IL PENSIERO MEDITERRANEO

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L’Azienda va a… Scuola

Scuola

Il cliente ha sempre ragione. Questo l’antico assioma del mondo commerciale. Perché il cliente consente la quotidiana apertura della saracinesca, a volte la stessa sopravvivenza dell’azienda, piccola o grande che sia. Quindi normalmente accontentato, riverito, rispettato, spesso sopportato…però sempre e comunque “agognato”.

E per non solleticare il disturbo di genere dirò: il cliente uguale alla cliente.

Ma volendoci dilungare in siffatto mondo non si può prescindere dai meccanismi che lo governano. Quelli che spaziano

dall’approvvigionamento della mercanzia, passando poi alla esposizione, fino alla promozione stessa rivolta alla clientela.

E a questo punto, proprio in tema di spinta alla vendita, cade qui acconcio soffermarsi sul significato delle parole. Quali? Eccole: Pubblicità e Promozione. Infatti c’è una grande differenza nella realtà, perché i messaggi che derivano da entrambe sono destinati a colpire la clientela in modo totalmente diverso. Senza addentrarci nello specifico campo, ovvero senza stare a scomodare neuroni a specchio, mondo immaginario e sfera dell’inconscio soffermiamoci in modo semplice sugli effetti che quelle branche del marketing producono.

La Pubblicità spinge un prodotto sui consumatori. La Promozione spinge i consumatori su un prodotto.

Esempio di pubblicità. Il sapone Universo deterge, è anallergico e profuma per 24ore. Dunque è informazione destinata a suscitare

curiosità, interesse e probabile “tentazione” all’acquisto.

Esempio di promozione. Se prendete tre saponette Universo ne pagate due. Qui c’è la clientela che si fionda sul prodotto “affrettandosi” a sfruttare l’occasione.

Ora tutti questi meccanismi hanno deciso di andare a scuola. Si potrebbe pensare per un arricchimento di nozioni, di metodo, di cultura generale. Niente affatto. Tali meccanismi sono entrati a gamba tesa nella scuola piegandone addirittura la stessa missione formativa. La scuola è diventata Azienda. Ma non solo nei disbrighi burocratici, anche nelle aule. Ossia fra i banchi e dietro le cattedre. Certamente Dante, l’Antartide, il Teorema di Pitagora, Giotto sono sempre presenti come figuranti; tuttavia la premura di ogni dirigente scolastico è rivolta ad un comportamento più prossimo ad un quadro aziendale, che deve ben governare le entrate e le uscite contabili. A dare una mano a questa metamorfosi è stata la tecnologia, con le sue peculiarità gestionali di interattività. Ovvero con il coinvolgimento in tempo reale del sistema scuola-famiglia, non sempre sincronizzato sulla crescita formativa degli allievi, ma piuttosto concentrato sul loro avanzamento liscio e agevolato nel percorso scolastico.

Ed ecco affacciarsi all’orizzonte dalle finestre della scuola, diventata azienda, tutte quelle forme del marketing più esplicito. Cartellonistica pubblicitaria, spot in TV, video sui social che mirano ad accaparrarsi iscrizioni illustrando percorsi allettanti di studio, proponendo protagonismi di status, addirittura ventilando facilità di inserimento nel mondo del lavoro. Le batterie degli “Open Day” sono ormai la moda che fa tendenza. Gli istituti scolastici aprono le porte, con ingresso libero, ai visitatori per farsi conoscere al meglio e per fornire luccicanti informazioni e suadenti inviti. Insomma dalla cartellonistica agli “open day” tutto è coordinato in salsa promozione. Ovviamente la concomitanza di tanta programmazione fra scuole diverse genera un vero e proprio clima di “concorrenza commerciale”, rendendo lo studente un vero e proprio cliente. Perché se è vero che tutta questa informazione diffusa dovrebbe indirizzare le caratteristiche e le predisposizioni personali degli studenti, accade che la scelta diventa subordinata alla suggestione dei messaggi “confezionati” ad hoc e, per emulazione, destinati a trascinare intere comitive.

Questo è quanto accade in esterni alla scuola-azienda. Poi gli studenti-clienti una volta entrati in “organico”, da quel momento la dirigenza -per non depauperare quell’organico- deve monitorare ogni singolo elemento: nella didattica, nei comportamenti, nel rendimento. Proprio come si fa in ambito commerciale con la clientela. Quindi ai docenti, pur nella giusta considerazione, viene richiesta duttilità e malleabilità; comprensione e benevolenza vengono consigliate; pazienza e spesso sopportazione vengono sommessamente suggerite anche con la mimica. Non bisogna incoraggiare il rigore nelle valutazioni finali. Meglio un po’ di manica larga, così son contenti soprattutto i genitori, ai quali interessa molto di più la promozione che non la solida formazione.

Ed allora questi poveri “futuri cittadini”, nella scuola-azienda, imparano con l’esempio ogni facilitazione nel loro cammino di crescita: facilitati nello studio, facilitati nella disciplina, facilitati nei sacrifici. Ovviamente parliamo di una percentuale soverchiante, perché fortunatamente, azienda o non azienda, esistono ancora studenti meritevoli, impegnati e capaci. Per la grande massa, purtroppo, si tratta di giovani che possono anche non impegnarsi, non studiare, essere pigri o addirittura strafottenti. Tanto per la legge della “manica larga” verranno comunque promossi, in quanto clienti. Perché il cliente ha sempre ragione.


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