IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Le scomode ragioni di Mattarella

di Paolo Protopapa

Stefano Bertoldi, portavoce della Flottiglia, è chiaro. Non si nasconde dietro l’ipocrisia della “missione umanitaria” della Flottiglia in navigazione alla volta di Gaza, ma parla di “missione politica”.

Politica significa tutto e niente. Anzitutto significa azione o progetto o ideale che attiene agli uomini ‘in societate positi’, ovvero la trattazione di un problema che riguarda un bene socialmente condiviso e tutelato. Dunque degno di essere affrontato poiché ‘ad civium utilitatem pertinet’, quindi finalizzato alla generale salvezza. Perciò siamo contro Nethanyau e la politica sanguinaria del suo governo. La politica, tuttavia, e altrettanto ovviamente, non è mai (e non lo è stata mai e non lo sarà mai) monolitica e mono o unidimensionale. Tranne nelle condizioni frequenti, ma non di normalità giuridica, della ragion di stato, ovvero ‘lo stato di necessità’ di cui parla Carl Schmith. Tant’è vero che, almeno dopo Tucidite, Machiavelli, Hobbes e, dai tempi di Weber, Rawls ecc. ecc., essa viene vissuta, studiata, compresa, capita e giudicata in maniera affatto pluralistica e variegata. Anche quando la semplificazione si rastrema e ossifica nelle emergenze epocali, difficilmente l’azzardo ideologico può essere risolutivo e ultimativo. Se così fosse ci troveremmo più di fronte ad una scorciatoia massimalistica che non ad una soluzione razionale condivisa e, finché possibile, di delibazione democratica dello Stato di diritto.

Perché, allora, creare alllarmismi unilaterali e non valutare punti di vista ragionevoli e plausibili? È democratico agitare vie miracolistiche di soluzione di fatti e situazioni gravissimi e non ragionare, invece, politicamente? Perché la parola politica, nel tempo difficile della modernità e della contemporaneità, cioè nelle condizioni della razionalità critica e autocritica, fa tutt’uno con il concetto e l’ethos di e della responsabilità.
I ministri possiamo, certo, assegnarli ad interessi di parte. Il Presidente della Repubblica no.
Non perché sia il galantuomo Mattarella, bensì perché nei momenti eccezionali, come questo terribilmente lo è, tali figure istituzionali di massimo vertice statuale non possono tacere. E, per principio effettuale di sovranità rappresentativa e collettiva, devono parlare con giusta ragione civile e meditata determinazione morale. Nessuna Flottiglia, quale che sia il gradiente di condivisione o di gradimento o di equilibrio ragionevole di fondo può ‘farsi giustizia da sé’, esponendo al rischio la vita altrui.

Non già per viltà o pusillanimità, bensì per elementare principio di buon senso e di misura proporzionale instaurabile tra fatto e azione, possibilità e rischio, congettura e conseguenze prevedibili. La politica – anche sotto la veste generosa e partecipe della visionarietà internazionale di massa o di qualificate élite rappresentative – non surroga la responsabilità d’azione. Sia sotto la necessità del realismo politico (che è fattore cogente della categoria politica per eccellenza), sia del diritto in quanto mitigazione degli eccessi facilmente derivabili in un contesto straordinario di guerra e di frizione altissima per violenze possibili. Mattarella ha molta ragione a non esitare. Guai se tacesse.


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