arte racchiude in sé quello del mondo, però lo rende formalmente praticabile» dice Mauri, aprendo l’essenza dell’arte alla “praticabilità”.

Esattamente da questo assunto prende le mosse il Progetto artistico di Valentina Schito, sia in termini linguistici che oggettuali, per accentuare e approfondire il discorso di Mauri, portandolo alle soglie della propria contemporaneità di artista del primo quarto del XXI secolo.

Alla base una tensione etica, un “ethos del trascendimento della vita”, come avrebbe detto l’antropologo Ernesto de Martino, che dà senso all’esistenza e che fa coincidere l’esserci nella storia con l’essere nell’arte, salvaguardando la “presenza”, come coscienza vigile del presente.

“Fare arte della storia e fare della storia arte” (F. Mauri) per definire percorsi di senso alternativi al contenimento delle aspirazioni e alla gestione del consenso da parte della politica autoritaria e divisiva.

La giovane artista esplora le forme simboliche del Potere, così come si manifestano attraverso l’arte, ma rivendica anche all’Arte un potere di scardinamento e di decostruzione su di esse. Un potere intuito, ma non compreso, tutto da chiarire, eppure pienamente vissuto e subito nell’ossimoro di quella “intimità collettiva”, che abita il contemporaneo. Schito individua la difficile coerenza della forma, che si fa simulacro e si nega come oggetto, giacché, con Jean Baudrillard, il simulacro non è menzogna o nascondimento, ma rivelazione del nulla, in cui si consolida la riproducibilità della merce, nell’eterno presente della società dei consumi, come a suo tempo Fabio Mauri aveva prefigurato. Anche il passaggio, con Walter Benjamin, dalla religione al capitalismo come forma di culto, offusca ogni possibilità di salvezza e assegna all’arte il compito di guardare oltre l’ideologia dell’oggetto rendendolo formalmente praticabile.

Un universo artistico che si alimenta di realtà e di storia, quello che Valentina Schito va costruendo ogni giorno nel proprio percorso e nel proprio Progetto. La sua originalità coincide con la complessità dei territori attraversati e con la profondità dell’intuizione, che rende l’enigma del mondo “formalmente praticabile”.

Una rivoluzione silenziosa ed eclatante, che si compie nell’anima e nell’opera di una giovane artista, tra profondità del pensiero e visibilità della forma, per un autentico Progetto di rinascita.

Un invito rivolto a tutti gli Amici di tò Kalòn, in particolare agli Artisti, per una serata davvero unica, un’occasione di conoscenza e di riflessione oltre il già detto, per aprire connessioni nel presente e visioni nel futuro. Non mancate.

Anna Stomeo


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