IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“Lasciatemi essere una donna: la voce di Maria Angela Zecca nella Giornata Internazionale della Donna”

Mariangela Zecca

Mariangela Zecca

Nella Giornata Internazionale della Donna, la nostra rivista riconosce nel componimento di Maria Angela Zecca una voce capace di interpretare con autenticità e profondità il senso più vero di questa ricorrenza. La sua lirica non si limita a evocare il tema della condizione femminile, ma lo attraversa con lucidità, coraggio e consapevolezza, restituendo dignità a un’esperienza spesso fraintesa o ridotta a stereotipo. In queste parole vediamo riflessa l’importanza di una giornata che non è celebrazione formale, ma memoria, denuncia e impegno.

Lasciatemi essere una donna

Non voglio essere
una prostituta,
una mantenuta,
la vostra Madonna:
lasciatemi essere una donna.

E non chiamatemi madre,
figlia,
moglie (o puttana?):
voglio essere un’eguale,
partecipare
della progenie umana.

Lasciate che anch’io
possa inciampare, cadere,
fallire
e non per questo, poi,
dover morire.

Voi mi oltraggiate:
mi guardate
con avidità e desiderio,
come fossi una preda.
Lasciate che anch’io amore chieda.

E non coprite i miei seni
e il mio corpo di vergogna:
voglio essere una donna che sogna!

Dal mio volto avete cancellato
la mia storia e il mio passato.
Non ho cuore, occhi, né mente,
sono un animale obbediente.

La vostra morale ha immolato
sull’altare dell’ipocrisia
questa vita
che, nonostante tutto,
è ancora mia!

Mi resta solo un’anima
che, libera,
corre lungo strade,
paesi ed ogni lido
e con questa io grido:
“Lasciatemi essere una donna!”

Maria Angela Zecca


La lirica di Maria Angela Zecca si presenta come un atto di resistenza identitaria, un rifiuto netto delle maschere che la società impone alle donne e un’affermazione della propria umanità nella sua interezza. Il testo si apre con una triplice negazione che smonta tre archetipi opposti ma ugualmente oppressivi: la prostituta, la mantenuta, la Madonna. Sono figure che rappresentano non la donna reale, ma la donna immaginata dallo sguardo maschile, ridotta a funzione, simbolo o oggetto. La poetessa le respinge tutte per reclamare un’esistenza che non sia definita da ruoli, ma da una soggettività piena.

La stessa logica ritorna nella seconda serie di etichette – madre, figlia, moglie, puttana – che mostrano come la donna venga costantemente collocata in una relazione di dipendenza o servizio. La richiesta di essere “un’eguale” è il cuore della poesia: non un ruolo, ma una persona, non un simbolo, ma un essere umano che partecipa alla “progenie umana” senza gerarchie.

La rivendicazione del diritto a inciampare, cadere e fallire introduce un tema cruciale: la vulnerabilità come diritto. La società pretende dalla donna una perfezione morale e comportamentale che non concede agli uomini; la poetessa denuncia questa asimmetria e afferma che l’errore non deve essere una condanna. È un gesto di liberazione che restituisce alla donna la possibilità di essere imperfetta senza essere punita.

Il grido finale, “Lasciatemi essere una donna”, non è una supplica ma una dichiarazione di esistenza, un atto di resistenza che trasforma la sofferenza in parola e la parola in libertà.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*

Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. |Newspheredi AF themes.