IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“L’arte e il linguaggio dell’inconscio. Il rapporto tra Arte e creatività dal punto di vista di osservazione psicoanalitico”

Giovanni Teresi con Carla Parlato, musicista

Giovanni Teresi con Carla Parlato, musicista

di Giovanni Teresi

È un rapporto che va al cuore della nostra psiche, all’interno della parte più profonda e per molti versi oscura attorno a cui ruota l’animo umano. Una relazione che rappresenta un percorso nell’inconscio: sogni, visioni, simboli, suggestioni, illusioni, immaginario artistico e rottura dell’ordine simbolico. Da quando Freud dedicò una parte rilevante dei suoi scritti alla creatività, ai temi dell’illusione estetica e del simbolismo, allo studio analitico di opere e autori, il dialogo tra arte e psicoanalisi è continuato ininterrotto. Ad esempio, in “Il poeta e la fantasia” Freud si addentra nel regno del paradosso, del gioco e della finzione stabilendo una serie di connessioni tra i sogni diurni, l’esperienza ludica infantile e l’immaginario adulto impegnato nel processo creativo.

L’artista esprime nelle sue opere i più profondi”sfoghi dell’anima” e in tal modo li comunica al suo pubblico. Questo genere di sentimenti si presume comune a tutta la natura umana; di qui la loro efficacia. La psicoanalisi è lo studio delle parti inconsce della mente, cioè dei suoi strati più profondi, di cui siamo del tutto ignari, e sappiamo come i grandi artisti abbiano costantemente descritto il loro impulso creativo come se sgorgasse irresistibilmente dalle profondità sconosciute della mente, dalle profondità inesplorate della personalità stessa, da ciò che noi definiamo inconscio.

Ciò  che l’artista cerca veramente di fare in modo del tutto inconscio è di convertire il più possibile in termini estetici qualsiasi emozione o desiderio  li tocchi profondamente. Jones per spiegare questo illustra quello che “è stato definito il piacere preliminare”; infatti suggerisce l’ipotesi che il sentimento estetico non sia altro che una variante del “piacere preliminare”. La psicoanalisi con questo termine intende un’esperienza che, intrinsecamente piacevole, ha la particolare funzione di stimolare il bisogno per un ulteriore piacere di natura più completa, il piacere finale, nel quale si raggiunge la soddisfazione ultima del bisogno o del desiderio.

Indagine del rapporto tra arte e psicoanalisi

Il legame che unisce il rapporto tra arte e psicoanalisi è riconducibile a un periodo storico collocato tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, strettamente correlato agli studi freudiani riguardanti la psicoanalisi. Freud stesso mantiene un interesse costante nei confronti dell’arte.

L’indagine riguardante il rapporto tra arte e psicoanalisi deve escludere le ricadute nella psicoanalisi applicata, poiché essa ha dei l imiti: prima di tutto la sua prospettiva, con un punto di vista interno alla psicoanalisi che non tiene conto delle esigenze dell’arte; in secondo luogo, la psicoanalisi inizialmente “utilizzava” l’arte non per spiegarne significati intrinsechi,bensì come mezzo per confermare le proprie ipotesi clinico-teoriche e dimostrare quindi, per esempio, che il complesso edipico o  l a sessualità infantile fossero presenti anche nelle opere di grandi scrittori, come nei miti e nelle religioni. Ciò che rende solidale il rapporto tra psicoanalisi, arte e letteratura è la vocazione naturale psicologica degli artisti e dei poeti “scopritori

dell’inconscio”. Lo sviluppo della psicanalisi in ambito artistico ha permesso di comprendere come l’azione combinata di alcuni fattori porti un individuo a scegliere la pittura, piuttosto che la danza o la letteratura, ma non ci sono metodi efficaci per studiare le origini del dono di natura o del talento. Tuttavia, lo studio dell’io progredisce nello sviluppo non solo in relazione ai conflitti tipici, ma tenendo conto anche delle capacità e delle funzioni dell’io che riescono a svincolarsi dalle contraddizioni del conflitto e diventano autonome, ed è questa capacità che permette il successo o l’insuccesso, secondo studi clinici, ciò è se l’attività in se stessa è diventata autonoma (in dipendente dal conflitto di origine) da quello stesso punto di partenza per quella particolare inclinazione.

