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Le grandi indagini dei Carabinieri nel libro di Paola Puglisi

Presentazione di Cronache dell’arte rapita

Il 15 ottobre 2026, alle 17:30, il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri a Roma ospita la presentazione di Cronache dell’arte rapita. Con l’autrice interverranno il generale Pasquale Muggeo e il professor Pietro Petraroia.

Le strade invisibili dell’arte trafugata

La locandina dell’evento

Prima di tornare in un museo, un’opera rubata attraversa spesso un’altra geografia: scavi clandestini, nascondigli, passaggi di mano, frontiere. La sua storia può essere cancellata, alterata, ricostruita artificialmente per renderla commerciabile. Ritrovarla significa allora seguire indizi dispersi, riconoscere un dettaglio, mettere in relazione documenti e testimonianze.

È lungo queste tracce che si muove Cronache dell’arte rapita, il libro di Paola Puglisi pubblicato da Castelvecchi.

Ad accompagnare il lettore sono anche le testimonianze dei luogotenenti dei Carabinieri Roberto Lai e Salvatore Morando. Le loro esperienze aprono uno sguardo sul lavoro della Tutela del Patrimonio Culturale e su decenni di indagini, sequestri e recuperi, nei quali alla conoscenza delle opere si affianca la capacità di ricostruire i percorsi, spesso tortuosi, del traffico illecito.

Quattro storie, quattro forme della tutela

La Triade Capitolina, l’Arciere sulcitano, il cratere di Eufronio e la Natività di Caravaggio appartengono a vicende molto diverse, accomunate però dalla sottrazione di un bene al luogo e alla comunità cui era legato.

Accostarle consente di comprendere quanto possano cambiare le strade della tutela. Talvolta occorre recuperare fisicamente un reperto; altre volte ricostruirne la provenienza, seguire le tracce di un’esportazione illecita, affrontare una restituzione internazionale. E poi esistono casi nei quali il lavoro investigativo continua per anni attorno a un’assenza che rimane aperta.

La Triade Capitolina, recuperata nell’ambito dell’operazione Giunone, racconta bene l’intreccio tra scoperta archeologica, commercio clandestino e investigazione. Il gruppo scultoreo diventa così il simbolo di un patrimonio che rischia di scomparire prima ancora di essere conosciuto, sottratto al terreno e al proprio contesto archeologico per essere trasformato in merce.

L’Arciere sulcitano e il significato del ritorno

Diversa è la storia dell’Arciere sulcitano, tornato da Cleveland a Sant’Antioco. Qui il recupero assume una dimensione fortemente territoriale.

Le ridotte dimensioni di un bronzetto possono ingannare, perché il suo valore storico e simbolico supera di molto quello materiale. Nell’Arciere si condensano il legame con la cultura nuragica, la memoria della Sardegna antica e il rapporto fra un oggetto e il luogo dal quale proviene.

Riportarlo a casa significa dunque restituire visibilità a quel legame, ricollocando il reperto entro la storia che gli appartiene.

Eufronio e Caravaggio, tra restituzione e assenza

Il cratere di Eufronio conduce invece alle grandi vicende del traffico archeologico internazionale e al delicato problema della provenienza delle opere entrate, nel corso del tempo, nelle collezioni museali.

Il caso della Natività di Caravaggio conserva tutt’altro peso, quello di un’assenza che continua a interrogare investigatori, studiosi e opinione pubblica.

La sua vicenda ricorda che il lavoro di tutela conosce anche tempi lunghissimi e che una ricerca può proseguire quando le tracce si fanno fragili, discontinue, difficili da verificare. Il patrimonio perduto continua così a esistere anche attraverso la memoria della sua mancanza.

Dietro un recupero, il lavoro invisibile dell’indagine

Nel racconto di Puglisi, le voci dei due investigatori permettono di avvicinarsi soprattutto a ciò che precede la notizia di un ritrovamento.

Dietro la fotografia di un’opera finalmente restituita si accumulano verifiche, confronti, documenti, attese, collaborazioni tra competenze differenti. Occorre capire dove sia finito un oggetto, ma anche ricostruire i passaggi attraverso i quali ha perduto la propria identità, la provenienza e talvolta perfino una parte della propria storia.

È proprio questo lavoro paziente a ricucire il rapporto fra l’opera e il contesto dal quale era stata separata.

Da un vaso nel salotto a una domanda sul patrimonio

L’origine del libro nasce, curiosamente, dentro una casa.

Un vaso etrusco, regalato alla famiglia dell’autrice negli anni Sessanta e conservato a lungo in un salotto romano, diventa a un certo punto qualcosa di diverso da un semplice oggetto familiare. La sua presenza suscita una domanda sulla provenienza e, insieme, sul destino di tanti beni passati nel corso dei decenni da un proprietario all’altro, spesso lontano dai luoghi d’origine.

Da quella domanda prende forma una riflessione più ampia sul patrimonio sottratto e sulla necessità di ricostruirne la storia.

Storica dell’arte e bibliotecaria, con un’esperienza professionale al Ministero della Cultura, Paola Puglisi intreccia così la propria vicenda personale con le testimonianze di chi ha operato direttamente sul campo.

Il risultato porta il lettore dentro un tema che riguarda la collettività molto più di quanto possa sembrare. Un reperto strappato al proprio contesto perde informazioni preziose; un’opera trafugata lascia un vuoto; una restituzione, al contrario, può riaprire possibilità di studio, conoscenza e memoria.

L’appuntamento al Museo Storico dell’Arma

La presentazione di Cronache dell’arte rapita si terrà giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 17:30, presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, in Piazza del Risorgimento 46, a Roma.

Insieme all’autrice interverranno il generale di divisione Pasquale Muggeo e il professor Pietro Petraroia.

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti, con prenotazione. Per gli accrediti occorre scrivere a museo.storico@carabinieri.it, indicando nome e cognome e facendo riferimento alla presentazione di Cronache dell’arte rapita del 15 ottobre.

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