IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

“LE AVANGUARDIE SPAGNOLE” E FEDERICO GARCIA LORCA NELLA PRODUZIONE LETTERARIA DEL PROF. GABRIELE MORELLI

Le avanguardie spagnole

di Maurizio Nocera

L’ultimo libro pubblicato da Gabriele Morelli s’intitola Le avanguardie spagnole. Letteratura, arti visive, cinema, musica (Carocci Editore, Collana “Frecce”, prima edizione: ottobre 2024, pp. 300). Per chi non conoscesse il prof. Gabriele Morelli, nell’aletta di quarta di copertina c’è scritto: «è stato professore ordinario di Lingua e Letteratura spagnola all’Università degli Studi di Bergamo ed è autore di manuali di letteratura spagnola e di numerosi libri e monografie sui poeti della Generazione del ’27. Per i suoi meriti ha ricevuto, nel 2022, dal re Felipe VI il prestigioso Premio Ñ dell’Istituto Cervantes». Invece nell’aletta pubblicata in seconda di copertina vi si legge: «Il libro presenta i movimenti dell’avanguardia spagnola, gli autori, i manifesti, le riviste, i luoghi di incontro – le tertulias letterarie – e fa conoscere la Scuola spagnola di Parigi formata dagli artisti iberici vissuti nella capitale francese. Barcellona è la prima città ad aprirsi alle estetiche moderne, come documentano le mostre organizzate dalle Galeries Dalmau e il celebre ritrovo culturale Els Quatre Gats, frequentato dal giovane Picasso. Segue Madrid, in cui si distingue la Residencia de Estudiantes, una Oxford internazionale dove vivono Lorca, Dalì e Buñuel. Tre geni, un poeta, un pittore e un regista cinematografico, che dialogano e si influenzano reciprocamente. Nel processo di interazione delle diverse discipline – del quale fa parte anche l’impressionismo musicale del maestro Manuel de Falla – la scrittura è al contempo disegno, collage, graffito e materiale iconografico. Il pittore è poeta e, viceversa, come insegna l’opera di Lorca, Alberti e Moreno Villa. Il volume si chiude con Picasso scrittore, parla delle sue idee estetiche, presenta la grande tela Guernica, di cui offre una nuova lettura e ricorda la prima esposizione italiana, avvenuta a Milano nel 1953, grazie all’intervento del pittore Attilio Rossi».

Da queste prime battute si evince l’importanza di questo nuovo saggio di Morelli ed è sufficiente scorrere l’indice, che lo leggo solo per capitoli: «1. Ramon Gómez de la Serna, precursore dell’avanguardia spagnola; 2. L’ultraismo; 3. La poesia-pittura e la musica; 4. Il creazionismo; 5. L’avanguardia negli anni Venti; 6. Il cinema nell’avanguardia spagnola; 7. Femminismo e cosmopolitismo a Madrid; 8. La Scuola spagnola di Parigi; 9. Cubisti e nuovi artisti d’avanguardia; 10. Verso il surrealismo e il postismo; 11. Pablo Picasso».

Il rigore letterario-scientifico del prof. Gabriele Morelli lo si evince leggendo la sua bella Introduzione, dove scrive che «Questo libro si distingue non solo per la presenza e la specificità di artisti e poeti, ma in quanto il discorso critico, che indaga sulla nascita dei movimenti d’avanguardia affermatisi agli inizi degli anni Venti in Spagna (a partire da Barcellona, che inaugura la prima mostra di cubismo), ha come fine prioritario lo studio del processo di interazione avvenuto tra scrittori e artisti, cioè fra testo letterario e testo figurativo, quest’ultimo composto da variegati materiali di natura plastica: calligrammi, disegni, xilografie, graffiti, ritratti, manifesti, foto d’archivio, ecc. […] A coronamento del nostro tentativo di far conoscere la simbiosi avvenuta nelle avanguardie artistiche spagnole nelle diverse discipline […] il volume accoglie e mostra una ricca serie di calligrammi, xilografie, disegni, ritratti, cadavre exquis e ancora foto di importanti mostre, riproduzioni di sculture e pentagrammi, che attestano l’importante processo di interazione e sintesi avvenuto fra il testo letterario e l’opera artistica, a partire dall’illustrazione della copertina che riproduce il quadro del noto pittore José Luis Gutiérrez Solana: la sala della nota tertulia del Pombo, gremita di scrittori e artisti con al centro, in piedi, la figura di Ramóm Gómez de la Serna, il grande protagonista delle avanguardie spagnole» (v. p. 10 e 15).

Ovviamente ho fatto una prima lettura del libro e subito mi è balzata alla mente l’enorme fatica che il prof. Morelli ha impiegato per cucire la trama del testo. Egli ha scritto un saggio che chi, un domani, vorrà sapere un qualcosa sulle avanguardie spagnole, non potrà rivolgersi a questo libro. Morelli ci ha messo dentro tutto lo scibile possibile e immaginabile sui movimenti letterari e artistici spagnoli del Novecento con un finale veramente straordinario su Guernica di Pablo Picasso. Tutto originale e tanto inedito.