L’arte come sublimazione

Alan Badiou  sviluppò tre schemi riguardo al rapporto tra arte e filosofia e arte e pensiero: il primo di questi si basa sull’idea platonica dell’arte come apparente verità, ma infondata, sulla quale la filosofia avrebbe dovuto agire come educatrice; il secondo, detto “romantico”, al contrario ritiene l’arte come unica capace di compiere un percorso verso la verità che la filosofia si limita invece solo ad avvicinare, in questo caso l’arte educa autenticamente alla verità; il terzo schema, detto “classico”, si sviluppa a partire dal pensiero aristotelico per cui l’arte è terapeutica, tratta le affezioni dell’anima e ha una funzione catartica delle passioni e del piacere

estetico, ed è proprio su quest’ultimo schema che la psicoanalisi può esprimersi.

ARTE E INCONSCIO

Arte e sogno

C’è una correlazione tra l’espressione artistica e il mondo dei sogni particolarmente marcata nella corrente del surrealismo, della quale Freud divenne inconsapevolmente un profeta. A Freud, infatti, si ispira il Manifesto del Surrealismo, datato 1924, di André Breton, ammiratore e sostenitore delle tesi freudiane contenute nell’Interpretazione dei sogni, il quale concluse che questi aspetti latenti dell’inconscio manifestati attraverso vari modi, tra cui il sogno, dovessero

avere un ruolo fondamentale anche nella produzione artistica.

Ciò che accomuna Freud e il movimento surrealista è comunque la considerazione del sonno come valore di paradigma, mentre la differenza sta nel senso che viene attribuito al sonno stesso:

Per Breton e gli altri autori del Manifesto del surrealismo (1924) il sogno e i suoi

equivalenti permettevano di tessere legami tra momenti lontani nel tempo, tra diversi

registri sensoriali, tra differenti scene e teatri interiori […].

Parallelismo tra il reale e la fantasia

“Qualsiasi sapere su riguardo un’opera d’arte o sull’artista, non sarà mai in grado di farci diventare poeti, di farci diventare artisti. Il sapere sull’arte e sulla poesia non è in grado di produrre un poeta”. (M. Recalcati)

L’arte, il gioco e il sogno sono tutte elaborazioni e espressioni delle fantasie

inconsce, ma c’è una differenza che viene evidenziata da Hannah Segal:

“Né il sogno, né la fantasticheria, né il gioco implicano il lavoro, sia inconscio che conscio, che l’arte esige. L’artista ha bisogno di una capacità molto particolare per

affrontare e trovare espressione per i conflitti più profondi, per tradurre il sogno in realtà. Inoltre, l’artista realizza una riparazione duratura sia nella realtà che nella fantasia. L’opera d’arte è un dono duraturo per il mondo, un dono che sopravvive all’artista.”

Il processo di creazione artistica si compone di due fasi che possono essere distinte o

combinate insieme, l’ispirazione e l’elaborazione: l’ispirazione è caratterizzata dalla sensazione dell’essere trascinati o rapiti da un agente esterno che agisce per la creazione; l’elaborazione è una fase nella quale prevale l’esperienza di “un’organizzazione deliberata e l’intento di risolvere un problema”31 caratterizzata da concentrazione e dedizione. (E.Kris, Accostamento all’arte)

In secondo luogo Kris affronta la relazione di somiglianza tra il meccanismo del sogno e il funzionamento dell’immaginazione creativa.

Gli studi psicoanalitici hanno dimostrato quanto sia fondamentale per l’artista la presenza di un pubblico o perlomeno l’idea che possa esserci, non solo per la funzione di giudice, ma anche per immedesimarsi, in una fase successiva  all’ispirazione, nel pubblico stesso e contemplare “il frutto

del suo impulso creativo, lo vede dal di fuori e come suo primo pubblico partecipa a ‘ciò che la voce ha detto.

