LE FIGURE FEMMINILI NELLA RESISTENZA. ADESSO LE BRACI ARDONO SUI CORPI DI BAMBINE ORAMAI ANGELI?

Serena Raggi sulle colline di Firenze con NATA NELL'ARTE FIORENTINA DA UN SOGNO DI PACE
Il Giornalissimo,
scrivere nel 1975
sul sogno di libertà
nella Seconda Guerra Mondiale.
Può accadere che la libertà
venga tolta ad una persona,
ai cittadini, ad un popolo……
Occorre combattere, soffrire,
sacrificarsi per riconquistarla!
Paura dei Tedeschi
Sfollamenti
Bombardamenti
Ed ecco la mia frase in mezzo
a quelle di tutti i ragazzi
e le ragazze.
Le sensazioni travalicano
ogni barriera temporale,
ritorno
la bambina di allora
impressionata e colpita
dai racconti familiari.
“Un giorno i tedeschi andarono in casa
della nonna perché avevano saputo
che aveva delle figlie giovani.
Lei, impaurita, gli disse che non c’era
nessuno, mentre le aveva nascoste
dentro l’armadio.”
(Serena)
E quella bambina
certamente ripensava
a quei vocaboli
che in poche parole
gridavano a ciò
che poteva succedere
o era successo.
Tedeschi = invasori
Nonna = casa
Figlie = difesa
Giovani = bellezza
Impaurita = costretta ad agire
Nessuno = piccolo Ulisse
Nascoste = sfuggite
Armadio = rifugio
Ognuna
avrebbe percorso
un terremoto esistenziale,
richiamate,
cercate,
sospirate,
comprese dal mio animo
sensibile all’infinito,
volute imprimerle allora
in una scelta preposta,
a fianco del mondo femminile
capace di sopravvenire
a qualunque situazione,
in una promessa
fatta da bambina:
“Avrei ovunque lottato
per la propria dignità
di donna! “
(Tratto dall’opera letteraria
autobiografica)
“Nata nell’arte fiorentina
da un sogno di pace”
Adesso il mondo si ripete
nei suoi oscuri venti di guerra,
bimbe con i loro sogni infranti,
arsi in polvere di cenere grigia,
corpi d’una mera infanzia falciata
sotto le braci della malvagità,
odio cupo che semina
odio riacceso,
vite spezzate che generano
altre vite spente d’amore,
dune di detriti dilaniati da bombe
che annientano case vissute,
fame nera, volto scheletrico
che perfora di uno sguardo assente
stomaci vuoti di cibo perduto.
Prima che giungesse la Guerra
banchi occupati d’apprendimento,
prima che giungesse il frastuono
libri con la scia del sapere,
prima che il sole si offuscasse
sedie infervorate di gioia,
prima che la pioggia divenisse fuoco,
lavagne bagnate di colorate idee,
prima che il carbone tingesse registri
appelli di nomi speranzosi,
prima che la vita si volatizzasse
ingressi della scuola rumorosi.
Ora il matello buio della morte
tra i corpi nel silenzio mesto,
ora le grida dei parenti addolorati
tra i dintorni atterriti,
ora le coscienze ferite si elevano
incredule della realtà,
ora tace il cuore dei potenti
che errano di smarrimento,
verso il futuro.
Centosessantacinque studentesse
mentre un mondo ingiusto,
le teneva apparentemente protette
nella scuola Shajareh Tayyebeh
di Minab in Iran,
assassinate per l’ennesimo errore,
in un lago di sangue.
Angeli nel cielo,
dall’eterno sorriso,
volati via troppo presto.
“La pace comincia
con un sorriso”
(Madre Teresa di Calcutta)