Scrivevo che, dopo aver fatto una veloce lettura del libro, sono corso subito a ciò che mi interessava più da vicino. Il 19 agosto 2025 ricorre l’89° anniversario dell’assassinio (fucilazione) per mano franchista-fascista del poeta Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Granada, 19 agosto 1936). Tale ricorrenza quest’anno verrà celebrata dalla Compagnia Mura di flamenco andaluso, che ha previsto un incontro per la consegna della Quinta Targa Garcia Lorca. L’amicizia secondo Garcia Lorca e Tito Schipa iberico, al quale incontro parteciperà con un suo intervento proprio il prof. Gabriele Morelli sulle tematiche del suo libro già citato Le avanguardie spagnole.  

E vado subito al dunque: alle pagine 69-79, ancora una volta Morelli affronta il tema che, nella sua vita di ordinario accademico, mai ha abbandonato, Federico García Lorca. E lo fa qui svelando alcune note del poeta relative al disegno e al suo rapporto amicale con gli artisti. Scrive: «anche García Lorca, poeta, drammaturgo e grande interprete della tradizione musicale andalusa, è autore di un interessante produzione di disegni che annullano il diaframma esistente tra le diverse arti suggellando l’adesione ai principi liberatori adottati dalle nuove avanguardie./ In Lorca l’arte del disegno è documentata dal 1925 e fa parte di un’esperienza che più che rompere le barriere fra le diverse arti le assimila e avvicina attraverso profondi legami di senso e stile» (p. 69).

Ma Morelli è noto anche per la sua originalissima biografia del grande Granadino che, a parere mio, è quella più esaustiva. Si intitola García Lorca (Salerno Editrice, Roma 2016, pp. 318). Dedica questo suo saggio ad alcuni familiari del poeta, che egli ha conosciuto in Spagna e che gli sono stati da supporto alla conoscenza di parti essenziali della vita di Lorca. Ecco l’esergo: «Alla memoria di Isabel García Lorca e Manuel Fernández-Montesinos García nel ricordo di Federico».

Questo meraviglioso libro di Gabriele ebbi modo di presentarlo a Lecce il 10 dicembre 2017, sempre in ambito degli eventi organizzati dalla Compagnia Mura di flamenco andaluso, diretta dal Maestro Massimo Mura. Nella biografia morelliana di Lorca, per chi voglia conoscere la vita tragica del poeta, c’è quello che in altri libri è impossibile trovare. Nella premessa (Alla ricerca di Federico) Morelli esterna pubblicamente tutto il suo amore per il poeta, con un pathos che, ricordo nella prima lettura che feci, mi commosse molto e che, ancora oggi, quando ritorno su quelle pagine il cuore mi trema, soprattutto quando il professore descrive la morte di Lorca che, non bisogna mai dimenticare, fu, in assoluto, la prima fucilazione franco-fascista-nazista di un poeta in Europa.

Scrive Morelli che per Lorca «Il timore della morte cessa solo quando assiste alla messa della domenica nella chiesa del villaggio e ascolta attento la musica dell’organo che accompagna i sacri canti del coro. Allora, il volto teso e assente, Federico è come in estasi. Appare disteso, sereno: “Non aveva più paura della morte – commenta Ana Maria – poiché intravedeva lo splendore della vita che nasceva» (pp. 124-125).