ARTE E PSICOSI

 Migliaia di pazienti psichiatrici nei manicomi e nelle cliniche in Europa e Stati Uniti hanno dimostrato una propensione alla creazione artistica come atto concreto della loro sensazione di angoscia data dal disturbo mentale o a causa della frustrazione dell’internamento, utilizzando diversi materiali come il legno, la mollica di pane, fogli di carta o cartone di qualsiasi genere. L’impulso creativo compare nel paziente in momenti della sua malattia non prestabiliti o prevedibili, non compare inoltre una correlazione nello specifico che giustifichi l’impulso alla creazione e le caratteristiche della persona, anzi il bisogno creativo può presentarsi in pazienti nei quali l’utilizzo della scrittura e del linguaggio sono preservati, oppure in situazioni di profonde problematiche legate alla deteriorazione della comunicazione verbale o scritta, motivo per cui l’arte può per essi diventare un mezzo di espressione avente lo stesso valore della parola

Le peculiarità dell’arte contemporanea e dell’arte schizofrenica riportate da Prinzhorn si basano su temi comuni, ossia “da una parte la rinuncia a comprendere con semplicità il mondo, con conseguente annullamento delle apparenze esteriori alle quali tutta l’arte occidentale è stata finora legata; dall’altra, un deciso ritorno all’io in senso forte.

Karl Jaspers, nell’opera genio e follia, analizza lo svilupparsi di episodi psicotici in Vincent Van Gogh, attraverso le lettere che egli scrive nel corso della vita. Per esempio, relativamente all’utilizzo del colore, Van Gogh apprende gran parte della tecnica durante il suo soggiorno a Parigi in seguito ad un approccio  all’impressionismo e soprattutto al puntinismo e al metodo della pennellata veloce che garantiscono un effetto cromatico apparentemente unitario. Nonostante ‘ inclinazione verso la corrente artistica prevalente al quale fa riferimento, Van Gogh rifiuta una totale adesione scientifica della tecnica e personalizza le pennellate aumentando di intensità del colore proporzionalmente all’intensità delle sue emozioni.

In un senso generale, l’arte è un’attività estetica con l’obiettivo di stimolare ragionamento, pensiero e riflessione, ed ha la capacità di essere oggetto di svariate funzioni. Per il fruitore, l’arte è una chiave di lettura che lo porta ad avvicinarsi all’artista. Per l’artista si tratta di uno strumento di liberazione, sia nei confronti del mondo esterno perché crea la condizione ideale per evaderne psicologicamente, sia nei confronti di se stesso poiché egli si pone nella condizione di poter essere libero di esternare ciò che l’inconscio gli “suggerisce”, in una forma che è socialmente accettata.

Il ruolo della psicoanalisi in ambito artistico è ed è stato quello di ricondurre il simbolismo dell’opera d’arte, e ciò che concerne l’inconscio dell’artista e del fruitore, a teorie sviluppate inizialmente da Freud.

L’affinità che sussiste in tale relazione si basa su un reciproco aiuto alla costruzione di un sistema, nel quale inserire parametri di lettura per un fenomeno culturale come l’arte, da sempre presente nelle sue molteplici forme di espressione che variano dalla pittura alla scultura, dalla danza al teatro o a forme meno tangibili come la narrazione, la poesia, o la musica.

Nel contesto della malattia psichica si è potuto constatare quanto la produzione dell’opera l’arte sia rivelatrice di stati d’animo, paure, emozioni e sentimenti che in alcuni casi sono difficilmente riscontrabili attraverso l’ascolto della sola parola. L’arte funge da mezzo di comunicazione che sostituisce il linguaggio con il simbolismo, la particolarità della condizione psicotica è che nel complesso le opere mutano simultaneamente all’evolversi della malattia psicologica dell’individuo, ed è possibile ricondurre questi cambiamenti ad uno stato allucinatorio e/o a pensieri deliranti che si riversano sull’opera, rendendola spesso poco comprensibile a causa della natura confusa dell’impulso che spinge alla creazione.

L’arte-terapia può essere un tentativo utile per il recupero dalla condizione di dipendenza, perché favorisce un lavoro mirato alla consapevolezza di sé. Nello specifico è molto rilevante l’importanza dell’autoritratto per una lettura del paziente.


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