Le poesie di Giuseppe De Dominicis (Capitano Black): un patrimonio ritrovato grazie al Cenacolo Amici di Giuseppe De Dominicis, nel 150° anniversario della nascita
di Pompeo Maritati
Il libro Le poesie di Giuseppe De Dominicis (Capitano Black) costituisce un momento di grande rilievo nella storia culturale del Salento. La raccolta, che riunisce le opere più significative del poeta di Cavallino, nasce dall’esigenza di dare organicità e dignità letteraria a un corpus che per decenni era rimasto affidato alla tradizione orale. De Dominicis, vissuto tra il 1869 e il 1905, fu un autore capace di trasformare il dialetto leccese in lingua poetica autonoma, esprimendo con forza, satira sociale, lirismo amoroso ed epica civile. La sua voce, conosciuta con lo pseudonimo di Capitano Black, ha rappresentato per il popolo salentino un punto di riferimento, un modo di riconoscersi e di raccontarsi attraverso la poesia.
L’iniziativa encomiabile è stata intrapresa dall’Associazione “Il Cenacolo Amici di Giuseppe De Dominicis”, presieduta dal Dott. Ludovico Malorgio, che ha voluto celebrare il poeta in occasione del 150° anniversario della sua nascita. Il Cenacolo ha ridato vita alla raccolta già pubblicata nel lontano 1926 a cura di Francesco D’Elia, contenente testi come Scrasce e gesurmini, Nfiernu, Canti de l’autra vita, Martiri de Otràntu e Spudhiculature, restituendo al pubblico un patrimonio che rischiava di disperdersi. Non si tratta soltanto di un’operazione editoriale, ma di un gesto culturale e civile: riaffermare il valore del dialetto come lingua letteraria e rendere accessibile a nuove generazioni la voce di un autore che appartiene alla memoria collettiva del Salento.
Il volume si configura dunque come un ponte tra oralità e memoria, tra tradizione popolare e riconoscimento accademico. Esso consente di cogliere la varietà della poetica di De Dominicis, dalla satira pungente alla celebrazione epica, dalla religiosità popolare alla delicatezza lirica, e di riconoscere la sua funzione di poeta della comunità. L’opera del Cenacolo, guidata da Ludovico Malorgio, ha reso possibile che la voce di Capitano Black tornasse a risuonare con forza e autenticità, riaffermando la dignità del dialetto e la centralità della poesia come strumento di identità collettiva, proprio nel segno di un anniversario che ha voluto trasformarsi in occasione di memoria e di rinascita culturale.