E poi l’ultimo drammatico capitolo (X – L’ultimo viaggio) che Morelli scrive con un pathos difficile da raccontare. Ne riporto alcuni passi: «Lorca fu ucciso su ordine del governatore del Governo Civile di Granada […] cioè fu vittima della repressione franchista che operò con ferocia nella città dopo il pronunciamento militare. Sulla base delle testimonianze raccolte dai più importanti biografi e studiosi di Lorca (in ordine cronologico: Gerald Brenan, Claude Couffon, Agustin Penón, Ian Gibson, José Luis Villa-San-Juan, Molina Fajardo, Miguel Caballero Pérez, ecc.) e, tenendo conto della più recente documentazione lasciata da Juan Ramírez de Lucia, il giovane amante di Lorca, ripercorriamo gli ultimi giorni del poeta. […] Il 6 agosto [1936] un manipolo armato di falangisti […] si presenta nella Huerta di San Vicente e perquisisce la casa senza alcun risultato. Il giorno dopo un altro gruppo di soldati entra nella tenuta chiedendo di Alfredo Rodríguez Orgaz, amico di Lorca, architetto al servizio presso il Comune di Granada, di cui era sindaco Manuel Fernández-Montesinos, cognato del poeta. Dopo il pronunciamento militare, temendo per la sua vita, l’architetto, simpatizzante socialista, aveva trovato un primo nascondiglio nella sua casa, poi in quella più sicura del rettore dell’Università di Granada, Salvator Vila, fucilato poco dopo per le sue idee liberali; infine, temendo di aiutarlo, organizzando una fuga attraverso i valichi della Sierra Nevada vicino alla zona repubblicana; fuga a cui avrebbe dovuto unirsi anche Federico che, però, rifiuta il passaggio, spaventato dai pericoli della sortita clandestina. Rodríguez Orgaz, all’arrivo dei soldati, è nascosto dietro una siepe della Huerta de San Vicente e attende il calare della notte per riparare nelle fila del Fronte popolare. [… Si narra di alcune aggressioni dei soldati e, soprattutto, dell’accanimento nei confronti di un povero custode, che “legano ad un albero e cominciano a frustarlo”] Lorca, che ha osservato la scena, interviene protesta, ma è subito aggredito, picchiato e gettato a terra. […] Prima di abbandonare la casa, i militari intimano a Federico di considerarsi agli arresti domiciliari. [… Temendo il peggio] Lorca chiama l’amico poeta Luis Rosales, appartenente alla più importante famiglia falangista [che si prodiga per nasconderlo inutilmente] Il 15 agosto altri soldati entrano nella Huerta […] con l’ordine di arrestare il poeta [… Intanto] nella casa dei Rosales il poeta trascorre il periodo che va dal 9 al 16 agosto, data  del suo arresto e trasferimento nella casa del Governo Civile di Granada. […] La sera del 16 agosto un nutrito manipolo di militari sbarra i due ingressi di via Angulo, mentre altri uomini armati si appostano sui tetti delle case vicine per impedire ogni possibile fuga. […] All’intimazione di consegnare il poeta, l’anziana Doña Esperanza [Rosales] reagisce indignata: nessuno esce dalla sua casa, una casa falangista, senza la presenza dei suoi figli. [… Federico viene arrestato] Nel lasciare l’edificio Federico era terrorizzato, tremava e piangeva. […] È la notte del 16 agosto, Lorca è rinchiuso nella casa del Governo Civile, dove un conoscente, Joaquin López-Mateos Matres, di guardia dell’edificio, vede Federico e trasmette a Molina Fajardo la sua immagine triste e dolorosa: “Mi impressionò vederlo seduto su una sedia, solo, assorto e preoccupato, ora dopo ora, con la mano sulla guancia e la testa bassa. Mi avvicinai a lui e gli chiesi ‘Federico, vuole acqua e qualcosa di fresco’. E con la mano, senza parlare disse di no. Restò lì la sera e parte della notte» (pp. 262-269).

Ma vediamo il momento clou di questa tragedia lorchiana. Scrive Morelli: «A Viznar, il piccolo villaggio aperto verso la vega, a circa dieci chilometri a nord di Granada, si ergeva il vecchio edificio chiamato La Colonia, […] trasformato in carcere militare per ospitare i condannati prima dell’esecuzione. […] Lorca trascorre le ultime ore rinchiuso al pianterreno della Colonia: in alto alloggiavano i soldati e la Guardia de Asalto e, al primo piano i prigionieri costretti a scavare le fosse. […] Quella notte a guardia dei prigionieri c’è il giovane soldato José Jover Tripaldi, fervente cattolico, mosso da carità cristiana, era solito chiedere ai prigionieri in prossimità dell’esecuzione se volessero confessarsi con il parroco del paese, oppure lasciare una lettera o un messaggio ai familiari. […] Secondo la versione di Tripaldi dettata a Penón, sono le cinque meno un quarto del mattino quando arrivano le guardie che gridano ai prigionieri di alzarsi. Nel rendersi conto che arrivata la fine, Federico chiede il prete, ma Don José ha già lasciato la casa. Il poeta allora si rivolge al giovane carceriere: è confuso e preoccupato, teme la condanna eterna. Tripaldi, facendo appello alla misericordia di Dio e alla generosità della religione cattolica, suggerisce di dire l’atto di dolore, che però Lorca ha dimenticato. A questo punto José inizia a recitare la preghiera mentre Federico, a testa bassa, piangendo, ripete lentamente le parole. Alla fine i due si fanno il segno della croce e si abbracciano. Poco dopo, il poeta, il maestro elementare  Dióscoro Gonzáles, privo di una gamba, i banderilleros granadini di fede anarchica Joaquin Arcolla Cabezas e Francisco Galadì-Melgar, circondati dalla scorta armata della Escuela Negra, escono dalla Colonia dove sulla porta attende una macchina che subito parte in direzione di Alcafar. Presiede il picchetto di esecuzione Rafael Martínez Fajardo, guida il gruppo Manuel Martínez Bueso che conosce la zona; capo del plotone, composto di otto uomini, è il sergente della Guardia de Asalto, Mariano Alenjo Moreno. Il convoglio prende il cammino della Fuente Grande, l’antica Ainadamar o Fontana delle lacrime che versa le sue acque fresche e limpide.

La macchina percorre un sentiero di alcuni chilometri. Poi si ferma. I prigionieri devono scendere e continuare a piedi finché non giungono vicino a un vecchio ulivo, accanto alla Fuente Grande, dove con i fucili puntati vengono spinti a forza sul pendio di un fossato e lì brutalmente uccisi. Davanti l’orizzonte della vega oscillava lievemente nel primo chiarore del mattino» (pp. 274-275).

Grande Lorca, poeta sublime, e grande Morelli che ha saputo interpretarlo al meglio.    

Dedica a Maurizio Nocera

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